domenica 16 settembre 2012

Lo Cunto de li Cunti (Pentamerone) nell'analisi di Italo Calvino

Così, nel suo saggio Sulla fiaba, Italo Calvino parla del Pentamerone
“Quasi ad ogni pagina il Pentamerone è illuminato da un’alba o da un’aurora. Si direbbe che per Basile il passaggio dalla notte al giorno (e così il suo inverso) faccia parte della punteggiatura, obbedisca ad una necessità sintattica e ritmica, serva a segnare una pausa e una ripresa, un punto e a capo…le albe di Basile si manifestano sempre con una metafora diversa.”
Così Calvino ci elenca le metafore delle albe che troviamo nel Pentamerone (Benedetto Croce ne aveva riportate 4 per esemplificare la struttura dell’opera).
Tra queste:
“…quando gli uccelli, trombettieri dell’Alba, suonano il <<tutti a cavallo>>, affinché le ore del giorno si mettano in sella…” oppure “ … quando al mattino la Luna, maestra delle ombre,  concede feria alle discepole per la festa del Sole…”.
E la notte? Tra le tante metafore presenti vi riporto questa:
“ …quando la Notte distese per il cielo le sue nere vesti per arieggiarle e preservarle dai tarli…”

Altra metafora, evidenziata da Italo Calvino, riguarda il bosco fitto e tenebroso dove “si congregavano le Ombre a congiurare contro il Sole” dove “i fiumi si lagnavano che camminando all’oscuro, urtavano contro le pietre”. Un’opposizione che ritroviamo sempre nelle fiabe tra luce-buio, conosciuto-oscuro. Calvino nota come manchino riferimenti e metafore legate alle stagioni come se, questo il mio punto di vista, Basile si concentrasse solo per l’arco delle 5 giornate in cui si svolge il Pentamerone: distinzione quindi fra notte e dì ma non tra le stagioni, lasso di tempo troppo vasto. La caratteristica del Pentamerone, come detto nel post precedente, è il linguaggio vivo, della recitazione e del colore; le metafore sono visibili, come nell'esempio del bosco dove si scontrano o forse si armonizzano la luce e l’oscurità, leggiamo la parte del Pentamerone scelta da Calvino a questo proposito:
 “il bosco fitto e tenebroso, dove <<si congregavano le Ombre a congiurare contro il Sole>>, dove <<i fiumi si lagnavano che camminando all’oscuro, urtavano contro le pietre>>.
In seguito Italo Calvino passa all’analisi dei rapporti umani rappresentati nel Pentamerone; poco è dedicato all’aspetto amplesso (il corsivo è di Calvino). Anche se, ci dice l’autore del saggio “…vi sono pagine d’una struggente trepidazione sensuale, come nella fiaba La mortella.” In questa fiaba una donna ha dato alla luce, invece che una bambina, una frasca di mortella che decide di piantare in un vaso e di curarla amorevolmente. Un giovane principe porta il vaso nella sua stanza e, durante la notte, dalla frasca esce una fanciulla che si corica accanto al principe, questi: “si lanciò ad abbracciarla, e stimandola (qual era in effetto) una fata, le si attaccò come polpo e, giocando a <<passera muta>>, fecero a <<pietra in grembo>>. Chiaro?
Altra caratteristica con cui Basile crea metafore è, secondo Calvino, quello della medicina.
“… e tu, bella medichessa mia, muoviti a compassione di un malato d’amore, che, per aver cangiato aria dal fosco della notte alla luce di questa bellezza, si è guadagnata una febbre! Mettimi la mano al petto, toccami il polso, ordinami la ricetta…”.
Più spesso le notti della coppia del Pentamerone sono notti in bianco, vari sono i motivi: può succedere che l’uomo si trovi nel letto una donna brutta mentre si aspettava una bella; gli è stato versato l’oppio nel vino; subisce l’incantesimo da parte della ragazza che lo obbliga a ripetere un gesto per l’intera notte (chiudere continuamente la porta, soffiare senza sosta sulla candela).
In contrapposizione con l’amore, ecco la morte. 
Nel Pentamerone non si dice mai che qualcuno morì, ma per esempio che <<calate le vele della vita, entrò nel porto di tutti i guai di questo mondo>> 
Per quanto ricco di immagini grottesche, di un aspetto di Basile che Calvino definisce "maledetto", la morte è poco presente nel Pentamerone e, quando c'è, è la morte naturale, muoiono i genitori non muoiono i figli che, nelle fiabe vengono chiamati dal padre intorno al capezzale, in una sorta di testamento orale.


Brani tratti da "La mappa delle metafore" 1974 in Sulla fiaba di Italo Calvino, ed. Oscar Mondadori

2 commenti:

  1. Io ho letto "Sulla fiaba" ed è un libro che amo particolarmente, tuttavia la parte sul Pentamerone non me la ricordavo proprio, se devo essere sincera!
    Bello questo post sul buon caro Italo!
    Aggiungo un link nel mio post che parla di lui.

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    1. Ci ho pensato io a ricordarti la parte dimenticata, altrimenti, che ci faccio qui?

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