mercoledì 4 giugno 2014

A volte s'incontrano...Con Luigi Pruneti nella Toscana del piccolo popolo - Seconda parte: Gli spauracchi dei bambini

Prima parte: Gli Elementali
Terza parte: Fate ed Arpie

 Una via di mezzo fra un rettile, uno spauracchio per bambini, un incubo ed un orco è il Barbantano. Vive nelle province di Firenze e di Lucca e agisce solo a notte fonda. Di solito predilige nascondersi da qualche parte lungo strada e stare in agguato, quando vede un passante solitario gli salta ddosso e lo fa a fette. Se il mal tempo vuota le vie il Barbantano cambia tecnica, si trasforma in un animale e cerca di introdursi in una casa; se ci riesce si sistema sotto un letto e attende che la vittima designata si corichi, poi all’improvviso entra in azione e il risultato è sempre lo stesso: un uomo o una donna in meno e un Barbantano felice e satollo(*).

Illustrazione di Ana Juan
Lo spauracchio sembra legato al buio e al momento in cui il bambino non ne vuole saperne di andare a letto. Minaccia "pedagogica" per accompagnare il bambino dalle braccia della mamma a quelle di Morfeo...
"Ninna nanna, ninna oh, questo bimbo a chi lo do? Se lo do alla Befana, se lo tiene una settimana. Se lo do all'uomo nero, se lo tiene un anno intero. Se lo do al gatto mammone me lo mangia in un boccone.  Ninna nanna, ninna oh, questo bimbo a chi lo do? Ninna nanna, ninna oh, questo bimbo lo terrò."

In questa versione di una popolare ninna nanna, oltre all’omo nero e alla Befana, è citato il gatto mammone:
Il gatto mammone ha l’aspetto di un enorme felino dagli occhi gialli fosforescenti iniettati di sangue; crudele e spietato colpisce soprattutto di notte ghermendo i piccoli che non siano chiusi nella loro cameretta, immobili sotto le coperte con la coscienza apposto. Per altre tradizioni provinciali, il gatto mammone è solo un po’ più grande del normale, se però lo si infastidisce sono guai seri. Le origini di questa figura sono abbastanza complesse, giacché l’idea che il gatto sia una figura magica, dotata di particolari poteri, risale addirittura agli antichi Egizi che lo avevano deificato nella dea Bastet, assunta durante la XXII dinastia fra i numi maggiori. In seguito, nel Medioevo, forse per la sua elusività, lo spirito di adattamento e di libertà, il gatto fu considerato con sospetto ed è appunto a questo periodo che risale l’aggettivo mammone, derivante da Mammona: diavolo. Il Nostro, quindi, sarebbe un gatto diabolico e come tale si comporterebbe insieme ad altri felini usciti dall’inferno, fra i quali i francesi Teocorni, muniti, come di ce la parola, di piccole corna e capaci di ogni efferatezza.(*)
Que viene el Coco, "arriva l’uomo nero", fa parte della serie dei Caprichos (80 acqueforti) iniziati da Goya nel 1797. Rappresenta una madre seduta, avvolta nell’ombra,
 stringe a sé i suoi due bambini che gridano alla  vista di un uomo incappucciato: "el Coco"  il nostro “omo nero”, appunto.  Ma chi è stato ad evocare questa presenza, se non la madre, con le sue continue minacce? Lapidario il commento di Goya
: Triste abuso dell’educazione infantile. Fare in modo che un bambino abbia più paura  dell’uomo nero che di suo padre, ed obbligarlo a temere ciò che non esiste.
E come dimenticare l’Orco? Prende forma anche nella cronaca nera di ogni giorno, spesso associato al pedofilo, cronaca che sembra ripetersi eternamente…
Può darsi che la leggenda noir dell’orco ferino e cannibale, radicata nell’antichità, si sia diffusa e precisata a seguito di episodi di cronaca criminale, poi mitizzati, come, ad esempio, le storie di viandanti spariti nel nulla in locande isolate, che sorgevano in luoghi impervi, lungo le poche strade che attraversavano paludi e folti boschi […] La Toscana, oltre a numerosi orchi, vanta anche un’orchessa, è senese, si chiama Giona e abita a Monte Grossi, vicino a Gaiole in Chianti. L’appartenenza al gentil sesso non ne mitiga la ferocia, anzi è più pericolosa dei colleghi in pantaloni. Ciò è dovuto al fatto che non è assolutamente stupida, anzi è dotata di una mente lucida e per di più è una vera autorità nelle arti magiche. La strategia di caccia di Giona è sempre la stessa, si comporta come le sirene e, pur non essendo una cantante, con la sua voce suadente, giovanile, argentina, seduce giovinetti che, fantasticando qualche ora d’amore con una splendida fanciulla, s’inerpicano verso la sua tana; quando sono vicini, l’orchessa li ipnotizza e quindi li cattura. Dopo di che li cucina e se li pappa con gusto. Non conosciamo le ricette di Giona, ma sappiamo che non usa mai sale. Tale abitudine non è dovuta all’ipertensione, ma all’apprezzamento per il sapore dolciastro della carne umana. Inoltre, così facendo, vuol sottolineare la dabbenaggine delle sue vittime che di sale in zucca ne hanno ben poco, giacché mamma Giona esercita la sua attività da secoli, tutti lo sanno, ma i giovani, quando pensano a una bella e compiacente fanciulla, non capiscono più niente e continuano a cadere nelle pentola come mosche nella tela del ragno.(*)

 Si veda anche il post: La Gatta Maimona e la Grande Madre della Val di Nervia

(*)Estratto da "A volte s'incontrano...Folletti, gnomi e oscure presenze in Toscana e nel mondo" di Luigi Pruneti (cap.  “Esseri volanti poco raccomandabili e rettili da incubo” pag 141; “Gli spauracchi dei bambini” pag 204-205;  “L’Omo selvatico, l’orco e la Befana” pag 170-171). Riprodotto per gentile concessione della casa editrice Le Lettere. Per il profilo e la bibliografia dell'autore:  www.lelettere.it

3 commenti:

  1. Non so se sia da considerarsi una variante del gatto mammone, o una cosa diversa, ma nella mia terra avita, il Mugello, esiste come spauracchio anche la "gatta gnuda" (gatta nuda).

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    1. Infatti! Pruneti cita anche la "gatta ignuda o gnuda", presente nella provincia di Firenze e, probabilmente, discendente dallo stesso ceppo del gatto mammone; tra questi presunti discendenti nomina anche la "gatta morta" che vive nei sotterranei del castello di Pallerone in Lunigiana. Mi pare di capire, Ivano, che i gatti ti perseguitano da sempre :)

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    2. Gatti e lupi per l'esattezza ;)

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