mercoledì 7 novembre 2012

Pinocchio, una "bambinata!", parola di Collodi.


"Ti mando questa bambinata… fanne quello che vuoi ma se la pubblichi, pagamela bene per invogliarmi a seguitarla". Così scriveva Carlo Lorenzini a Martini nell’inviargli la prima puntata de La storia di un burattino per essere pubblicata nel Giornale per i bambini il 7 luglio del 1881.
La “bambinata” fu pubblicata fino al XV capitolo, quando Carlo Lorenzini decide di terminare il racconto con la morte di Pinocchio, impiccato alla grande quercia. Potenza del pubblico! il poco entusiasta scrittore, dovette riprendere in mano la penna e far resuscitare il povero burattino, tanto i lettori si erano affezionati a  quell’insolito personaggio.  La storia continuò ad essere pubblicata sulla rivista con il titolo: Le avventure di Pinocchio e, per la prima volta, le vicende del burattino saranno illustrate (da Ugo Fleres). Come dire che le “avventure” iniziano con la morte. E l’inizio della trama?
C'era una volta...
- Un re! - diranno subito i miei piccoli lettori.
Pinocchio di Ugo Fleres, primo
illustratore di Pinocchio.
 No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno.
L’incipit insolito, che contraddice le aspettative consone di una fiaba, ci dice che in Pinocchio vi è la certezza che quello che accadrà al burattino è esattamente il contrario di quello che pensa (come per i piccoli lettori che si aspettano un re come protagonista) vi è in questa fiaba il trionfo del dubbio e della curiosità come massime certezza della Conoscenza. L’autore quindi ci inganna e ci porta non in una reggia di un Re ma nella casetta di Geppetto regno della povertà e di tutto e del contrario di tutto, e quindi dove tutto è possibile: il fuoco è dipinto, come la pentola, la scala è anch’essa dipinta e non conduce in nessun luogo. E’ in questa casa che Geppetto costruirà il suo finto figlio. Forse un figlio adottivo (il legno era stato rifiutato da Mastro Ciliegia e dato a Geppetto), tanto che alcuni studiosi hanno voluto vedere in Geppetto il Giuseppe padre putativo di Gesù. La vita di Geppetto al momento è una vita finta e priva di vita, esistenza e non vita. Poi Pinocchio si butta a capofitto nella vita e ciò che lo spinge è la disubbidienza e la curiosità. Disubbidienza a quel padre che lo esorta a una vita da “bravo figliolo”; curiosità che lo catapulta in avventure sconosciute e più grandi di lui. Pinocchio prova di tutto, diventa asino e poi anche cane alla catena; gli bruceranno i piedi ma Geppetto glieli costruisce di nuovo (aiutando così il figlio a continuare a camminare, correre e disubbidire perfino a lui); verrà impiccato, sarà quasi morto; coltiverà zecchini d’oro che, inevitabilmente, non daranno frutti; finirà nello stomaco del pescecane ma non verrà digerito ma lì, dove il mondo esterno non arriva, nessuno li vede, padre e figlio si ritroveranno. E andranno d’accordo.  Giorgio Manganelli in Pinocchio: un libro prallelo (vd.post) ha detto che "i libri non sono lunghi ma larghi" e forse le Avventure di Pinocchio è uno dei più larghi: le vicende hanno un punto di partenza ma il percorso lineare viene continuamente interrotto e deviato da circostanze che allungano questo percorso: Pinocchio esce di casa per andare a scuola ma incontra il teatro di Mangiafuoco, riceve 5 monete si dirige verso casa per portarle a Geppetto ma incontra il Gatto e la Volpe e così un continuo di avvenimenti “devianti” che lo ricondurranno però al giusto ricongiungimento con il padre, forse Pinocchio adulto, e quindi di carne e anima.  

5 commenti:

  1. Mah, io in relazione a quanto ho scritto nel mio post direi più carne che anima.

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  2. Sarà anche una bambinata, ma che meravigliosa bambinata! Si tratta di un libro davvero ricco e pieno di significati.

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    1. Spero di farla anch'io una tale "bambinata"! Non è semplice.

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  3. Cara Marcella, difatti è proprio questo racconto "a scatole cinesi" che mi colpisce nello stile narrativo di Collodi. E' come se la sua fantasia avesse fatto un viaggio mai interrotto!

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    1. E' vero, in ogni scatola c'è una sorpresa o un nuovo personaggio che porta il burattino ad esplorare nuovi luoghi e quindi nuovi aspetti di se stesso :)

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