domenica 13 gennaio 2013

Giona, Pinocchio, il Barone di Munchhausen e il Soldatino di Piombo...Viaggio dentro il ventre della "balena"


Tanti sono i personaggi fantastici che si sono ritrovati, dopo essere stati ingoiati, a vivere all’interno del ventre di animali marini mostruosi identificati con balene, pescecani o mostri mitologici o biblici. E forse proprio il libro biblico di Giona, dove il protagonista rimane nel ventre del pesce (forse un mostro citato nel libro di Giobbe e simbolo del caos primordiale) ha influenzato gran parte della letteratura fantastica successiva. Giona rimane tre giorni e tre notti, rivolgendo a Dio una preghiera, e solo a quel punto, dietro ordine divino, il pesce vomita Giona sulla spiaggia, restituendogli la libertà. 
Nel Vangelo di Matteo 12,40 ritroviamo: Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell'uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.  I tre giorni trascorsi da Giona nel ventre del mostro sono ricollegabili alla resurrezione di Gesù, secondo il simbolismo biblico, i tre giorni sono considerati lo spazio di tempo al di là del quale la morte è attestata come certa. 
Nella letteratura cavalleresca troviamo un tale esempio proposto da Ludovico Ariosto nei suoi Cinque Canti, aggiunti e poi tolti dall'Orlando furioso, dove a finire nel ventre di una balena è Astolfo ad opera della maga Alcina che rapì Astolfo, con l’aiuto di una balena: quando Astolfo si trovò nelle vicinanze di questa balena, la scambiò per un’isola e venne così catturato.
Altro personaggio a cui capita la stessa sorte è il protagonista de Il Barone di Münchhausen di Rudolf Erich Raspe, che, come racconta in prima persona, riesce a uscire dal ventre del pesce grazie alla sua astuzia: 
Puoi immaginare l’oscurità nella quale piombai una volta all’interno di quel corpo, ma ciò che mi risultò veramente insopportabile fu il calore. Di lì a poco sarei morto soffocato. Presi, dunque, una decisione drastica: provocare un tale dolore alle viscere del pesce da indurlo a una qualsiasi reazione! Iniziai, infatti, a ballare, ad agitarmi e a dimenarmi come un pazzo furioso lungo tutto il ventre dell’animale. (l’animale viene catturato da dei marinai che cominciano a dividerlo in pezzi n.d.a.) Rischiavo di essere squartato assieme all’animale. (…) Dapprima i marinai lacerarono il ventre dell’animale cosicché, appena intravidi la punta dell’arpione bucare le viscere, andai a rifugiarmi nella coda dell’animale. Poi, quando la luce naturale illuminò la cavità, presi a gridare con tutta la forza dei miei polmoni. Mi è impossibile descriverti la meraviglia che si dipinse su tutti i volti nel momento in cui la mia voce si fece strada fra le viscere del pesce. Quella meraviglia fu anche più grande quando videro uscire un uomo vivo e completamente nudo come il nostro primo padre Adamo. 
Illustrazione tratta da "Il Soldatino di Stagno" 1967
Anche il Soldatino di piombo – fiaba di Andersen - innamorato della ballerina, si troverà a perdersi fuori dal suo ambiente (la stanza dei giochi di un bambino da cui il soldatino era amato e considerato il giocattolo preferito), per la pioggia incessante ed improvvisa finisce in una corrente che portava alle fogne, due bambini lo trovano e lo mettono su una barchetta di carta che trascinata dalla corrente porta il soldatino nelle fogne buie, da dove riesce a fuggire nonostante un minaccioso topo di fogna; uscito dalla fogna si trova in un ruscello che ben presto sfocia in una cascata e il povero soldatino si trova in un lago dove verrà inghiottito dal pesce. Un enorme pesce che girovagava lo prese per una preda di cui era molto goloso, in un solo boccone lo afferrò e lo inghiottì tutto intero. Per il soldatino di piombo ci fu di nuovo l'oscurità...
Come per il Barone di Münchhausen, il pesce venne catturato da un pescatore e si ritroverà nella cucina della casa da cui il soldatino era scomparso, la cuoca apre le viscere del pesce e vi trova il soldatino. A quel punto l’amore che lui provava per la ballerina sarà ricambiato: La ballerina gli mandò un sorriso così dolce da cui capì che anche lei lo amava. Che felicità dopo tante peripezie!
E quante peripezie ha superato Pinocchio prima di arrivare nello stomaco di un pesce... Pinocchio, stordito, si trova in un buio così nero e profondo, che gli pareva di essere entrato col capo in un calamaio pieno d’inchiostro, un luogo di stordimento dove il nostro burattino sente solo vento (è il respiro asmatico del pescecane che provoca un vento simile alla tramontana) che ci ricorda il vento che lo aveva sbattuto quando si era trovato appeso impiccato alla grande quercia. Il buio è interrotto, o forse evidenziato, da una piccola luce in lontananza, è la candela accesa sul tavolo a cui si trova seduto Geppetto un vecchiettino tutto bianco, come se fosse di neve o di panna montata, Pinocchio rimane senza parole. Pinocchio, come Giona o il Barone, si libera dal ventre della balena usando la propria astuzia e approfittando della debolezza del pescecane (l’asma lo costringe a dormire con la bocca aperta e ciò faciliterà la fuga di Pinocchio e Geppetto). Precedentemente, in un primo tentativo di fuga, il pescecane starnutisce, e Pinocchio e Geppetto vengono rigettati indietro e sono costretti a ripartire. Fino a questo momento Pinocchio era sempre riuscito a fuggire (da Mangiafuoco, dal Circo, dal Serpente, dal Pescatore Verde e da tante altre difficoltà) ora però si trova al chiuso e al buio del ventre del pescecane, un sorta di caverna dove la consapevolezza dello spazio e del tempo sono assenti. Sfida estrema che mette alla prova ultima il nostro Pinocchio accompagnato da Geppetto, che è nel frattempo diventato timoroso, spinge il figlio ad andarsene da quel luogo senza di lui poichè gli sarebbe di impiccio; ma Pinocchio è trasformato ed ha la forza per “pensare” ed “agire” per salvare entrambi e non solo se stesso. Si appresta a diventare di carne ed ossa. Lo stomaco non è, quindi, un ambiente acido dove i nostri personaggi vengono disintegrati e digeriti, ma è un ambiente accogliente dove il personaggio cresce e si trasforma e quando è pronto, ritorna alla vita; è un feto e poi un nuovo essere umano. Lo stomaco riveste, in realtà, il ruolo di utero. Forse per tabù e censure, la Grande Madre, ha visto perdere la centralità del suo mezzo di riproduzione, a vantaggio dello stomaco dove si entra passando dalla bocca.

Vedi: Dentro il ventre della "balena" (seguito)

2 commenti:

  1. La cosa che mi ha sempre colpito è che ogni volta che un personaggio di fiaba (e non solo, coma hai ben dimostrato) si ritrova nello stomaco della balena non va incontro a quei processi digestivi che altrimenti lo annullerebbero in pochi istanti. Lo spazio interno invece è quasi sempre secco, molto solido e ben arieggiato, molto più simile a una casa che a una pancia, per intenderci. Come dicevi tu all'inizio nella citazione, la scomposizione e la trasformazione sono attribuite invece al personaggio nel suo cambiamento interiore: non a caso l'uscita dal ventre della balena rappresenta quasi sempre un momento focale nell'economia del racconto, un momento in cui il protagonista assurge a una nuova consapevolezza di sé e del mondo.

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    1. Sì è vero, è come se la pancia fosse una vera e propria casa dove il personaggio cresce e si trasforma (nel caso di Pinocchio anche con l'aiuto del padre o, comunque, con il ricongiungimento con il padre)e, dopo essere maturato, può lasciare la casa e vivere la sua maturità.

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