Animali da fiaba: il topo

Il gatto e il vecchio topo, Gustave Doré
per la fiaba di La Fontaine
Nella fiaba I 3 capelli d’oro del diavolo il topo rosicchia le radici dell’albero dalle mele d’oro, questo richiama alla mente la simbologia dei primi cristiani, per i quali il topo era collegato alla demoniaca vita degli inferi e, spesso, raffigurato mentre mangia le radici dell'albero della vita. Abitante del sottosuolo di cui percorre, con agilità, i bui tunnel si sarà mai incontrato faccia a faccia con il diavolo? E il suo movimento, il suo correre e scavare nel sottosuolo avrà mai per caso, o volutamente, provocato terremoti? C’è qualcosa che il topo non rosicchierebbe? Impossibile, nel Dakota, un tempo, si credeva che la luna calante fosse così perché rosicchiata dai topi. Divoratore delle provviste, custodite nei granai o nelle cantine, rubava e ruba ai poveri come ai ricchi – mai seguita la filosofia di Robin Hood “rubare ai ricchi per dare ai poveri” – no il topo rosicchia tutto. Così è ben presto associato al furto, nei sotterranei nasconde il suo bottino, corre veloce e in punta di piedi. Spesso, l’esistenza del topo si scopre perché si trovano dei resti di cibo o tessuti rosicchiati, ma aspettare sul luogo del delitto un topo è compito di grande pazienza; un esempio? Pensate a Tom & Jerry e alla pazienza di Tom che aspetta e tende trappole a Jerry, che sfugge sempre con velocità ed astuzia. 
Esopo utilizza il topo per dirci che anche i piccoli e deboli possono essere utili ai grandi: 
Mentre un leone dormiva in un bosco, topi di campagna facevano baldoria.
Uno di loro, senza accorgersene, nel correre si buttò su quel corpo sdraiato.
Povero disgraziato! Il leone con un rapido balzo lo afferrò, deciso a sbranarlo.
Il topo supplicò clemenza: in cambio della libertà, gli sarebbe stato riconoscente per tutta la vita. Il re della foresta scoppiò a ridere e lo lasciò andare.
Passarono pochi giorni ed egli ebbe salva la vita proprio per la riconoscenza del piccolo topo.
Cadde, infatti, nella trappola dei cacciatori e fu legato al tronco di un albero.
Il topo udì i suoi ruggiti di lamento, accorse in suo aiuto e, da esperto, si mise a rodere la corda. Dopo averlo restituito alla libertà, gli disse:
- Tempo fa hai riso di me perché credevi di non poter ricevere la ricompensa del bene che mi hai fatto. Ora sai che anche noi, piccoli e deboli topi, possiamo essere utili ai grandi.
Ecco, Esopo ci dice che il piccolo e il grande sono entrambi utili alla società; mai ridere del piccolo, non si sa che cosa può nascondersi in ciascuno di noi al di là dell’apparenza. Chi di noi è grande e chi è piccolo? 
Una favola dove il topo non vince con la sua astuzia è Il topo e l’elefante di La Fontaine: 
La vanità, ch'è tutto un mal francese, fa ch'ogni sciocco e stupido borghese, un grand'uomo si creda in quel paese. Vani son gli Spagnoli e tuttavia, per quanto grande il lor difetto sia, è più che scipitezza una pazzia. L'esempio che vi conto vi dimostra la boria nostra, la qual su per giù non vale men di un'altra e non di più. Un Topolin piccino vide un grosso Elefante gigantesco, e rise di quel grande baldacchino pesante ed arabesco, con tre piani di sopra e una sultana seduta in mezzo di beltà sovrana, con cani e gatti e pappagalli suoi, e con tutta una casa che in viaggio andava ad un lontan pellegrinaggio. Rideva il Topolin perché la gente stesse a guardar quel coso stravagante, più che animale, macchina ambulante. - Bel merito, - dicea, - d'esser sì grosso, come se il bello fosse in un colosso... O gente sciocca, ov'è la meraviglia che ai ragazzetti fa levar le ciglia? Così piccino come son, un grano non valgo men di questo pastricciano -. E stava per aggiungere di più il Topo vanerello. Quand'ecco sul più bello un gatto salta giù e fric... in un istante mostrò che un Topo è men che un Elefante. 
Il Pifferaio magico di Hamelin “incantatore” di topi libera la cittadina dall’infestazione di topi che colpì l’Europa nel 1440, per questo approfondimento vi rimando al mio post Il pifferaio magico (analisi)
Associati alla peste, vista come punizione divina, i topi divennero, nel Medioevo, a tutti gli effetti, i portavoce e i mandanti di questa punizione. Ma nelle favole e nelle fiabe, come abbiamo visto sanno essere anche riconoscenti come, per esempio, nella fiaba della raccolta di Calvino, Il bastimento a tre piani, dove dei topi, abitanti dell’Isola dei Topi, sfamati generosamente dal protagonista che portava un carico di croste di formaggio, lo aiuteranno “rosiccchiando” una montagna per permettergli di raggiungere la Principessa sequestrata e nascosta in un’isola incantata.
Andando indietro nel tempo, troviamo che il topo era addirittura ritenuto sacro presso gli Egizi, mentre nell’antica Roma era simbolo di buona fortuna. In Grecia, un topo bianco, era emblema di Apollo e di Giove che, si presume, utilizzassero i topi per nutrire i serpenti degli dei.
Il topo all'assemblea degli animali, immagine di John Tenniel per
Alice nel paese delle meraviglie ed. 1866

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