lunedì 17 settembre 2012

C'è una casetta nel bosco (parte prima)

Non c’è fiaba che non preveda un viaggio. Immediatamente il “c’era una volta” ci porta lontano, oltre il qui e l’adesso (e già questo è un viaggio); seguirà il “cammina, cammina” che ci accompagnerà per tutta la trama centrale, un viaggio che porterà al tanto atteso e conquistato “vissero felici e contenti”. Il protagonista della fiaba viaggia per mare (chi parte con un vascello, chi naufraga, chi vi è gettato); nelle viscere della terra; di regno in regno o di villaggio in villaggio, ma il luogo principe per un viaggio fiabesco è il bosco. 
Fondamentale per la scenografia della fiaba sono due luoghi simili nel loro essere entrambi oscuri e misteriosi: la nostra mente e il bosco. Immaginiamo piante che parlano e stendono i rami come delle braccia che catturano ma non abbracciano, il sottobosco ricco di funghi parlanti che nascondono vivaci folletti; sentiamo rumori inaspettati che ci fanno sobbalzare, e poi personaggi malefici, come streghe ed orchi o personaggi eterei, come fate o bambini ingenui ed innocenti come Biancaneve, La Bella addormentata nel bosco e Cappuccetto Rosso
Ombre che si muovono nel bosco e da cui il bambino, nel suo inconscio, si sente inseguito e minacciato. La propria ombra, che non riflette il vero aspetto del bambino, viene trasformata invece in tutto ciò di cui il bambino ha paura e, in generale, essendo la fiaba una creazione popolare, le paure dell’intera umanità. 
In questo bosco, luogo dominato da forze irrazionali e dalla forza della natura, vi si svolgono riti magici e, nelle culture più antiche, vi si svolgevano riti di iniziazione: Quando i bambini vengono portati nel bosco da qualcuno questo è sempre il padre o il fratello. La madre non può farlo perché il posto nel quale si svolge il rito è vietato alle donne. […] Dobbiamo immaginare che non sempre i bambini erano accompagnati fino al luogo sacro; talvolta venivano lasciati soli e dovevano trovare la capanna da sé. (Vladimir Propp). 
Già, la capanna, il luogo sacro di questo percorso iniziatico attraverso il bosco; se non ci fosse la capanna, non ci sarebbe iniziazione, l’ingresso nella vita adulta. La casetta delle fiabe immersa nel bosco, sembra essere quindi il residuo del luogo dove avvenivano i riti di iniziazione per gli uomini. 
Ma come sono queste casette? 
Biancaneve incontra la casetta dei 7 nani; all’apparenza non è adatta a lei, troppo alta “fuori misura” per quel luogo a misura di nano; inoltre la casetta è sporca e disordinata. Ma qui Biancaneve trova il modo di adattarsi, di crescere. La pulisce, la tiene in ordine, diventa il punto di riferimento della casa, i 7 nani fanno affidamento su di lei. In cambio, la casetta si trasforma nel luogo che le darà protezione, dove troverà la famiglia e l’amicizia fino a quando sarà il momento di staccarsene.
Hansel e Gretel incontrano nel bosco una casetta, solo apparentemente ospitale: la casetta di marzapane con i vetri di zucchero trasparente. Esternamente ricca e invitante con il cibo colorato e gustoso da cui è ricoperta ma dentro un vero antro pericoloso (se vogliamo, un prolungamento del bosco in senso negativo) abitata da una vecchia mangiatrice di bambini, quindi simile ad una belva feroce che vive in un bosco. Come dire che a volte la bestia feroce non vive in un bosco vero e proprio, dove sarebbe naturale pensare di imbattersi, ma in un “bosco” camuffato e ingannevole. Qui i due fratellini portano alla massima evoluzione il loro viaggio di crescita, rinchiusi, privati della libertà, riescono con l’astuzia a ribaltare la situazione e liberarsi dalla prigionia della casetta “dolce”. La strega mangia-bambini finirà nel forno, quel forno che scalda il cibo e sforna pane caldo può anche dare la morte a chi cerca di nutrirsi di carne innocente. 
Al ritorno a casa i fratellini ritrovano il padre che li accoglie con affetto, mentre la matrigna cattiva è morta: il male è stato sconfitto in tutte le sue sembianze. 
Una casetta che diventerà la dimora dei protagonisti la troviamo nella fiaba dei Fratelli Grimm I musicanti di Brema. Un asino, un gallo, un gatto e un cane (i musicanti) sfuggono dai loro padroni e si immergono in un bosco dove passare la notte, quando intravedono una luce di una finestra; all’interno dei loschi individui stanno seduti ad una tavola imbandita di cibo; i musicanti riescono spaventare i ladri che nella casa nel bosco avevano fino ad allora trovato rifugio, sicurezza e ricchezza, grazie al loro coro (il cane abbaiava, il gatto miagolava, l’asino ragliava e il gallo cantava). I musicanti s’impossessano della casa e, quando a notte fonda, i ladri cercano di rientrare vengono di nuovo spaventati, e come dirà uno dei ladri: “un orribile spirito che mi ha graffiato la faccia con le sue unghie lunghissime (il gatto, n.d.a); e poi, dietro la porta, c’era un uomo con un coltello che mi ha ferito alla gamba (il cane, n.d.a.) e nel cortile c’era un mostro nero che mi ha menato un gran legnata (l’asino, n.d.a); m soprattutto sul tetto c’era un giudice (il gallo, n.d.a.) che si è messo a gridare: <<Lo impiccherò! Lo impiccherò>>. Così sono scappato via.” La casa, che una volta accoglieva i ladri, viene così trasformata per accogliere quattro animali che sfuggivano alla morte promessa dai loro proprietari. 
Nel bosco di Cappuccetto Rosso ad un certo punto appare una casetta. Questa è una casetta che la bambina già conosce, è la casetta della nonna, non dovrebbe quindi riservare sorprese ma in realtà qualcosa di nuovo c’è: la porta è spalancata! un invito ad entrare o un invito ad essere accorta? Entra e, passa dalla casa una volta accogliente, ad un altro luogo. La casa della nonna si è trasformata nel luogo di un atroce delitto che ha visto la nonna venir divorata dal lupo e ben presto, la stessa sorte toccherà a Cappuccetto. Dentro la casa c’è un’altra “casa”, è la pancia del lupo, qui le due donne s’incontrano senza il consueto scambio di convenevoli, di dolcetti e medicine, è un luogo buio dove rischiano di essere digerite per sempre. Come due elementi dentro il crogiolo alchemico forse la nuova adulta e l’anziana interagiscono perché insieme possano rinascere. Fatto che avverrà con l’entrata in scena del cacciatore. A questo punto, con l’intervento del cacciatore, la casa diventerà da luogo di un delitto a luogo di una rinascita, come la "casa degli uomini" riservata ai maschi per le iniziazioni dei giovani, pronti a diventare adulti.
Su Kokoro di Orlando: Pollicino e Hansel e Gretel

4 commenti:

  1. Bellissimo post sulle "casette nel bosco" e i loro significati diversi e a volte simbolici. Riesci a sorprendermi ogni volta.
    Ci sono due tipologie di fiabe: una prevede l'allontanamento e l'altra la partenza del protagonista (che però ha età diverse) ma entrambe riguardano un viaggio fisico o interiore! Se poi il protagonista incappa in una casetta di legno, chissà cosa lo attenderà!
    Quanto mi piace questo blog!

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    1. Credo che anche questo post avrà una seconda parte e colgo al balzo il tuo suggerimento. Sono contenta che ti piaccia, spero che ti piaccia anche la grafica perché ho intenzione di non cambiarla come faccio con Kokoro, che ne dici? Mi stabilizzo?

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    2. Attenderò la seconda parte con gioia!

      La grafica mi piace molto: è molto sobria e delicata, ma anche un po' misteriosa. Tutto si legge perfettamente ed è chiaro dove cercare quello che si vuole trovare. Sì, io voto per la stabilità!

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    3. Con questo sfondo volevo ricostruire un bosco misterioso, non è proprio un bosco ma se ti dà un senso di mistero, allora ci ho indovinato.

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