La serpe bianca - Le tre foglie della serpe

Il serpente è una figura che troviamo nei miti e nelle tradizioni di tutto il mondo, figura affascinante che vive nelle viscere della terra, da dove sembra rinascere, dove vive senza difficoltà, riuscendo a vincere i terremoti che vi si formano o forse, addirittura, provocandoli con il suo incedere sinuoso. Come nasce dalla terra, così può rinascere dalla sua stessa pelle che muta e rinnova come una nuova veste. Figura a volte subdola (in alcune tradizioni è il simbolo dell'invidia) ma allo stesso tempo magica. Ma addentriamoci nello specifico della fiabe. Ne La serpe bianca, fiaba dei Fratelli Grimm, mangiare una serpe bianca dona al protagonista, un servo alla corte del re, la facoltà di capire il linguaggio degli animali.
“Un giorno avvenne che il servo, quando il re gli diede il piatto da portare via, non seppe resistere alla tentazione, lo portò nella propria camera, lo aprì e vi trovò dentro una serpe bianca. Vedendola gli venne una tale voglia di mangiarne che non poté‚ trattenersi: ne tagliò un pezzetto e se lo mangiò. Ma appena lo sfiorò con la lingua, udì con chiarezza ciò che si dicevano i passeri e gli altri uccelli davanti alla finestra e comprese così che capiva il linguaggio degli animali.”
Conoscere il linguaggio degli animali e delle piante era una facoltà che si crede avessero Adamo ed Eva che con il peccato (ad opera del serpente) fu loro negata. Salomone, ricevuta da Dio la sapienza, tornò a conoscere il linguaggio degli animali, mantenendo intatto il segreto di tale origine e, non trasmettendone l’insegnamento, se non a pochi eletti. Aulo Gellio, nelle Notti attiche (IX, 12), riferisce che si attribuiva a Democrito la teoria che certi uccelli hanno la propria lingua e che, mescolando il loro sangue, si genera un serpente, mangiando il quale si arriva a comprendere le parole degli alati, (qui è davvero evidente il legame con la fiaba dei Grimm); tra questi testimoni non può mancare Plinio che nella Storia naturale (X, 70), ricorda Melampo, mitico indovino che dava i suoi vaticini tolti dalla lingua degli uccelli. Anche in questo caso furono i serpenti, da lui allevati, che, leccandogli le orecchie, vi infusero la virtù di conoscere il linguaggio degli animali. 
Un ben altro potere è simbolicamente attribuito al serpente: la capacità di guarire e riportare in vita i morti. Si pensi all’antica Grecia dove Asclepio, dio della medicina, delle guarigioni e dei serpenti aveva la capacità di riportare in vita i morti e uno dei suoi attributi era, appunto, il serpente; secondo una leggenda, infatti, un serpente gli avrebbe portato l'erba miracolosa che servì per risuscitare Ippolito, il figlio di Teseo, e dopo la sua morte Asclepio e il serpente furono posti in cielo, raffigurati nelle costellazione di Ofiuco o Serpentario e del Serpente.
Immagine Le tre foglie della serpe

Il serpente capace di rimarginare ferite, impartire guarigioni, fino a riportare in vita un morto lo troviamo nella fiaba (sempre dei Grimm) Le tre foglie della serpe, dove le tre foglie ricordano l'erba miracolosa donata dal serpente ad Asclepio.
Qui, come in molte fiabe, troviamo il tema della principessa che mette alla prova i pretendenti sposi; la figlia del re aveva fatto uno strano voto: chi voleva diventare suo signore e sposo, doveva promettere di non sopravviverle. Nel caso che fosse morta per prima, egli doveva farsi seppellire vivo con lei.
“Chi sposa mia figlia non deve aver paura di scendere vivo nella tomba” ribadiva e rinforzava il concetto il Re. Venne il giorno che si presentò un giovane coraggioso e sposò la principessa.
Vissero per un po' felici e contenti; ma avvenne che la giovane regina si ammalò e nessun medico poté‚ guarirla, cosicché‚ morì.
“Il giorno in cui il cadavere fu deposto nella cripta regale, anch'egli fu condotto giù, e il portone fu chiuso e sprangato. Accanto alla bara c'era un tavolo, e sopra vi era un lume, quattro pani e quattro bottiglie di vino. Terminata questa provvista, egli sarebbe morto di fame. Ora se ne stava là, vicino alla bara, in grande affanno e tristezza, e ogni giorno mangiava soltanto un pezzetto di pane e beveva soltanto un sorso di vino, eppure vedeva la morte avvicinarsi sempre di più. Un giorno successe che egli vide una serpe strisciare fuori da un angolo della cripta e avvicinarsi al cadavere. E, pensando che venisse per morderlo, trasse la spada e disse: -Finché‚ sono vivo, non la toccherai- e tagliò la serpe in tre pezzi. Poco dopo una seconda serpe strisciò fuori dall'angolo, ma quando vide l'altra morta e fatta a pezzi, se ne andò e ritornò quasi subito con tre foglie verdi in bocca. Poi prese i tre pezzi della serpe, li riaccostò, e su ogni ferita mise una foglia. Subito i pezzi si ricongiunsero, la serpe si mosse e riacquistò la vita, e corse via con la compagna. Ma le foglie erano rimaste per terra e l'uomo, che aveva visto tutto, pensò: "Quale forza meravigliosa devono contenere queste foglie! Se hanno risuscitato il serpente, forse potranno giovare anche a un essere umano." Così le raccolse e ne mise una sulla bocca della morta, le altre due sugli occhi. E subito il sangue si mosse nel corpo, salì al pallido volto, che si tinse di rosa. Ella respirò, aprì gli occhi” (La fiaba originale non termina qui e, chi fosse interessato può leggere la versione completa al seguente link)
Tali caratteristiche si ritrovano in un mito cinese: La serpe bianca
C'era una volta una serpe bianca che, divenuta immortale, viveva nei cieli. Un giorno decisse di trasformarsi in una ragazza molto bella e ritornò sulla terra dove incontrò una Serpe Blu, un'immortale di classe minore, diventata anche lei una bella ragazza. La scelse come domestica e andarono a vivere ad Hangzhou; qui incontrarono un giovane, Xi Xuan: la Serpe Bianca si innamorò di lui e i due si sposarono.
Bene presto si trasferirono in una città lungo il fiume Changjiang (Yangtse) dove la serpe Bianca procura al marito una bottega d'erboristeria che, grazie ai poteri magici che lei possiede, fa ottimi affari. Un giorno, però, un abate buddista avverte Xu Xian che, in realtà, sua moglie è un serpente e gli dà un preparato da farle bere che la riporterà alla sua vera identità. Così Xu Xian esegue quanto suggerito dall’abate ma quando vede la moglie nelle sue originarie sembianze, muore di paura. Allora la Serpe Bianca sale in cielo e, dopo molte difficoltà, ritorna sulla terra con un'erba medicinale utile per riportarlo in vita. Lungi dall'esserle grato, Xu Xian le è più ostile che mai: va al monastero buddista sul fiume dove l'abate l'accoglie. La Serpe Bianca cerca di raggruppare un grande esercito di creature che vivono sott'acqua per attaccare il monastero. Nessuno vince la battaglia. L'abate cerca invano di catturare la Serpe Bianca, e lei non riesce a raggiungere il marito. L'abate si rende conto che una delle ragioni per le quali le sue capacità magiche non ottengono il risultato voluto è che lei aspetta un bambino. Allora avvisa Xu Xian di tornare da lei e di vivere insieme sino alla nascita del piccolo. Quando Xu Xian arriva a casa, la Serpe Blu cerca di attaccarlo con la spada, ma la Serpe Bianca la ferma.
Una volta nato il bambino, Xu Xian, con l'aiuto dell'abate, fa in modo che la Serpe Bianca ritorni al suo vecchio stato e che venga sotterrata sotto la Pagoda Leifeng (il Picco del Tuono) sul lato occidentale del lago di Hangzhou. Ma la Serpe Blu riesce a distruggere la Pagoda e libera la Serpe Bianca. Insieme sono adesso in cielo.
In tutte queste fiabe e leggende il serpente è il legame tra le profondità della terra e il cielo, destinato a vivere nel sottosuolo ha, però, le caratteristiche che lo innalzano verso la vita nell’aldilà e a concepire forze divine fino a garantire agli altri e a se stesso l'immortalità.

Le tre piume. Segui la piuma che cade ai tuoi piedi...

Le tre piume, opera di Enrico Benaglia
sito dell'autore: www.enricobenaglia.it
La fiaba Le tre piume narra di un re che aveva tre figli: due intelligenti e avveduti, mentre il terzo che parlava poco, lo chiamavano il Grullo. Per decidere a quali dei tre figli lasciare il regno, il re li sottopose ad una prova: "Andate, colui che mi porterà il tappeto più sottile diventerà re dopo la mia morte." E perché‚ non litigassero fra di loro, li condusse davanti al castello, soffiando fece volare in aria tre piume e disse: "Dovete seguire il loro volo." Una piuma volò verso oriente, l'altra verso occidente, mentre la terza se ne volò diritto e non arrivò molto lontano, ma cadde a terra ben presto. Così un fratello andò a destra, l'altro se ne andò a sinistra; il Grullo invece fu deriso perché‚ dovette fermarsi là dov'era caduta la terza piuma. Il Grullo si mise a sedere tutto triste. D'un tratto scorse una botola accanto alla piuma. L'aprì e discese una scala venendosi a trovare davanti a un'altra porta. Qui troverà un rospo che lo aiuterà consegnandoli gli oggetti richiesti dal padre. Saranno tre le prove richieste dal padre e alla fine sarà il Grullo ad ottenere il regno, grazie alla complicità del rospo.
Il figlio minore (il Grullo) rimane apparentemente fermo sullo stesso luogo; in realtà il suo viaggio inizia dentro se stesso. La grotta che si apre ai suoi piedi può identificarsi con l’inconscio, lo scendere nella grotta, nell’interno della terra, è il cammino dentro se stessi. I fratelli maggiori invece si allontanano da se stessi e, distraendosi dal loro intimo, non si impegnano nel cercare ciò che viene chiesto loro dal padre: il tappeto più sottile, l’anello più bello del mondo, la donna più bella. Tutto ciò non sarà trovato dai due fratelli maggiori che si limitano a cercare sulla superficie della terra, ossia adotteranno un comportamento “superficiale”, ma sarà il minore, che esplorando in profondità, troverà oggetti preziosi e bellezza.
“L’eroe delle Tre piume, benché considerato stupido, risulta vittorioso perché, mentre i suoi competitori che si affidano all’ “intelligenza” e rimangono fissati alla superficie delle cose si rivelano come quelli che si sono comportati da stupidi. La loro derisione del fratello “sempliciotto”, quello rimasto vicino alla sua base naturale, seguita dalla sua vittoria su di loro, suggerisce che una coscienza che si sia separata dalle sue fonti inconsce ci porta fuori strada” (Bruno Bettelheim, Il mondo incantato).
Lasciar cadere delle piume o lanciare delle frecce in aria e, in base al luogo dove andranno a cadere, decidere la direzione da prendere era un’antica usanza riscontrabile in molti popoli, soprattutto di area germanica. E’ come tirare “a sorte” lasciar decidere la sorte, seguire il destino. Lo stesso tappeto richiesto dal padre è probabilmente legato alla tessitura dei destini umani ad opera delle Parche. In questa chiave di lettura, non è l’astuzia che fa prevalere il minore (per età e facoltà) come spesso accade in molte fiabe, ma sembra piuttosto che il lasciar fare al destino e lo scendere nel proprio inconscio (la grotta) sia la strada per giungere all’evoluzione di se stessi.
E il rospo? Oltre a ricoprire il ruolo che spesso appartiene alla vecchia o alla fata, ossia quello di aiutare il protagonista a superare le prove, il rospo ha altre specifiche caratteristiche. Un tempo si credeva che, mescolando sangue di rospo e vino, si potesse ottenere un veleno mortale; in effetti, se stimolati, i rospi secernono un liquido velenoso che provoca febbre e, anche se raramente, la morte. Ciò dette una fama sinistra e magica a questo animale fino a sfociare nel Medioevo, quando il rospo divenne il beniamino delle streghe, le quali ne usavano la saliva come ingrediente di una particolare miscela capace di rendere invisibile chi ne avesse fatto uso; le zampe del rospo, invece utilizzate nei filtri d’amore, hanno spesso il fine di far innamorare perdutamente chi li berrà. Il rospo sembra quindi essere un animale che ha potere sulla vita o sulla morte: può avvelenare o dare la vita ed è in rapporto col principio dell’amore. Non so se è proprio dall’espressione “principio dell’amore” che è diventato il Principe delle fiabe trasformato in rospo o se è stato “adottato” dalle fiabe come Principe grazie alla sua capacità di metamorfosi insita nella sua stessa natura: da larva diventa girino fino, trasformando completamente il suo corpo, a diventare rospo, passando dalla vita nell’acqua a quella sulla terra e dentro la terra. Il rospo de Le tre piume, consegnerà al Grullo una delle sue figlie che si trasformerà in una bellissima fanciulla.