Podio 2013

Non voglio mettere in competizione i miei post tra di loro (sono destinati a convivere a lungo, quindi meglio non suscitare in loro dell'arido antagonismo); è solo una statistica tanto per fare un sunto dell'anno.
Ecco, quindi, i post che hanno conquistato il podio in questo 2013:

1. La Ragazza Mela (fiaba di Italo Calvino), con 1142 visite.
2. Animali nelle fiabe: l'Asino, con 845 visite.

L'ultimo sogno della vecchia quercia

Trecentosessantacinque anni sono passati da quando una vecchia quercia era una piccola ghianda; trecentosessantacinque anni trascorsi con le sue radici ben radicate nella profondità del terreno. Questa è la lunga vita della protagonista della fiaba di Andersen L’ultimo sogno della vecchia quercia.
Muore nella notte di Natale, come la Piccola Fiammiferaia muore, immaginando di raggiungere la nonna in cielo, nella notte dell’ultimo dell’anno, così la quercia muore in un giorno di festa, un giorno solenne. La morte per Andersen, credente, è quasi sempre una liberazione, un’ascesa a una esistenza più piacevole e degna dell’uomo. O della quercia, appunto.
La quercia sogna o forse vive il momento della sua morte (si sta sradicando da terra a causa di una forte tempesta nel cuore della notte della vigilia di Natale) e rivede tutta la sua lunghissima vita:
"Era quasi il giorno di Natale quando la quercia fece il suo sogno più bello: ascoltiamolo!
Ebbe la sensazione che quella fosse una giornata di festa, le sembrò di sentire tutte le campane delle chiese suonare a festa e le sembrò anche che fosse un bel giorno estivo, tanto l'aria era calda e mite; la quercia allargava il suo fitto fogliame, fresco e verde, i raggi del sole giocavano tra i rami e le foglie, l'aria era piena del profumo delle erbe e dei cespugli, le farfalle variopinte giocavano "a prendersi" e le effìmere ballavano, era come se tutto esistesse affinché potessero ballare e divertirsi. Tutto quello che l'albero aveva vissuto e visto nei suoi lunghi anni di vita, gli sfilò davanti, come in un corteo".

La conciliazione della nostra duplice natura (Fratellino e Sorellina)

Articolo gentilmente concesso da Sara Foti Sciavaliere e pubblicato su Ripensandoci.com

Già i primi filosofi consideravano l’uomo come composto da una natura umana e una natura animale. E nella fiaba dei fratelli Grimm “Fratellino e Sorellina”, come in altre che narrano le avventure di due fratelli, i protagonisti rappresentano le diverse nature dell’Es, dell’Io e del Super-io. 
Il messaggio primario di queste storie è che per raggiungere la felicità è necessario integrare queste tre dimensioni della psiche. Di fatto quando non riesce a raggiungere o mantenere la propria integrazione interiore, significa che le due nature sono in conflitto tra loro.
Illustrazione  di Franz Müller-Münster (1867)
"Queste fiabe iniziano con un’originaria mancanza di differenziazione tra i due fratelli: essi […] sono inseparabili. Ma poi, a certo punto del processo di crescita, uno di loro comincia a vivere un’esistenza animale, e l’altro no. Alla fine della storia l’animale riprende la forma umana; i due fratelli si ricongiungono, per non separarsi più. È questo il modo simbolico della fiaba di esprimere gli elementi essenziali dello sviluppo della personalità umana: in un primo tempo la personalità del bambino è indifferenziata; poi dallo stato indifferenziato si sviluppano l’Es, l’Io e il Super-io. In un processo di maturazione essi devono essere integrati, nonostante tensioni contrarie"(B.Bettelheim, “Il mondo incantato”, p. 79)