Cappuccetto Rosso e il Club armato per la Libera Infanzia (terza parte)

Il lupo era stato ucciso inutilmente perché la nonna era già morta e poco aveva mangiato dalle sue ossa, il cacciatore aveva ucciso ma poi si era ricreduto e pentito, la Regina non aveva avuto il cuore di Biancaneve e il lupo non aveva mangiato Cappuccetto Rosso, tutto, insomma, era stato inutile o tutto era da rifare. Questo pensava Cappuccetto quando all’improvviso apparve il castello. Candido.
Pippi e Cappuccetto si fermarono al cancello. 
- E voi, cosa diavolo volete?! – 
- Ehm.. noi vorremo parlare con la Regina Biancaneve. 
- E se lei non volesse? Non può rispondere a chiunque si presenti … 
- Tu sei, per caso, Brontolo? 
- Certo che sono Brontolo, perché, vuoi togliermi questa certezza? 
- Oh, niente, era solo per non avere dubbi. 
In quel momento li raggiunge Dotto. 
- Brontolo, chi sono queste signore? 
- Scocciatrici! 
Rivolgendosi alle due ragazze: 
- Scusatelo per il suo temperamento burrascoso, Eolo ha starnutito tutta la notte e abbiamo dormito poco, così chi è già nervoso di carattere, oggi lo è ancora di più. Ma ditemi, cosa vi porta alla nostra proprietà? 
Bisbigliando: Vedi Cappuccetto, questo sarebbe un ottimo portavoce, trasformerebbe tutti i nostri discorsi e le nostre gaffe… 
- Parlare con la regina Biancaneve. 
- Oh, non è ancora Regina, è sempre Principessa. La Regina madre, quasi centenaria, non intende abdicare, sapete ... la…la tradizione. 
- I soliti vecchiacci, vorrai dire. 
- Ehm, se volete dire così. Andiamo vi accompagno da mia madre. 
Cappuccetto e Pippi scesero da cavallo e seguirono Dotto, mentre Brontolo accompagnava il cavallo da Mammolo per poterlo ristorare un po’. 
Porte che si affacciavano su altre porte che portavano su stanze perfettamente quadrate, caminetti senza fuoco e stanze senza fiori. Poi la videro. Esile, alta in contrasto con i figli Cucciolo e Pisolo. Ma dov’era il candore della pelle per il quale era diventata celebre? 
- Sei sicura, Pippi, che sia proprio lei? 
- Certo, succede questo a chi si sposa. 
- Mia mamma non aveva questo colore. 
- Tua mamma era vedova. Cappuccetto…se non entri nell’ottica della rivoluzione femminina, non riusciremo a  portare avanti la nostra battaglia. 
- Certo…hai ragione. 
- Benvenute – disse Biancaneve – avete chiesto di me, possibile? Mi conoscete? 
- Oh certo sì- disse Pippi. 
- Piacere…buongiorno – aggiunse Cappuccetto. 
- Siete due bambine o poco più… 
- Abbiamo 16 e 12 anni. 
- Quanti ne ho io mamma – urlò Pisolo – perché loro sono così alte?! 
- Scusatelo, non ha mai visto bambini della sua età, pensava fossero tutti come lui, adesso…ha capito. 
- Oh! Non sapeva di essere un nano? 
- Cappuccetto come si può sapere di essere nani quando non hai mai visto il tuo contrario? 
- Li metteremo in crisi. 
- In fondo siamo qui per questo. 
- Per mettere …in crisi i miei bambini?!- chiese Biancaneve un po’ turbata. 
- Oh nooo! Ma, in un certo senso…siamo qui per mettere in crisi il sistema. Creare una ribellione, liberare l’infanzia dagli adulti e tu sarai il nostro simbolo … 
- Io?! 
- Certo. Vedi io sono ribelle di natura, Cappuccetto si è ribellata alla fiaba che la voleva vittima del lupo e poi debitrice nei confronti del cacciatore, te invece non ti sei ribellata, hai subito la fiaba così come era stata decisa, mai un moto di ribellione di disubbidienza, insomma Biancaneve, te sei l’esempio negativo da non seguire… 
- Insomma Biancaneve, se tutte le bambine si comportassero come te non ci sarebbe progresso femminino… 
- Esatto Cappuccetto! 
Ecco, fu Biancaneve ad entrare in crisi; aveva sempre pensato che la sua vita fosse felice o, comunque, l’unica per lei e adesso queste due bambine che potevano essere sue figlie la consideravano l’esempio negativo per il progresso delle donne. Biancaneve cadde svenuta, come dormisse. Come avesse di nuovo mangiato la mela avvelenata.


La Luna dei Fratelli Grimm


La Luna
"C'era una volta un paese, dove la notte era sempre buia e il cielo si stendeva sulla terra come un drappo nero, perché non sorgeva mai la luna e neppure una stella brillava nelle tenebre. Durante la Creazione, era bastata la luce notturna. Una volta quattro giorni lasciarono il paese per girare il mondo e arrivarono in un altro regno dove, la sera, quando il sole era scomparso dietro i monti, c'era su una quercia una palla lucente, che stendeva dappertutto una luce soave. E si poteva vedere bene e distinguere ogni cosa, anche se quel lume non risplendeva come il sole. I viandanti si fermarono e domandarono a un contadino, che passava di là col suo carro, che luce fosse mai quella: - È la luna! - rispose: - il nostro sindacato l'ha comprata per tre scudi e l'ha attaccata alla quercia. Tutti i giorni deve tenerla pulita e versarci dell'olio, perché arda sempre chiara, per quello gli diamo uno scudo alla settimana. Quando il contadino se ne fu andato, disse uno dei quattro: - Questa lampada ci potrebbe servire; al nostro paese abbiamo una quercia che è grossa come questa, dove potremmo appenderla. Che gioia, se di notte non dovessi andare tastoni al buio! - Sapete? - disse il secondo: - andiamo a prendere carro e cavalli e portiamo via la luna. Qui possono comprarsene un'altra. - Io sono bravo ad arrampicarmi - disse il terzo - la porterò giù -. Il quarto andò a prendere un carro coi cavalli; e il terzo si arrampicò sull'albero, fece un buco nella luna, ci passò una fune e là tirò giù.

Quando la palla lucente fu sul carro, la coprirono con un panno, perché nessuno s'accorgesse del furto. La portarono felicemente nel loro paese e la misero su un'alta quercia. Vecchi e giovani si rallegrarono quando la lampada nuova cominciò a spandere la sua luce su tutti i campi e nei riempì stanze e staffette. I nani vennero fuori dai crepacci, i piccoli gnomi, nei loro giubbetti rossi, danzarono il girotondo sui prati. I quattro compagni rifornivano la luna di olio, la smoccolavano, e ogni settimana ricevano il loro scudo. Ma diventarono vecchi; e quando uno di loro si ammalò e sentì avvicinarsi la morte, ordinò che un quarto della luna fosse sotterrato con lui come sua proprietà. Quando fu morto, il sindaco salì sull'albero e con i forbicioni tagliò via un quarto di luna, che fu posto nella bara. La luce della luna diminuì, ma impercettibilmente. Quando morì il secondo, gli fu dato il secondo quarto, e la luce scemò ancora. Diventò ancora più fioca dopo la morte del terzo, che si prese anche lui la sua parte; e quando fu seppellito il quarto, tornò l'antica oscurità. La sera, se la gente usciva senza lanterna, cozzavano gli uni contro gli altri.Ma quando le quattro parti della luna si ricongiunsero all'inferno, dove sempre avevano regnato le tenebre, i morti divennero inquieti e si destarono dal loro sono. Si meravigliarono di poter ancora vedere: a loro bastava il lume di luna, perché i loro occhi si erano così indebolitai, che non avrebbero più sopportato lo splendore del sole. Si alzarono tutti allegri e ripresero le antiche abitudini. Alcuni giocavano e ballavano, altri correvano nelle osterie e là ordinavano vino, si ubriacavano, e strepitando e litigando, alla fine passavano i bastoni e si picchiavano. Il baccano cresceva sempre, finché arrivò su in cielo. San Pietro, il portinaio del paradiso, credette che l'inferno fosse in rivolta; e radunò le schierare celesti, perché respingessero il Nemico, se coi suoi compagni avesse tentato di dare l'assalto alla dimora dei beati. Ma siccome non arrivavano mai, montò a cavallo e, per la porta del paradiso, scese all'inferno. Là chetò i morti, li fece coricare di nuovo nelle loro tombe, e si portò via la luna, che appese su in cielo".
Tra la raccolta completa dei Fratelli Grimm, la fiaba La Luna, è una tra le meno conosciute; la sua bellezza però non è sfuggita ad Italo Calvino che così la descrive: 
“Se dovessimo dichiarare quale è per noi la storia più bella del libro, e la più completa di tutte le anime che lo compongono, diremmo che è La luna: mito cosmogonico pagano, novella paesana, iconografia medievale dell’al di là cristiano, comicità dell’assurdo, sono concentrati in un paio di pagine dove la “voce” popolare e la sofisticazione letteraria fanno una cosa sola.”(Sulla Fiaba, ed. Oscar Mondadori).
Quattro amici (i giorni) rubano la luna per far luce al loro paese al buio, ma quando muoiono, ognuno se ne porta via un quarto e tutto torna nelle tenebre.
I quattro protagonisti, quando vedono la luna per la prima volta, non ne conoscono ancora il nome e lo domanderanno ad un contadino che rivelerà l’identità di quell’entità luminosa; nel contadino possiamo identificare la cultura popolare depositaria della tradizione, della conoscenza, dei culti pagani contaminati con la cultura cristiana. Ma chi sono i quattro protagonisti? Possiamo, probabilmente, dire che sono i giorni e che, in seguito, si identificheranno con le quattro fasi della luna, infatti, alla loro morte (la fine del giorno) se ne andrà anche il rispettivo quarto di luna; alla morte di tutti e quattro si avrà la fase della luna nera. Come dice Calvino è un vero e proprio “mito cosmogonico pagano”. La luna nera viene chiamata anche luna nuova: muore ma è destinata, lo sappiamo con certezza, che tornerà, quarto dopo quarto, ad essere piena. Così, dopo la morte e il suo soggiorno all’Inferno, San Pietro la riprende e la porta in cielo. La luna è risorta e, supponiamo, fosse piena.  In effetti questa fiaba, sintetizza nel suo corpo, elementi religiosi cristiani (la Creazione, San Pietro, il Paradiso); elementi legati al concetto medioevale dell’aldilà (in particolare la scena dei dannati all’Inferno). Anche i quattro amici finiranno all’Inferno, rei di aver rubato la luna e di aver peccato di avidità, avendo voluto portare nella bara la loro parte di luna.
Una fiaba che possiede le caratteristiche della leggenda nell'intento di spiegare la nascita delle fasi lunari.

Cappuccetto Rosso e il Club armato per la Libera Infanzia (2° parte)

- Ciao Cappuccetto sono la nonna mi riconosci?-
- Certo nonna, sei così secca però.-
- Per colpa tua Cappuccetto, ma non importa ormai il mio corpo non mi serve più, sto bene così, mi dispiace che il lupo si sia nutrito poco con me poveretto.-
- Lo sai che il cacciatore lo ha ucciso?-
- No, non lo sapevo. Lo ha ucciso ma non era necessario, ormai ero morta, il lupo è morto senza motivo. Comunque non sono qui per parlare di morti, si parla sempre della vita e del futuro anche da morti, sai è bello quello che stai facendo con il tuo club.-
- Davvero nonnina? -
- Sì molto bello. Ma pensate di poter veramente rinunciare agli adulti?- 
- Loro non vanno bene - disse Cappuccetto drasticamente. 
- In effetti non sono granché, anch’io da piccola ero meglio che da adulta; anche i cuccioli da grandi possono diventare leoni e attenta… quella Pippi è già più grande di te…-
Cappuccetto si svegliò di soprassalto. Era in una stanza piena di fiori di carta, tende di pizzo ed una scimmietta stava saltando dal lampadario alla finestra, era la casa di Pippi, ora ricordava bene, era sua ospite. Era agitata, inutile nasconderlo, il sogno sembrava così vero; si alzò e andò a sbirciare nella stanza di Pippi:
La casa di Pippi Calzelunghe
illustrazione di Ingrid Vang Nyman 
- Ehy sorella, che fai la sonnambula? -
Cappuccetto allargò le pupille, Pippi stava dondolandosi sull'amaca nel soggiorno, le sue lunghe scarpe le coprivano la bocca ma a Cappuccetto sembrò stesse mangiando una mela. 
- Eh? No, macché, avevo sete -
- Bevi. Vuoi una mela? E’ buona o pensi che sia avvelenata? -
- Oh, no grazie non mi va, anche se sembra buona. -
- Ho capito non ti fidi. Ti hanno raccontato anche a te di quella Biancaneve? -
- No, chi è Biancaneve? -
- E’ una nostra sorellina, certo non è furba come me e te, bisognerebbe darle una mano.-
- Perché che cosa ha? -
- Ha sposato un principe, la scema. Adesso ha 7 figli, tutti maschi, Pisolo, Mammolo, Cucciolo e non so bene chi altro…7 principi che si stanno facendo la guerra per la successione al trono e lei, poveretta che soffre nel vedere i figli farsi la guerra- 
- Una vera sorellina, ma la mela che c’entra? -
- Gliel’ha fatta avere il Principe con la complicità di una strega-regina; era avvelenata e così la poverina ha accettato passivamente di sposarlo, di seguirlo e fare tutti quei bambini ribelli e assetati di potere.- 
- Sai dove vive? -
- Vive…soffre piuttosto. Con il mio cavallo ben nutrito di biada la raggiungiamo in meno di un’ora. Sai anche se non ha figlie femmine, il che non ci porta alcun vantaggio, è però dal punto di vista dell’immagine importante, insomma una mamma di sette figli è utile per il nostro Club armato per la Libera Infanzia. 
- Ma lei è troppo adulta 
- Dicono che abbia un viso candido, come la neve, da qui il nome, e un corpo molto esile, può passare per una di 16 anni. 
- 16 anni con 7 figli, ma dai!
- Misteri e magie delle fiabe, sorella Cappuccetto.
Pippi e Cappuccetto si misero in cammino, di bosco in bosco, dovevano arrivare al castello del Principe Azzurro.
- Lei Biancaneve e lui Azzurro, e i figli come saranno, celestini?
- Ma secondo te perché è solo azzurro? Pensi che non sia di sangue blu? 
- Forse è decaduto. 
- Ah, non ci avevo pensato. 
- Signore, scusi, sa dove si trova il Castello del Principe Azzurro? Chiese Pippi. 
Cappuccetto si voltò e vide il signore. Era un cacciatore, in un lampo ripiombò nell’infanzia in quel giorno in cui il suo cacciatore voleva mandarla verso la morte per poi diventare un eroe. Si irrigidì. Il cavallo lo percepì e si imbizzarrì. 
- Ehy, buono, buono. 
- Andiamo via – disse Cappuccetto. 
Il cacciatore la guardò come la riconoscesse. Cappuccetto lo fissò e poi disse: 
- Ti hanno trasferito per scarso rendimento? 
- Lo so, con te ho sbagliato, ma non sono più quello di una volta. 
- So che hai ucciso anche il lupo ma sei arrivato tardi e la nonna era già morta da tempo. 
- Non infierire sulle sconfitte degli altri Cappuccetto, invecchierai anche tu. Oggi sono a posto con la mia coscienza; non uccido più né persone né lupi. Mi avete chiesto del castello del Principe, è laggiù, appena gira il sentiero c’è una diramazione, prendete il sentiero ricoperto di sassi vi porterà direttamente al castello e lì, Cappuccetto, troverai Biancaneve che io ho salvato dalla cattiveria della Regina che mi aveva ordinato di ucciderla. 
- Vuoi dire che ti sei ribellato?! – esclamò Pippi 
- No, non mi sono ribellato, ho scelto di essere libero di stare bene con me stesso. Andate adesso bambine. 
- Hey!-
- Ragazze
- Hey!
- Donne?!
- Guerriere.
Ripresero il cammino.
(continua)

Cappuccetto Rosso e il Club armato per la Libera Infanzia

Intanto che si inoltrava nel bosco Cappuccetto Rosso pensava a quanto fosse snaturata sua mamma. Già, l'aveva mandata tutta sola dalla nonna pur sapendo che nel bosco avrebbe potuto incontrare il lupo, <<cattivo>>, aveva detto ma, se il lupo era cattivo, allora sua mamma com'era? Snaturata, per il momento, era l'unico aggettivo che le venisse in mente anche perché, in quello stato d'animo, aveva ben altro a cui stare attenta che non ai suoi pensierini esistenziali. Non le aveva dato nemmeno, non dico un revolver, ma almeno un coltello da macellaio, quello sì! Cappuccetto Rosso pensava che se fosse scampata a quell'incubo, per i sadici, fiaba, avrebbe fondato il piccolo club delle bambine armate, sì, perché, rifletteva Cappuccetto, sarebbe opportuno che una bambina ricevesse per il suo sesto compleanno il primo coltellino a scatto. E poi questa nonna! vecchia, mezza rimbambita da non saper distinguere la voce del lupo da quella della sua unica, dico, unica nipotina si ostina a voler vivere quaggiù, fuori dal mondo, tra lupi e stradelli del cavolo. Ma via! 
Cappuccetto Rosso pensò bene di tornare indietro. 
Strada facendo incontrò il cacciatore, 
- Ma Cappuccetto- le si rivolse il cacciatore, - stai andando dalla parte opposta -. 
- Opposta a che?- domandò Cappuccetto assai alterata. 
- Opposta rispetto alla fiaba, è laggiù che si svolge la faiaba. Vedi: la casa della nonna e lì, dietro quel cespuglio, il lupo che sta aspettando il momento per entrare in azione, mangiare la nonna e poi te. Capito?- 
-E allora vai ed uccidilo - gli disse Cappuccetto. 
-Ma nooo!- rispose il cacciatore - lo devo uccidere dopo che vi ha mangiate poi vi farò uscire dalla sua pancia -. 
- Ma, per tutti i folletti del bosco, uscirò fuori tutta morsicata! Ma chi lo ha scritto questo incubo?- 
- Fiaba, Cappuccetto, fiaba!- 
- Dario Argento? Eh, ho indovinato, è Dario Argento vero?-
- Chi è, chi è! lascia stare queste quisquilie -. 
Be' è ovvio, rifletté Cappuccetto Rosso, lui in tutta questa storia, incubo, fiaba o quello che vuole ci fa la sua bella figura no? Arriva, uccide, sventra ci salva e noi, donne e bambini, a far la figura dei fessi, no io mi rifiuto di fare questa parte: 
-Ciak!- gridò Cappuccetto, - per quel che mi riguarda non si gira più -. 
Grazie a questo colpo di scena saltò fuori scena e poté realizzare il suo sogno: in soli tre mesi il club delle bambine armate divenne così influente sulla vita politica del paese che le piccole donne, le piccole donne crescono e Pippi Calzelunghe si fecero socie del club Cappuccetto & C. e insieme si batterono per i nuovi princìpi pedagogici che, diminuendo i diritti parentali, davano autonomia alle bambine vispe. 
L'incontro impossibile
Stava presenziando ad una riunione del club quando ricevette la notizia che la nonna, che da tre mesi aspettava il cestino con il cibo, era morta di fame e di stenti ed era talmente rinseccolita che anche il lupo aveva avuto poco da leccarsi i baffi con quegli ossi secchi secchi del cadavere della nonna, ex - nonna. Cappuccetto prese la parola e con voce contrita fece notare come il mondo si fosse sempre retto sulle bambine disarmate e, come esse si assentavano per un po', quello stesso mondo andava a farsi benedire o, forse meglio, seppellire. Questo primo lutto giustificò la prima fase della vita del club. 
- Sorelline, sorelle con la morte della mia amatissima nonna materna posso dirvi che il passato è morto e sepolto-. 
Il pubblico applaudì Cappuccetto. 
- Vorrei che fosse rispettato un minuto di silenzio per la sua memoria; questo sarà l’ultimo minuto di silenzio perché da qui in poi sarà difficile farci tacere. 
Le sorelline si fermarono ma i loro occhi invece che tristi e commossi, brillavano per l’emozione che in loro aveva suscitato quel sarà difficile farci tacere. Sentivano di aver trovato un leader, un po’ ridicolo con quel cappuccio rosso, ma ben presto capirono che quello era solo l’aspetto esteriore della sua grande e straordinaria personalità. Certo, non sarebbero mai andate da un medico, da un negoziante conciato in quel modo, ma cappuccetto stava su un palco, poteva farlo, e poi un giorno – pensavano – potremmo anche noi essere così eccentriche se ci conquisteremo il palco
- Sorelline, sorelle, prima di dirvi quale sarà lo scopo principale della nostra associazione voglio presentarvi alcuni fra i quali mi hanno per primi dato il loro supporto: prima fra tutte, lei, Pippi. 
Le sorelline applaudirono, compiaciute notarono anche in Pippi quella forte personalità che si vedeva dalle calze lunghe e di due colori diversi, una verde una arancione.
- Io come sapete – continuò Cappuccetto – sono fuggita dalla fiaba, rifiutandomi di reggere certe trame stabilite, e così ho rinunciato a mia madre, sono diventata una pseudo-orfana; Pippi invece è da sempre orfana, per lei ha scelto il destino, ma quella è stata l’unica volta che il destino si è permesso di intervenire nella sua vita; Pippi ha imparato ad aprirsi una strada nella vita, Pippi è forte, è indipendente, è coraggiosa, conosce le arti marziali, ha una grande immaginazione. L’ho scelta come mio braccio destro e se voi la voterete questo renderà la nostra una grande associazione democratica. 
- Sì, sì, vogliamo Pippi, sì .- 
Cappuccetto fece un cenno e Pippi le si avvicinò commossa: 
- Grazie, sorelline – 
Applausi, grida. 
- Ho 16 anni e vedo che sono più grande di tante di voi, metterò la mia esperienza al vostro servizio. Metterò a disposizione il mio cavallo, dato che siamo tutte senza patente sarà l’unico modo per spostarci, ehiy sorelline, mica avrete paura dei cavalli? 
- Noo, noo! – 
- Metterò a disposizione anche la mia casa, non possiamo rimanere a vita in questa scuola elementare che abbiamo occupato, è ridicolo con questi fiorellini attaccati alle pareti, le lettere dell’alfabeto ed ehy sorelline mica vorrete continuare a stare sedute sui banchi di formica? 
- No, no, brava Pippi!- 
- A casa mia ci sono le tovaglie all’uncinetto sui tavoli, le tende di pizzo alle finestre ed, ehy sorelline, è sempre ora della ricreazione! 
- Sì, sì andiamo a casa di Pippi.- 
- Calme, calme, sorelline – intervenne Cappuccetto – capisco che Pippi è travolgente e il suo essere travolgente va di pari passo alla sua generosità, ma terminiamo prima questa nostra riunione, arriviamo almeno al suo scopo. 
Applausi, pochi. A molte non era piaciuto che Pippi venisse interrotta, ma alcune tra quelle che avevano applaudito apprezzavano la tranquillità e il coraggio meno sbandierato di Cappuccetto che comunque aveva lasciato la famiglia per l’incognito. 
- Non vi dirò ancora la strategia ma vi dirò la meta.- 
Cappuccetto guardò Pippi, l’unica a conoscenza della meta. 
- Abbiamo fondato questo club, grazie al nostro club, vi prometto sorelline che entro un anno sarà istituito il Club armato per la Libera Infanzia.
(continua)

Troppo vecchio per domani? "I musicanti di Brema", "Il Vecchio sultano" e "Il Vecchio lampione"

Il vecchio Sultano (Grimm) 
Un contadino aveva un cane fedele di nome Sultano, che era diventato vecchio e non era più in grado di acchiappare nulla. Un giorno il contadino si trovava in cortile con la moglie e diceva -Domani ucciderò il vecchio Sultano: non è più buono a nulla- La donna ebbe compassione della povera bestia e rispose: -Ci ha serviti fedelmente per tanti anni! Potremmo continuare a mantenerlo per carità-. -Ma che dici?- replicò l'uomo -sei matta: non ha più un dente in bocca, e nessun ladro potrebbe averne paura; ci ha serviti e in cambio ha avuto buoni pranzetti. Adesso che non è più buono a nulla è ora che se ne vada.- Il cane, che era disteso lì vicino e aveva sentito tutto, si spaventò ed era triste che l'indomani fosse il suo ultimo giorno…continua 

I musicanti di Brema (Grimm) 

Un uomo aveva un asino che lo aveva servito assiduamente per molti anni; ma ora le forze lo abbandonavano e di giorno in giorno diveniva sempre più incapace di lavorare. Allora il padrone pensò di toglierlo di mezzo, ma l'asino si accorse che non tirava buon vento, scappò e prese la via di Brema: là, pensava, avrebbe potuto fare parte della banda municipale...continua

Il vecchio lampione (Andersen) 

Era un buon vecchio lampione, che per moltissimi anni aveva prestato servizio, ma ora doveva essere scartato. Era l'ultima sera che stava sul palo a illuminare la strada, e gli sembrava di essere una vecchia comparsa di balletto, che balla per l'ultima volta e sa che l'indomani resterà in soffitta. Il lampione aveva una paura terribile per l'indomani mattina…continua 
I musicanti di Brema di Paolo Domeniconi
Il domani è ciò che preoccupa il futuro dei vecchi, protagonisti di queste tre fiabe. 
I protagonisti de I Musicanti di Brema sono quattro animali che hanno aiutato l’uomo nel suo lavoro e nella gestione della loro quotidianità, ma, arrivati ad essere vecchi e inutili sono destinati ad essere uccisi. E’ a questo punto che in uno di loro, l’asino per primo, scatta la ribellione (mista a paura e, diciamo pure, mista alla certezza di non avere alternative), l’asino sa che può fare musica! Deve andare a Brema, spostarsi per sapere che può fare musica e non diventare, come vorrebbe il suo padrone, pelle per un tamburo. Lui sa di poter fare musica e non essere destinato ad essere battuto come un tamburo. Incontrerà un cane, un gatto e un gallo che si uniranno a lui per raggiungere Brema. Dirà l’asino al Gallo: "Macché‚ Cresta rossa,vieni piuttosto con noi, andiamo a Brema; qualcosa meglio della morte lo trovi dappertutto; tu hai una bella voce e, se faremo della musica tutti insieme, sarà una bellezza!". A Brema non ci arriveranno perché la loro fortuna la incontreranno prima, ma se non avessero cercato di fare musica? 
Il lampione aveva una paura terribile per l'indomani mattina…ci dice Andersen. Forse tutti i lampioni hanno paura dell’indomani mattina perché la mattina arriva la luce del sole e i lampioni si spengono, ma il vecchio lampione era in attesa della sua ultima mattina. Lo avrebbero mandato ad illuminare la periferia o sarebbe stato fuso? Chissà! Forse è ancora lì, non si sa mai che i quattro che vogliono andare a Brema passino nella sua strada e possano aver bisogno della sua luce?
Altro mio post: Animali nelle fiabe: l'Asino

Calimero, un perdente immortale.

Calimero (che quest'anno festeggia 50 anni di età) non è un personaggio delle fiabe, certo sarebbe potuto piacere molto ad Hans Christian Andersen, essere perfino un personaggio uscito dalla sua fantasia malinconica. Calimero è infatti un perdente, un escluso ma anche se, nato per rappresentare i perdenti, ne è diventato il simbolo fino a divenire immortale. 
Le storie di Calimero in "versione" libro
Forse il suo disegnatore, Toni Pagot, pensò a qualcosa di piccolo, non solo per dimensioni, ma che suggerisse l'idea del "non ancora cresciuto" e disegnò un pulcino; forse immaginò un colore associato alla negatività e lo colorò di nero. Nero come la sfortuna. E infatti, per il volere dello stesso Pagot, Calimero doveva essere sfortunato e perdente. Ma nero anche come lo sporco e, fu così, che per 11 anni - dal 1963 al 1974 - il pulcino Calimero è stato il protagonista indiscusso della pubblicità del detersivo Ava. Per decenni, genitori e bambini hanno aspettato gli episodi di Calimero, come oggi, molti seguono le vicende dei personaggi delle soap opera, ma quest'ultimi sono vincenti, fisicamente perfetti. Niente a che vedere con i protagonisti del Carosello anni '60; si pensi, per esempio, ad un altro celebre protagonista, Cimabue: un frate imbranato e maldestro, un po' il precursore del cinematografico Ragionier Fantozzi, che ad ogni guaio che causava i frati del convento beffeggiavano: Cimabue, Cimabue fai una cosa ne sbagli due, e lui impegnato a rialzarsi da terra o dimenandosi impigliato tra i rami di un albero ribatteva: Stai zitta cagnara, sbagliando s'impara. Disavventure raccontate in rima che rendevano familiari i personaggi. 
E il pulcino nero, invece, eterno ultimo nelle gare come a scuola con la sua vocina piola e lamentevole del doppiatore Ignazio Colnaghi :“Che ingiustizia però...Tutti se la prendono con me perché sono piccolo e nero'' , interveniva l'Olandesina, personificazione di tutte le casalinghe italiane, lo consolava "Non sei piccolo sei solo sporco", lo accoglieva nelle sue mani e lo lavava; diventato bianco, compiaciuto e soddisfatto Calimero concludeva con Ava come lava!
"Quando un personaggio genera un nome comune - ha scritto Umberto Eco - ha infranto la barriera dell’immortalità ed è entrato nel mito: si è un calimero come si è un dongiovanni, un casanova, un donchisciotte, una cenerentola, un giuda". 

La danza degli gnomi

Nella fiaba La Danza degli Gnomi di Guido Gozzano si racconta di una donna che ha una figlia Gordiana e una figliastra Serena. Abitano in castello principesco a tre miglia dal villaggio e la strada attraversava un crocevia, tra i faggi millenari di un bosco; qui, nelle notti di plenilunio, piccoli gnomi danzano in tondo e fanno beffe terribili ai viaggiatori notturni. La matrigna, una notte manda Serena al villaggio. Serena, incontra gli gnomi che danzano, sono gobbi e sciancati come vecchietti, piccoli come fanciulli, hanno barbe lunghe e rossigne, giubbini buffi, rossi e verdi, e cappucci fantastici. Danzavano in tondo, con una cantilena stridula, accompagnata dal grido degli uccelli notturni. Serena è impaurita al pensiero di passare fra loro; eppure non c'è altra via e non può ritornare indietro senza il libro di preghiere che la matrigna le ha ordinato di andare a prendere in chiesa. Appena la vedono, quelli verdi si separano da quelli rossi e fanno ala ai lati della strada, come per darle il passo. E quando Serena si trova fa loro la chiudono in cerchio, danzando. Uno gnomo le offre un fungo e una felce. "Bella bimba, danza con noi!" "Volentieri, se questo può farvi piacere..." E Serena danza al chiaro della luna, con tanta grazia soave che gli gnomi si fermano in cerchio, estatici ad ammirarla. Disse uno gnomo: "E che una perla le cada dall'orecchio sinistro ad ogni parola della sua bocca." Un altro: "E che si converta in oro ogni cosa ch'ella vorrà”. E fu sempre così, ogni volta che parlava le sue parole si trasformavano in perle e tutto ciò che toccava diventava d’oro e pietre preziose.



La bella Serena avrà sentito questa musica?



La Danza degli Gnomi (1863) dell’ungheree Franz Liszst.  
Il brano riproduce il saltellare e il piroettare degli gnomi danzanti. 
Al pianoforte György Cziffra (1921-1994).

Ma chi sono questi spiritelli danzanti che offrono funghi e rami di felci?
E' probabile che siano la personificazione degli spiriti dei boschi che secondo Greci e Latini difendevano gli alberi e abitavano nei tronchi o fra i rami. Il termine "gnomo" venne introdotto nella magia rinascimentale e nell'alchimia da Paracelso proprio per indicare uno spirito che risiede dentro la terra mentre, successivamente, il termine è stato adottato nel folklore europeo per indicare spiritelli legati alla terra. Secondo Paracelso possono spostarsi all'interno del terreno con la stessa facilità con cui gli uomini camminano sopra di esso, mentre i raggi del sole hanno il potere di trasformare gli gnomi in pietra. Sono di indole positiva e allegra, piantano i semi di nuovi alberi, hanno cura del sottobosco, delle radici e si occupano dei piccoli animaletti in difficoltà.