Il Mondo Sottoterra, da La novellaja fiorentina (Napoli 1871) di Vittorio Imbriani

Tre figli rimasti orfani, si mettono in viaggio in cerca di fortuna; durante il viaggio si imbattono sull’inaspettato e come sappiamo, nelle fiabe l’inaspettato apre infinite possibilità. Ma che cosa è questo oggetto inaspettato? Semplicemente una lapide con su scritto: “Il Mondo Sottoterra”. Un segno o un segnale che indica una via da prendere, verso un mondo sconosciuto e misterioso.
Il Vecchio e il Bambino, opera di Roberto Metz (il
sito dell'autore)
Accettare di intraprendere questo percorso sconosciuto richiede audacia. Dopo vari tentativi, solo il Fratello minore avrà il coraggio di raggiungere il fondo del mondo sotterraneo dove incontra un vecchio che lo istruisce sul come comportarsi e quali pericoli corre: nel palazzo abita un gigante che tiene prigioniera una Regina, ma, se il giovane sarà coraggioso, riuscirà ucciderlo e a liberare la fanciulla. Il vecchio consegna al giovane le chiavi per aprire le sette porte del palazzo ed una falce per ammazzare il gigante. La figura del vecchio è onnipresente nelle fiabe: qui è il vecchio che tramanda le sue conoscenze al giovane inesperto; lo invita a mettere attenzione lì dove il giovane potrebbe, per l’età, agire con incoscienza. E’ il vecchio che cede, come in una sorta di eredità, o passaggio di testimone, i mezzi per poter raggiungere con successo la sua impresa: sette chiavi (per la simbologia del n° 7 vedi post su Biancaneve e i 7 nani) ed una falce. Prima dona le chiavi e poi la falce perché è in questa sequenza che andranno utilizzate, la loro utilità sarebbe nulla se il giovane non seguisse questa successione.
Così il giovane apre sette porte con le chiavi magiche, incontra il gigante, lo uccide con la falce. Libera quindi la Regina prigioniera, raccoglie le ricchezze del palazzo, e carica tutto nella cesta con cui è stato calato giù dai fratelli. Ma i fratelli, tirati su la donna e l'oro, dividono tra loro il bottino e abbandonano il fratello minore al suo destino.

Enrichetto dal Ciuffo e lo spirto gentil...


Immagine tratta da Il mio Amico ed Garzanti 1960
Enrichetto dal Ciuffo nasce brutto, talmente brutto che a stento si riesce a capire se si tratti di un essere umano. Ma l’“umano” che interessa alle fiabe non si rispecchia nell’aspetto fisico ma nell’essere interiore. La bellezza non può essere esclusivamente estetica ma anche, forse soprattutto, etica. In Enrichetto l’etica è generosità: nasce brutto ma di raffinate doti morali le quali saranno trasmesse, incondizionatamente, a colei che lo amerà, questo gli predice una fata presente il giorno della sua nascita. La fata, è legata al destino, prevede e, come una delle Parche, trama i fili del nuovo essere umano venuto al mondo. Sarà la stessa fata, che assisterà alla nascita della futura sposa di Enrichetto, una bambina bellissima ma alla quale la Natura (o la Fata?) ha negato la grazia e l’intelligenza, a predire che s’innamorerà di un uomo che le trasmetterà tutta l’intelligenza - “spirito” - di cui lei è al momento sprovvista.
E così, Enrichetto sarà amato da una fanciulla bellissima ma stupida; il loro incontro darà origine ad una lei bella e raffinata ed un Enrichetto amato per la sua bellezza interiore, mentre la bruttezza fisica sparirà, ma solo agli occhi della futura sposa:
Fu detto fra le altre cose, che gli occhi di lui, che erano guerci, le parvero più brillanti; e che finisse col mettersi in testa che quel modo storto di guardare fosse il segno di un violento accesso di amore: e che perfino il naso di lui, grosso e rosso come un peperone, accennasse a qualche cosa di serio e di marziale.