giovedì 13 dicembre 2012

I 3 capelli d'oro del diavolo, fiaba dei fratelli Grimm (prima parte)


(Breve sunto. Trama originale al link). Da una coppia molto povera nasce un bambino, viene al mondo con la camicia della fortuna e subito gli viene predetto che a 14 anni sposerà la figlia del re. Il re, raggiunto dalla notizia, decide di farsi affidare il bambino dalla povera coppia, lo mette in una scatola e lo affida alla corrente del fiume; la scatola che trasporta “la fortuna” arriverà tra le mani di un garzone di un mugnaio dal quale verrà allevato. Raggiunti i 13 anni e saputo che il bambino era ancora vivo, il re va dal mugnaio e consorte a chiedere che il ragazzo porti una lettera alla regina; il mugnaio accetta, così il ragazzo parte ma “fortunatamente” si perde nel bosco e si imbatte in una casa abitata da una vecchia e da alcuni briganti.  I briganti, mentre il ragazzo dorme, aprono la lettera dove leggono che il re ordina alla Regina di uccidere il ragazzo appena le avrà consegnato la lettera. I briganti sostituiscono la lettera, ordinando, a firma del re, di dare in sposa la figlia al giovane. La Regina così eseguirà. Tornato a palazzo il re, contrariato da ciò che è accaduto, chiederà al ragazzo che se vuole davvero essere il marito della principessa, dovrà portargli 3 capelli d’oro del diavolo. Il ragazzo parte. Attraversa 3 città, nella prima gli chiedono perché la fontana che prima elargiva vino, adesso non dà più nemmeno l’acqua; nella seconda perché un albero che prima dava mele d’oro adesso non fa più nemmeno le foglie; nella terza, sul fiume che deve attraversare per arrivare all’inferno, il traghettatore gli chiede perché deve andare sempre di continuo lungo il fiume. A tutti il ragazzo dice che al riorno risponderà. Giunto all’inferno trova la nonna del diavolo che lo trasforma in formica per non farlo vedere al Diavolo. Tornato a casa il diavolo si addormenta tra le braccia della nonna la quale, mentre dorme gli strappa il primo capello; la nonna si giustifica dicendo che lo ha fatto durante il sonno perché aveva avuto un brutto incubo, nel sogno c’era una fontana che non elargiva vino e nemmeno acqua; il diavolo risponde che dipendeva dal fatto che sotto la fontana viveva un rospo e doveva essere ucciso per far tornare il vino; la scena si ripete altre due volte e ogni volta il diavolo dà la soluzione alle tre domande poste al ragazzo: l’albero delle mele d’oro ha le radici rosicchiate da un topo, il traghettatore deve lasciare il remo al prossimo passeggero che al posto suo condurrà la barca lungo il fiume. Il ragazzo percorre la strada di casa, rispondendo alle domande dei tre, i quali gli regalano asini carichi di monete d’oro. Il re, visto tornare il ragazzo con i 3 capelli e carico d’oro lo accetta come marito della figlia. Avido di maggiore ricchezza il re chiede al ragazzo come fare, il ragazzo gli dice di andare dal traghettatore che lo condurrà di là dal fiume; il traghettatore, visto il nuovo passeggero, svelto gli cede il remo e da quel giorno il re continua ad attraversare il fiume senza sosta.
Foto tratta da
www.grimmstories.com
Il protagonista nasce con la camicia, ossia, anche se questo non è specificato nella fiaba, avvolto da una membrana protettiva che al momento della nascita di solito rimane nel ventre materno ma che, in qualche caso, può essere presente su parte del corpo del nascituro. Il fatto che la placenta sia simbolo di nutrimento e vita, oltre al fatto che nascere avvolti da essa non è frequente, ha portato a pensare che sia buon auspicio. Fortuna, però, in latino è un termine che indica la sorte, sia nel suo aspetto positivo che negativo. Ed in effetti, al protagonista accadono avvenimenti anche di sorte avversa, fin da quando è ancora un neonato: verrà gettato nel fiume. Il fiume, l’acqua, il liquido amniotico che di nuovo lo accoglie, non lo sommerge, ma lo culla e lo trasporta fino ad arrivare nelle mani del garzone del mugnaio, mani come quelle dell’ostetrica che lo hanno accolto e portato nelle braccia della madre. Il garzone lo affiderà alle cure del mugnaio e della moglie. La sorte positiva già si è manifestata: il bambino continua ad essere accolto e nutrito. Il neonato trasportato dalle acque di un fiume è ricorrente nella mitologia e nella cultura popolare. Nel mito di Perseo, il re Acriso, rinchiuderà la figlia e il bambino appena messo al mondo in una cassa che abbandona alla deriva nel mare. Solo l’intervento di Zeus farà sì che la cassa approdi sulle coste dell’isola di Serifo.  Romolo e Remo, a noi più familiari, saranno anche loro cullati fino ad essere nutriti da una lupa. La scatola, in fondo, può essere associata all’utero materno, dove il nostro protagonista è protetto ma non del tutto irraggiungibile dal pericolo e dalla sorte avversa: un’ondata, il rovesciarsi della scatola e il viaggio può terminare. Invece continua con due nuovi genitori, ciò che il Re aveva disgregato, l’acqua ha riunito.
L’acqua è archetipo femminile, quindi creatrice.
Altre figure femminili della fiaba sono: la madre naturale del protagonista che sceglie di dare il figlio al re per consentirgli una vita non di fame; la moglie del mugnaio che alleva il bambino senza sapere chi sia e senza avere niente in cambio ma per puro istinto materno; la Regina, che anche se “per fraintendimento” farà sì che il matrimonio venga realizzato; la vecchia che vive con i briganti ospita il ragazzino per “compassione”; la nonna del diavolo, lo protegge dalla ferocia del diavolo e gli procura i capelli d’oro e le risposte ai 3 dilemmi, grazie alle quali sarà ripagato con monete d’oro. Un insieme di anelli femminili, quindi, che costituiranno la catena che porterà il protagonista a congiungersi con il femminile, rappresentato dalla principessa.
Ma ritorniamo alla buona sorte. Si nota nella fiaba che ogni volta che il ragazzo si troverà in pericolo (nel bosco, all’inferno, nella casa dei briganti) in lui non compare traccia di paura, si lascia trascinare dagli eventi o dal fato, come sapesse di essere nato con la camicia, il suo fine è il ritorno a casa e ciò avverrà.
Quando gli saranno posti i 3 dilemmi (da due sentinelle da un traghettatore), lui risponde “So tutto” ma non risponde subito, no, continua il suo viaggio, risponderà al ritorno.
I dilemmi:
Arrivò a una gran città; sulla porta la sentinella gli chiese quale fosse il suo mestiere e che cosa sapesse. “So tutto” rispose il figlio della fortuna. “Dicci allora, per favore,” replicò la sentinella, “perché‚ la fontana della piazza, da cui di solito sgorgava vino, ora non dà più nemmeno acqua. Se ce lo dici, ti daremo in ricompensa due asini carichi d’oro.” - “Volentieri,” rispose il giovane, “aspettate ch’io torni.”
Il vino è da sempre simbolo di grande importanza sia economica che religiosa, basti pensare che nella simbologia eucaristica il vino è il sangue di Cristo; sempre Gesù durante le nozze di Cana trasformerà l’acqua in vino, compiendo il suo primo miracolo. Nella città della prima sentinella manca il vino ma manca anche l’acqua, come abbiamo visto simbolo della madre e della nascita: la città sta morendo. Il dilemma sarà svelato dal diavolo: sotto una pietra, ai piedi della fontana si trova un rospo, ucciso il rospo tornerà a sgorgare vino e acqua.
Proseguì e giunse davanti a un’altra città: e anche questa volta la sentinella gli chiese: “Qual è il tuo mestiere e che cosa sai?” - “So tutto,” rispose. “Allora dicci, per favore, perché‚ un albero che di solito portava mele d’oro, adesso non mette neppure le foglie.” - “Volentieri,” rispose il giovane. “Aspettate ch’io torni.”
La morte dell’Albero, con i suoi significati di Albero della Vita, avvicina ancora di più alla fine; il fatto che l’albero produca mele d’oro, ricorda i pomi d’oro mitologici, l’albero da cui Eva colse la mela e la donò ad Adamo (non in tutte le versioni è comunque così).
Proseguì la sua strada e arrivò a un gran fiume che doveva attraversare. Il barcaiolo gli chiese: “Che mestiere fai e che cosa sai?” - “So tutto,” rispose. “Allora dimmi, per favore,” disse il barcaiolo, “perché‚ devo sempre remare senza che nessuno mi dia il cambio; te ne sarò riconoscente.” - “Volentieri,” rispose il giovane, “aspetta ch’io torni.”
Ultimo dilemma per poi raggiungere l’Inferno. Qui la morte, incarnata dal traghettatore, è la morte della sua vita, costretta tra i due argini del fiume quasi in eterno; la sua tragedia è non approdare mai a terra, ma toccare una sponda e tornare indietro, senza più capire da dove è partito e dove è giunto. Il traghettatore che traghetta le anime fino all’Inferno è figura che ritroviamo in Caronte e tanti altri. Ma c’è da notare che ancora una volta e, più precisamente alla fine del suo viaggio, quando morte e nascita si incontrano, il ragazzo si trova di nuovo su un fiume; adesso non è più dentro la scatola-utero, ora è sopra la barca, dove di nuovo un uomo lo accompagnerà nel suo destino.
All’inferno trova un’altra figura femminile: la nonna del diavolo; sarà lei a trovare la soluzione ai 3 dilemmi e a procurare i 3 capelli d’oro (nella storia e nella mitologia i capelli sono simbolo di forza e virilità), imbrogliando con l’astuzia quel povero diavolo! Tutto ciò perché il vecchio (rappresentato dal Diavolo e dal Re) possano lasciar spazio all’uomo nuovo, il ragazzo con la camicia, con la protezione della placenta materna.
Simboli della fiaba I 3 capelli d'oro del diavolo: il numero 3 e i capelli (seconda parte)

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