Animali da fiaba: l'Oca e Mamma l'Oca di Perrault

Geb dio egizio della terra che,
trasformato in oca, 
fa nascere
 il sole covando un uovo.
Un tempo l'oca veniva preferita ai cani per la sua innata propensione nel prevedere pericoli ed invasioni di estranei, era spesso alla guardia di una casa (pensiamo alle celebri oche del Campidoglio) da sempre a contatto con l’uomo, ha però mantenuto la sua aggressività e la sua regalità.  
Tra gli Egizi, l'oca è fra i volatili "da cortile" più comuni - lo stesso cigno è detto "oca del Nilo" – e, forse per il candore delle sue piume la si definisce "figlio di re", facendone il simbolo geroglifico del ka del faraone. Riesce a destreggiarsi fra tre delle quattro aree cosmiche: cielo (è volatile), terra (instancabile camminatore) e acqua (è nuotatore). Il suo lento e cauto volo servì da paragone al primo grado dell’ascesi buddista, divenne simbolico attributo della ninfa Ercina:
un giorno, giocando con Proserpina nel bosco sacro di Trofonio, si lasciò scappare un'oca con cui Proserpina era solita dilettarsi. Ercina inseguì l'oca che andò a nascondersi sotto una pietra. Tolta la pietra, Ercina notò che cominciò a sgorgare dell'acqua il cui flusso formò poi una sorgente e quindi un fiume a cui fu dato il nome di Ercina. In questo punto fu in seguito costruito un piccolo tempio con un simulacro di Ercina con in mano l'oca (da wikipedia).

La Ragazza Mela, Italo Calvino (trama ed analisi)

C’erano una volta un re e una regina che non avevano figli. La regina camminando per il giardino e vedendo un bellissimo melo, si chiedeva sempre perché lei non potesse fare figli, come il melo faceva le mele. Successe che alla regina nacque una mela, così bella e colorata come non se n’erano mai viste. Il re la mise in un vassoio d’oro sul suo terrazzo. Di fronte al palazzo di questo re ce n’era un altro, abitato anche questo da un re. Questi, un giorno che stava affacciato alla finestra, vide, sul terrazzo del re di fronte, una bella ragazza bianca e rossa come una mela che si lavava e pettinava al sole. Lui rimase a guardarla a bocca aperta, perché non aveva mai visto una ragazza così bella. La ragazza però, appena si accorse di essere guardata, entrò in una mela e sparì. Il re se n’era innamorato. Pensa e ripensa andò a bussare al palazzo:
“Maestà, avrei da chiederle un favore “
“ Volentieri !Se tra vicini si può essere utili “ disse la regina 
“Vorrei quella mela che avete sul terrazzo “
“Ma che dite maestà ? Non sapete che io sono la madre di quella mela e che ho sospirato tanto perché nascesse? “
Il re tanto insistette che non gli si potè dir di no, per mantenere l’amicizia. Così lui portò la mela a casa sua e le preparò tutto per lavarsi e pettinarsi. La ragazza tutti i giorni usciva dalla sua mela per lavarsi e pettinarsi; il re la guardava. Altro non faceva la ragazza: non mangiava e non parlava, solo si lavava e si pettinava, poi tornava nella sua mela. Quel re abitava con una matrigna, la quale, vedendolo sempre chiuso in camera, incominciò ad insospettirsi e a chiedersi perché il figlio stesse sempre nascosto.Venne l’ordine di guerra e il re dovette partire; gli piangeva il cuore al pensiero di lasciare la sua mela. Chiamò il suo suddito più fedele e gli lasciò la chiave della sua camera raccomandandogli di non far entrare nessuno nella stanza. Il servitore preparò tutti i giorni l’acqua e il pettine per la ragazza della mela. Appena il re fu partito la matrigna si diede da fare per entrare nella sua stanza. Fece mettere dell’oppio nel vino del servitore e, quando si addormentò, gli rubò la chiave. Aprì e frugò tutta la stanza e più la frugava meno trovava. C’era solo quella mela in una fruttiera d’oro. La regina prese lo stiletto e si mise a trafiggere la mela. Da ogni trafittura uscì un rivolo di sangue. La matrigna si prese paura, scappò e rimise la chiave nella tasca del servitore addormentato. Quando il servitore si risvegliò, non si raccapezzava di cosa fosse successo. Corse nella camera del re e la trovò allagata di sangue. 
"Povero me! Cosa devo fare?"

A oriente del sole e ad occidente della luna

A oriente del sole e a occidente della luna è una fiaba classica della Norvegia, raccolta dallo scrittore e studioso di folclore Peter Abjornesen (1812-1855) e dal vescovo ed esperto di teologia Jorgen Engerbrestsen Moe (1813-1882), considerati i “Grimm della Norvegia”.
“Un giovedì sera alla fine dell’autunno”, un grosso orso bianco bussa alla casa di un contadino molto povero e con una famiglia molto numerosa. Chiede di portare con sé la bella figlia minore con la promessa di donare grandi ricchezze a tutta la famiglia. Il contadino, ascoltata la figlia, la consegnerà all'orso. A cavallo dell’orso, la ragazza arriverà in uno splendido palazzo, dove viene servita e trattata con premura. Ogni sera, dopo che si è coricata, qualcuno la raggiunge nella sua stanza e dorme accanto a lei, ma se ne va prima dell’imbrunire e lei non può vederlo in volto. Quando un giorno, la fanciulla è condotta a far visita ai genitori e ai fratelli, la madre le consiglia di verificare che non sia un troll quello che la raggiunge ogni notte. Benché l’orso l’abbia messa in guardia contro i consigli materni, la notte successiva lei illumina con una candela l’uomo addormentato, un uomo tanto attraente che non può fare a meno di baciarlo, ma alcune gocce di cera gli cadono addosso e lo svegliano. Deluso, le svela che se solo avesse atteso un anno l’incantesimo che lo trasformava in orso di giorno si sarebbe rotto. Ora invece, è condannato a sposare la figlia della sua matrigna troll. La ragazza non può trattenerlo, le è concesso solo di cercarlo “ a oriente del sole e a occidente della luna, e lei non sarebbe mai arrivata”. A questo punto inizia la ricerca per amore: “Dopo essersi stropicciata gli occhi e aver pianto a lungo, si mise in marcia e camminò per molti, molti giorni, finché…” incontra, una dopo l’altra, tre vecchie donne che le donano rispettivamente una mela d’oro, un arcolaio d’oro e una conocchia d’oro. Chiederà aiuto ai venti che la mandano dall'uno all'altro l’uno all’altro e la conducono per un tratto del suo viaggio verso il luogo impossibile – perché quale mai può essere il posto a est del sole e a ovest della luna? Dopo il vento dell’est, quello dell’ovest e quello del sud, è il più forte e anziano vento del nord che conosce quel luogo. Così, la ragazza trova il palazzo arriva al palazzo dove si trovano il principe e la sua promessa sposa troll, la quale, incuriosita dagli oggetti dorati dono delle tre vecchie, baratta una notte con il principe per ciascuno di essi pur di averli. Furba, però, dà al giovane un potente sonnifero; così, durante le prime due notti, la ragazza non riesce a svegliarlo e farsi riconoscere. Solo la terza notte ci riuscirà perché lui viene avvisato da un gruppo di prigionieri cristiani. Il resto è presto detto e la conclusione della fiaba corre per poche righe. Come da tradizione, il principe mette alla prova la sua futura sposa: deve lavare proprio la camicia sporca di cera. La principessa troll naturalmente è maldestra e non ci riesce, e lei e sua madre scoppiano letteralmente dalla rabbia. Prima di andarsene, il principe e la sua sposa non dimenticano di liberare i cristiani prigionieri. (la trama completa)
La cognizione del tempo nei Paesi nordici è sicuramente diversa da quella dei Paesi dell’area mediterranea, la luce del giorno e il buio della notte sono diversi e, di conseguenza, questo si rispecchia nella cultura popolare. Plinio il Vecchio nella sua Storia Naturale dice a proposito di Tule (isola identificata a volte con parte della Groenlandia a volte con l’Islanda) così descrive quei luoghi: