domenica 28 ottobre 2012

Il Paese di Cuccagna dei Grimm


Come Pollicino anche Hansel e Gretel furono abbandonati nel bosco dai genitori. Camminarono a lungo fino a quando trovarono la loro fortuna/sfortuna: una bella casetta di marzapane, decorata di zucchero.
Cominciarono a mangiarla, ma la vecchietta che la abitava, li ospitò, dopodiché rinchiuse in una gabbia Hansel per farlo ingrassare e poi mangiarlo, d’altronde anche la vecchietta aveva fame, e Gretel divenne la sua piccola domestica.  Con astuzia, però, Hansel e Gretel riuscirono ad ingannare la strega e a spingerla nel forno dopodiché si appropriarono di tutti i suoi averi, rendendo ricchi i loro genitori.
La fiaba di Hansel e Gretel dei fratelli Grimm ha le sue radici nel Medioevo, dove la pratica dell’infanticidio era assai diffusa. Il Pollicino di Perrault ha molte similitudini con Hansel e Gretel dei Grimm: l'episodio dei sassolini e delle briciole di pane, e mentre i due fratellini trovano rifugio in una casetta di marzapane che li affascina, Pollicino e i suoi fratellini vengono attratti dal palazzo dell’Orco. 
Il bambino abbandonato “per fame” secondo Bettelheim in Il mondo incantato, può essere interpretato come il momento dello svezzamento, da parte della madre, distacco necessario che il bambino deve affrontare. Per Bettlheim quando i due bambini si troveranno di fronte alla casa di marzapane, un qualcosa che si può “pappare”, sarà come ritrovare il simbolo della madre, che trae nutrimento per il bambino dal proprio corpo.
Il Paese di Cuccagna di Pieter Bruege il Vecchio, 1567
Tuttavia, la fame, vista nell'analisi psicologica o storica, è il filo conduttore di entrambe le fiabe: i bambini sono abbandonati per fame; gli uccellini mangiano per fame le molliche di pane; l’orco vuole mangiare Pollicino come la strega ha il “progetto” di far ingrassare Hansel per mangiarlo. La mancanza e la ricerca del cibo spingono i personaggi ad agire. Le favole, in generale, hanno spesso un andamento, una trama labirintica, Cappuccetto Rosso vaga per il bosco, come Biancaneve, Pinocchio si perde nei suoi giri labirintici per la sua curiosità ecc. In Pollicino ed Hansel  e Gretel, però compare, l’astuzia per uscire dal labirinto, il filo d’Arianna. Pollicino (come i due fratellini) è un piccolo Teseo che deve fuggire, non dal Minotauro, ma dall’Orco che, come il Minotauro, si ciba di carne umana, preferibilmente giovane e tenera. I bambini che riescono a sfuggire al mostro diventeranno adulti. Spesso il finale della favola termina con il raggiungimento di ciò che mancava all’inizio: tanta povertà che nel finale è trasformata in ricchezza; fame che nel finale diventa sazietà, fino ad arrivare a vivere in parte nel Paese di Cuccagna. Tracce del mito del Paese di Cuccagna si trovano già nell’Epopea di Gilgamesh (2500 a.C.); ne Le opere e i giorni di Esiodo che ci racconta di un paese in cui non esiste la vecchiaia ma solo allegria e crescita spontanea di frutti. Anche il più recente Paese dei Balocchi di Pinocchio, è una sorta di Paese della Cuccagna, anche se caratterizzato più dall’ozio e dal divertimento che dall’abbondanza di cibo.
Prima di Collodi, troviamo nel Decamerone il Paese di Bengodi, così descritto da Maso all’ingenuo Calandrino: “un posto chiamato Bengodi dove si legano le vigne con le salsicce e si può acquistare un'oca per un denaro avendo in aggiunta un papero: qui si trova una montagna di formaggio sopra la quale gli abitanti gettano di continuo gnocchi e ravioli cotti in brodo di cappone, e vicino scorre un fiume di vernaccia senza una sola goccia d'acqua.” (Decameron, VIII, 3).
Durante il Medioevo, periodo caratterizzato da carestie, la terra di Cuccagna, accentua il suo carattere di abbondanza. Il termine cuccagna potrebbe derivare dal latino coquere "cucinare" come dal tedesco kokenje "torta". Il Paese della Cuccagna dei Fratelli Grimm è un mondo dove alberi e animali sono animati (per questo la classificazione di favola e non fiaba); è un Paese alla rovescia dove "niente era più giusto", ossia come lo si era abituati a vedere: una chiocciola che uccide due leoni feroci e una gallina che con il chicchirichì  (di solito caratteristica del gallo) conclude la favola.
La Favola del Paese di Cuccagna (Fratelli Grimm)
Al tempo in cui c'era la Cuccagna, andando a spasso, vidi appesi a un filo di seta Roma e il Laterano, e un uomo senza piedi che sorpassava un cavallo veloce, poi una spada così tagliente che spaccava un ponte. E vidi un asinello con il naso d'argento che inseguiva due svelte lepri, e un tiglio, bello grande, sul quale crescevano le focacce calde. Poi vidi una vecchia capra rinsecchita che si portava addosso cento carri di strutto e sessanta carri di sale. Vi ho mentito abbastanza? Ebbene, ho visto un aratro che arava senza buoi nè cavallo, e un bambino di un anno buttare quattro macine di Ratisbona a Treviri e da Treviri fino a Strasburgo, e uno sparviero passava a nuoto il Po, e niente era più giusto. Poi ho sentito i pesci fare un chiasso che rimbombava fino in cielo, e un dolce miele che scorreva come acqua da una valle profonda su di un'alta montagna. Erano strane storie. E c'erano due cornacchie che falciavano un prato, e vidi due zanzare che costruivano un ponte, e due colombe che stritolavano un lupo, due caprettini figli di due bambini e due rane che battevano insieme il grano. Poi ho visto due topi consacrare un vescovo, e due gatti che avevano strappato la lingua a un orso. E venne una chiocciola di corsa ad ammazzare due feroci leoni. E c'era un barbiere che sbarbava una donna, e due lattanti che ordinavano alle madri di tacere. E vidi due levrieri portare via dal fiume un mulino, e una vecchia rozza lì vicino dire che facevano bene. E nell'aia c'erano quattro cavalli che trebbiavano il grano con tutte le loro forze, e due capre che accendevano il forno e una mucca rossa che infornava il pane. E una gallina cantò: chicchirichì, la favola è finita, chicchirichì.

2 commenti:

  1. Bello questo racconto del paese della Cuccagna! Un mondo alla rovescia, capace di sorprendere!

    RispondiElimina
  2. Il Paese della Cuccagna mi sembra tanto bella come un miraggio, suadente come il canto di una sirena e anche così tanto ingannevole.

    RispondiElimina