domenica 17 novembre 2013

La strega e la stufa

Smarritasi nel bosco, una principessa incontra una stufa di ferro in grado di muoversi e di parlare, poiché trattasi in realtà un principe stregato. Quest'ultimo indica alla fanciulla la strada per tornare al castello paterno, facendole promettere di ritornare, liberarlo dalla stufa e sposarlo; la principessa promette e ritorna al castello. Il re, però, non vuole permettere che la sua unica figlia sposi una stufa, così manda una sua serva con indosso gli stessi abiti della principessa, ma la stufa la rimanda indietro. La giovane, messa alle strette, decide di mantenere la parola data, nonostante la riluttanza del padre. Giunta nel bosco, la principessa raschiando il ferro con un pugnale, riesce a liberare il principe, ma non gli promette di sposarlo, poiché, nonostante il giovane sia gentile e di bell'aspetto, ella non conosce i suoi veri sentimenti nei suoi confronti. (da La stufa di ferro, dei fratelli Grimm)
La stufa e la strega.
La strega è spesso inserita in un ambiente domestico: la casetta o capanna, il cibo che prepara all’ospite ignaro, la stufa, il pentolone da cui escono fumi di selvaggina o di pozioni magiche. Secondo l’analisi di Vladimir Propp, la strega offre, ritualmente, il cibo al visitatore che bussa alla porta della sua capanna: può essere il visitatore che la strega vuole aiutare donandogli oggetti magici o l’ospite che la strega è intenzionata a trasformare in un pranzetto; Propp cita le fiabe russe in cui il Principe viene accolto dalla strega e prima di essere da questa interrogato, lei gli offre del cibo, dicendo che solo dopo aver mangiato sarà giusto interrogarlo e sapere qualcosa riguardo alle sue avventure. Nell’ambito europeo non possiamo non pensare alla strega di Hansel e Gretel che apre la porta (di una casetta già appetitosa, in quanto fatta di pan pepato) a due bambini perduti ed affamati che la strega vede come cibo; e anche qui la stufa ricopre un ruolo importante soprattutto nel nostro immaginario.
Hänsel e Gretel in una illustrazione di Theodor Hosemann
Secondo l’analisi di Propp, la stufa (strettamente legata al fuoco che purifica) fa parte di un processo iniziatico. Tra gli aborigeni australiani era uso, per sancire il passaggio dalla fanciullezza all’età adulta, interrare il giovane fino a lasciare fuori solo la testa; questa cavità è proprio la “stufa”. Altri due uomini, accovacciati a terra celebravano il rito della cottura del giovane dentro la stufa. Giunto al termine della “cottura” il bambino era simbolicamente morto ed era nato l’adulto.

Nelle isole del Pacifico credevano che (cita Propp) "l’anima fosse cotta o arrostita in una stufa di terra così come i maiali vengono cotti nella terra e che successivamente fosse messa in un cesto di foglie di palma e portato al dio che il defunto aveva venerato da vivo. Egli doveva essere mangiato ora da quella deità cannibalesca e successivamente, grazie ad un processo inspiegabile, il defunto dilaniato emanava dal corpo della deità e diventa immortale”. In una fiaba russa di Novgorod, un bambino viene mandato a scuola dal “nonnino-del-bosco”; qui le nipoti del nonno accendono la stufa dove il bambino verrà gettato per tre volte perchè solo alla terza volta, quando la stufa raggiunge l’incandescenza, il bambino avrà “compreso” e quindi superato la prova. In un’altra fiaba russa il vecchio del bosco si rifiuta di consegnare il figlio al padre poiché spiegherà: “devo ancora cuocerlo nella pentola”. In entrambe queste fiabe i bambini imparano a trasformarsi in animali e a capirne il cinguettio. Nelle isole Hervey si narra che le anime cadessero nella rete di un essere mostruoso la strega Miru, detta Rossa, per il colore incandescente del suo volto ustionato dal calore della stufa nella quale la strega cuoceva le anime dopo averle nutrite e fatte ingrassare (come il povero Hansel).La stufa, oltre a cucinare e trasformare l'Hansel di turno, cucina e trasforma anche il cibo. Cibo che la strega, come abbiamo detto all'inizio del post, offre all'ospite, Principe, eroe o bambino che sia. Anche l'offerta del cibo riconduce ad un rito di passaggio legato al mondo dei defunti. Pensiamo per esempio alla "tavola delle offerte", che troviamo nel culto egizio, dove veniva collocato il cibo da donare al defunto prima di essere posto nella cripta; al posto del morto veniva utilizzata una statua alla quale, a fine pasto, veniva aperta la bocca, questo faceva simbolicamente affermare che il morto si fosse trasformato in spirito e avesse acquisito le caratteristiche dell'altro mondo. La strega, depositaria di questa ritualità, offre cibo prima di chiedere al suo ospite chi esso sia e quale viaggio stia percorrendo: verso la vita o il mondo dei morti? E' un personaggio da trasformare in una sua personale evoluzione o il suo percorso termina in quella capanna, trasformato nel pranzetto della strega?
Altro post: Il cibo nelle fiabe

domenica 3 novembre 2013

La Bella addormentata, Biancaneve e ... tutti dormono felici e contenti

“L'uomo moderno vive nel sonno; nato nel sonno, egli muore nel sonno. […] che cosa può conoscere un uomo che dorme? Se ci pensate, ricordandovi nello stesso tempo che il sonno è la caratteristica principale del nostro essere, subito vi diverrà evidente che un uomo, se vuole realmente conoscere, deve innanzi tutto riflettere sulla maniera di svegliarsi, cioè sulla maniera di cambiare il suo essere.” Da Frammenti di un insegnamento sconosciuto di P.D. Ouspensky.
Illustrazione di Benjamin Lacombe
Cosa può conoscere l’uomo nel sonno? Sicuramente può conoscere il sogno, l’altra sua dimensione legata alla conoscenza del suo inconscio. Non molto dissimile il significato dell’incantesimo nelle fiabe: permettere all’uomo di svolgere, assecondando i suoi tempi, la propria evoluzione; ciò accade quando nelle fiabe un personaggio incontra esseri che sono incantati, imprigionati negli elementi della natura, egli viene preso dall’anelito di liberazione che queste creature gli esprimono. Un esempio celebre è la Bella addormentata che, durante il suo sonno/incantesimo sviluppa consapevolezza della sua femminilità, trasformandosi da “bella addormentata” in una donna pronta ad una vita matrimoniale. Biancaneve e la Bella addormentata nel bosco, tra le più “assonnate” cadono addormentate per l’azione di un maleficio, rappresentato dalla strega cattiva, e si risvegliano alla vita grazie ad una potenza luminosa, rappresentata dal principe. Il bacio del Principe ha il potere di risvegliare, e di riportare alla realtà vera della fiaba la protagonista che era caduta in un mondo oscuro, da dove ritorna rigenerata da un sonno ristoratore. Il sonno ti porta in un'altra dimensione, tanto che quella della resistenza al sonno è una delle più difficili prove che protagonisti, anche di miti classici, devono superare nella lotta per la conquista dell’immortalità; ricordiamo Ulisse, che per essersi addormentato proprio in vista di Itaca si perde di nuovo in un vagare pieno di insidie. Addormentato arriverà ad Itaca e lì si sveglierà, potrebbe essere stato tutto un sogno se non fosse che la sua terra è profondamente cambiata. E’ questo che succede nei miti e nelle fiabe: al risveglio tutto è nuovo, diverso. Si rinasce, si ricomincia.
Ipno e sua madre la Notte
Ipno, il Sonno, era fratello gemello di Tanaos (Morte). Fu Ipno a dare ad Endimione la facoltà di dormire ad occhi aperti, immagine che ricorda la persona ipnotizzata. Oggi si ricorre molto spesso all’ipnosi per guarire o alleviare malattie dolorose; ma la pratica dell’ipnosi è antica e praticata da tempi lontani: riti magici, suoni ritmati, danze propiziatrici inducono, dall'alba dell'umanità gli uomini in stato di trance ipnotica per il raggiungimento dei loro obiettivi ed il potenziamento delle loro risorse; nel mondo animale esistono esempi tra i rapaci che fissando sulle loro prede lo sguardo “ipnotizzano” piccoli uccelli per poterli catturare. E l'incantesimo? Come il sonno e come l’ipnosi, dalla quale non sembra distaccarsi molto, anzi sembra essere la stessa cosa, l’incantesimo ha un termine; termine che di solito viene stabilito dall’antagonista del mago/strega che lo ha indotto. È il principe, è l’eroe che ha vinto infinite prove di coraggio ed astuzia che saprà liberare (di solito l’oggetto amato) dall’incantesimo. La parola incantesimo deriva da incantare, ossia recitare formule magiche - da canere, cantare; stessa radice del sinonimo francese "charme", derivato da carmen canto, poesia, profezia. L'incantesimo, rito magico, pone l'accento sulla parola - prima magia dell'uomo; un tempo la parola era ritenuta sacra e curativa.