Enrichetto dal Ciuffo e lo spirto gentil...


Immagine tratta da Il mio Amico ed Garzanti 1960
Enrichetto dal Ciuffo nasce brutto, talmente brutto che a stento si riesce a capire se si tratti di un essere umano. Ma l’“umano” che interessa alle fiabe non si rispecchia nell’aspetto fisico ma nell’essere interiore. La bellezza non può essere esclusivamente estetica ma anche, forse soprattutto, etica. In Enrichetto l’etica è generosità: nasce brutto ma di raffinate doti morali le quali saranno trasmesse, incondizionatamente, a colei che lo amerà, questo gli predice una fata presente il giorno della sua nascita. La fata, è legata al destino, prevede e, come una delle Parche, trama i fili del nuovo essere umano venuto al mondo. Sarà la stessa fata, che assisterà alla nascita della futura sposa di Enrichetto, una bambina bellissima ma alla quale la Natura (o la Fata?) ha negato la grazia e l’intelligenza, a predire che s’innamorerà di un uomo che le trasmetterà tutta l’intelligenza - “spirito” - di cui lei è al momento sprovvista.
E così, Enrichetto sarà amato da una fanciulla bellissima ma stupida; il loro incontro darà origine ad una lei bella e raffinata ed un Enrichetto amato per la sua bellezza interiore, mentre la bruttezza fisica sparirà, ma solo agli occhi della futura sposa:
Fu detto fra le altre cose, che gli occhi di lui, che erano guerci, le parvero più brillanti; e che finisse col mettersi in testa che quel modo storto di guardare fosse il segno di un violento accesso di amore: e che perfino il naso di lui, grosso e rosso come un peperone, accennasse a qualche cosa di serio e di marziale.

In Enrichetto dal Ciuffo, nella traduzione di Collodi, si parla di “spirito” per indicare tutte quelle doti di bellezza interiore, intelligenza, gentilezza di cui Enrichetto è portatore.
Non è solo lo spirto gentil del Petrarca ma anche quello spirto guerrier che dentro mi rugge del Foscolo, è la Vita in tutti i suoi aspetti; spirito che dà Vita e non dà tregua alla voglia di Vita, dirà Perrault:
E siccome accade che più uno ha dello spirito, e più si trova impensierito a pigliare una risoluzione stabile in certe faccende…
Così la Principessa confesserà di non saper prendere una decisione riguardo al matrimonio con Enrichetto, ammettendo che: “…quand'ero stupida, non sapevo risolvermi a doversi sposare; e vi par egli possibile che ora, dopo tutto lo spirito che mi avete dato, e che mi ha resa di più difficile contentatura, di quel che fossi prima, possa oggi prendere una risoluzione che non sono stata buona di prendere per il passato? Se vi premeva tanto di sposarmi, avete avuto un gran torto a togliermi dalla mia stupidaggine, e a farmi aprire gli occhi, perché ci vedessi meglio d'una volta." 
Risponderà Enrichetto: "…Vi pare egli ragionevole che le persone di spirito debbano trovarsi in peggiore condizione di quelle che non ne hanno? E potete pretenderlo voi? voi che ne avete tanto e che avete tanto desiderato di averne?”
Spirito, nella sua accezione etimologica, indica la vita, lo spirito vitale che viene soffiato in un’entità che prenderà vita; questo accade ai due protagonisti, lo spirito/vita lo porterà l’Amore. Prima dell’intervento di Amore i due protagonisti erano soltanto entità fisiche, una brutta ed una bella.
Questa sembrerebbe una favola – ci dice Perrault in conclusione – eppure è una storia. Tutto ci par bello nella persona amata, anche i difetti: tutto ci par grazioso, anche le sguaiataggini. La storia di Enrichetto dal ciuffo è vecchia quanto il mondo. (cit. I Racconti delle Fate, trad. Carlo Collodi)

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