La Galleria delle Fiabe di Tiziana Ricci. La storia illustrata di Barbablù


1. illustrazione di Edmund Dulac per Barbablù.
The Sleeping Beauty and others tales,
Sir Quiller-Couch, London, Omega Books, 1910
Le Barbe Bleue è una fiaba dei Contes di Perrault, che come per Le Petit Chaperon Rouge e La Belle au bois dormant, l’autore trascrisse nel 1697. Non si sono trovati racconti precedenti alla versione di  Perrault,  lo  scrive  anche  Bruno  Bettelheim  nel  suo  Il  mondo  incantato  (Uso,  importanza  e significati psicoanalitici delle fiabe); trova comunque una certa affinità sul tema della disobbedienza e curiosità femminile ne L’uccello di Fischer dei fratelli Grimm. In entrambi i casi abbiamo un uomo (mago, nel caso della fiaba dei Grimm), che consegna qualcosa d’importante alla donna (una chiave in Barbablù e un uovo in L’uccello di Fisher) per mettere alla prova la sua fedeltà.  
Ancora la curiosità femminile prevale; quella curiosità che la mette nei guai e che ci ricorda molto altre figure femminili che disobbedirono a una richiesta che era loro stata fatta: Eva che mangiò la mela offerta dal serpente; Pandora che aprì il vaso che contiene tutti i mali esistenti; e Psiche, che desiderosa di vedere il volto del suo amato Amore, gli ustiona per errore il volto, facendo cadere una goccia dalla lampada a olio che aveva con sé (Ida Porfido, Fiabe, Venezia, Marsilio, 2002). In ognuna di queste storie, la donna viene messa alla prova e fallisce sempre, per venir poi punita dall’uomo, ma, dato che, di Barbablù stiamo parlando, entriamo nello specifico di questa fiaba.
2. John Austen, Barbablù, Jennifer Mulherin, Favorite fairy tales,
 London, Granada, 1982
La giovane donna, dopo giorni di corteggiamento da parte di Barbablù, accetta di diventarne la sposa, nonostante le terribili voci che corrono su di lui, e lo segue nella sua casa. Dulac, con la sua splendida  illustrazione  ci  immerge  da  subito  in  un’atmosfera  orientale,  con  un  Barbablù  che sembra gentile verso la sua sposa (fig.1). Passato qualche tempo Barbablù le dice di dover partire e affida a lei l’intera casa. 
Qui lascia il mazzo di chiavi di tutta la casa, sempre ben rappresentate; tra queste, ve n’è una che non deve essere usata: apre una porta la porta di una stanza non bisogna entrare, per nessun motivo. È affascinante notare il tono più repertorio o meno di Barbablù, nel  momento  della  consegna,  a  seconda  dell’artista  che  lo  raffigura.  Quello più espressivo di tutti, a mio parere, è nell’illustrazione di Dorè. 
3. Le Barbe Bleue, Gustave Dorè, 1862. Perrault Fairy Tales.
With thirty-four fulla page illustration by Gustave Dorè,
New York, Dover, 1969
fig 5. Le barbe Bleue di Hermann Vogel





















Barbablù e la giovane moglie hanno un’espressione serissima, e lui in particolare mostra fin da qui la severità che si nasconde dietro la barba blu (fig.3). Nell’illustrazione di Austen, la donna, con l’aria civettuola, sembra voler arruffianarsi il marito (fig.2). Il contrario, avviene con Vogel: la donna, anche se non le vediamo il volto, sembra piuttosto preoccupata del divieto che le sta dando Barbablù (fig. 5); ma, alla fine, manca a tale divieto e aprendo la porta scopre il suo destino: le teste di tutte le mogli precedenti di Barbablù sono dentro quella stanza, uccise perché avevano aperto quella porta con quella stessa chiave. 
Fig.4 Vogel
Fig.5. Illustrazione di Edmund Dulac per Barbablù.
The Sleeping Beauty and other tales, Sir Quiller-Couch,
 London, Omega Books, 1910




















E ancora Vogel ci mostra una sua illustrazione: vediamo i corpi delle donne appesi alla parete e il sangue sparso per la stanza (fig.4). Alla donna è caduta la chiave nel sangue che si trova nella stanza e non riesce a pulirla; è magica, le macchie si spostano ogni volta che vengono pulite, ma non scompaiono. Torna il marito e la moglie è costretta a dargli la chiave. Mentre nell’illustrazione di Crane la donna è supplichevole, in ginocchio di fronte a lui (fig.6), in quella di Dulac, si accinge a consegnare la chiave con aria lievemente preoccupata (fig.5).
6.Walter Crane in Favourite fairy tales, Jennifer Mulherin, Granada, 1982
Le due illustrazioni presentano, inoltre, una forte differenza nell’ambientazione:  col  suo  stile Liberty, Crane ci offre una stanza molto ricca di decori, oggetti preziosi e abiti ottocenteschi; mentre con Dulac siamo in un giardino, sicuramente della villa di Barbablù, e i due personaggi indossano abiti che rimandano al tipico stile arabo, con turbanti, piume e stoffe pregiate dai colori più disparati, che ci accompagnano anche nella parte successiva della fiaba: l’arrivo dei fratelli della giovane, che uccidono Barbablù proprio prima che lui l’assassini. Anche qua, infatti, tuniche sgargianti caratterizzano i due uomini, che senza pietà colpiscono il loro nemico (fig. 8). Stessa forza nel trafiggere Barbablù la ritroviamo in Vogel e Dorè. Se Vogel mette il suo personaggio decisamente con le spalle al muro (fig.7), Dorè, ci rende partecipi di un Barbablù che, tentata la fuga, viene acciuffato dai due fratelli prima che abbia il tempo di scendere le scale (fig.8)
7. Hermann Vogel
8.Edmund Dulac


















In questa stessa illustrazione, riusciamo a scorgere, sullo sfondo, la moglie di Barbablù in fin di vita, appoggiata a una colonna della villa. Ma per la donna non c’è da temere, si salva e ottiene tutta l’eredità di Barbablù, essendone la moglie e non avendo lui degli eredi.
Qui addirittura Perrault ci lascia una doppia morale, una riguarda la curiosità e i pericoli a cui porta; l’altra tratta la parità dei sessi tra moglie e marito, specificando che “non è che storia del passato” perché tale mostro non può esistere nell’epoca in cui vive (Charles Perrault, I racconti di Mamma l’Oca, Torino, Einaudi, 1957). 
9. Gustave Dorè
Su questo avrei qualcosa da obbiettare, di fatti, ci sarà un motivo se ad alcuni assassini è stato affibbiato il soprannome “Barbablù”, o “Barbe Bleue”, o ancora “Bluebeard”. Ce ne fornisce un esempio sempre Ida Porfido, con una citazione di Julis Michelet, storico francese, secondo cui Gilles de Rais, seviziatore di bambini, una volta  uscito  dalla  prigione,  decise  di  cambiare  il  proprio  nome  così  che  non  lo  riconoscesse nessuno e scelse proprio “Barbe Bleue”; siamo nel ‘400. Che Perrault abbia preso spunto da questa vicenda reale? Purtroppo non se ne ha nessuna fonte certa; l’unica cosa che possiamo affermare è che, come dice Bettelheim, la fiaba è di Perrault.

La vera storia di Barbablù su Kokoro

Commenti

  1. mi piacciono questi confronti tra le varie versioni.
    te l'avrò chiesto migliaia di volte: hai letto Donne che corrono coi lupi?
    :)

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  2. Benissimo, ci sono ancora 5 post sul tema dell'illustrazione, il prossimo lunedì sarà la volta de il Gatto con gli stivali. E' vero me lo hai chiesto tante volte e adesso finalmente ti posso rispondere SI' l'ho letto!! bellissimo, grazie per aver insistito perchè lo leggessi (non so se ti ricordi ma lo avevo già da alcuni anni lì fermo in libreria).

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  3. mi ricordo che l'avevi lì fermo e dimmi cosa ne pensi? La sua visione di Barbablu è diversa dalle altre che ho letto

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    1. Ho in mente un post su Barbablù e l'interpretazione che lo vede come l'uomo che spegne la "luce" femminile, tutto il libro Donne che corrono coi lupi è un inno a questa luce, a questa fiamma e in un qualche modo nel post su Barbablù ci sarà...ma, ti avverto, non sarà molto presto! :)

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