Le Spose-Sirena della Puglia (e non solo)

E questo è il canto della luna piena,
questo è il canto della luna tonda,
Se vuoi vedere la bella Sirena, 
O marinaio buttati nell’onda.

Con questo canto incantatore intonato dalle sirene, il marinaio si butta tra le onde del mare. Tra queste sirene si trova la sua sposa, una donna terrestre che lui aveva gettato nel mare per vendicarsi del suo tradimento, ma la donna, salvata dalle sirene e trasformata in una bella sirena dal nome Schiuma, sarà da queste istruita in tutte le arti magiche ed ammaliatrici. Un giorno anche il marinaio verrà catturato dalle sirene, ma mentre queste vorrebbero trasformare il marinaio in un corallo, in un cristallo o in una conchiglia, Schiuma, riconosciuto il suo sposo, chiede di lasciarlo vivo e potersene occupare personalmente. Ospite nel castello delle sirene, si risveglierà al canto della sua sposa-sirena, riconoscendola:
E questo è il canto della luna piena,
io ti conobbi in vita e fui ingrata, 
ora son diventata una sirena, 
ti salverò e sarò condannata.

Schiuma si prende cura di lui fino al momento in cui lo libererà:
Il marinaio poté far ritorno al suo paese, ma non faceva altro che pensare alla sua sposa sirena ed era infelice. “Io l’ho annegata e la mia sposa m’ha salvato la vita -pensava- voglio navigare finché non la ritrovo! Voglio salvarla o annegare anch’io”.
Così un giorno entrò in un bosco dove una fata gli disse che se le avesse procurato il “fiore più bello” che si trova nel castello delle sirene lo avrebbe aiutato a ricongiungersi alla sua sposa. Era il fiore che un tempo le sirene avevano rubato alle fate. Tornato in mare incontrerà Schiuma e riusciranno a restituire il fiore alle fate che, in cambio, salveranno Schiuma riportandola nel suo aspetto di donna e distruggendo il castello delle sirene.
In questa fiaba La Sposa Sirena, della tradizione pugliese, raccolta da Calvino nelle sue Fiabe, troviamo le caratteristiche delle Sirene: il loro legame con l’aldilà, la voce incantatrice e la femminilità conturbante. La stessa fiaba è riportata da Cosimo Rodia in Fiabe e leggende di Terra d’Otranto (ed. Progedit, 2014) anche se con alcune varianti: il “fiore più bello” è esplicitamente un’orchidea; mentre la fata che chiede di avere il fiore è un’indovina.
Fiabe e leggende di Terra d'Otranto
di Cosimo Rodia. (Progedit, 2014)
Sempre nel libro di Cosimo Rodia troviamo La fanciulla sirena, anche in questo caso, una donna – abile nel canto – viene gettata in mare dalla matrigna e trasformata in Sirena dal dio del mare. Questa, in un castello appositamente costruito per lei, vivrà con altre ragazze-sirene morte precocemente. Alla morte della matrigna tornerà sulla terra nelle sembianze di donna, ma, scoperto che il marinaio che amava, si era disperso in mare nel tentativo di trovarla, decide di trasformarsi di nuovo in sirena e andare a cercare il suo marinaio disperso nei mari. Sembra si stiano ancora cercando: “Ancora oggi nei giorni in cui la terra e il mare sono sferzati dal maestrale, si odono in lontananza delle voci strazianti. C’è chi dice che sia la voce del marinaio che cerca l’amata dal canto flautato. C’è chi giura che sia la voce della ragazza che ancora cerca il suo marinaio innamorato” (op.cit. p.80)
Il suono del maestrale, il canto della Sirena e il lamento del marinaio si fondono in una sorte di canto funebre, come quello invocato dalla protagonista dell’Elena di Euripide che intende intonare un canto di dolore per le perdite e i lutti seguiti alla guerra di Troia, evocando "le vergini figlie della Terra, le Sirene":
Voi, piumate vergini
figlie della Terra, voi
Sirene invoco, ai pianti miei
venite qua, col libico
flauto o con le cetre: siano per i miei
tristi lutti, consone lacrime,
pianti per pianti, per musiche musiche:
ai gemiti consoni complessi
Persefone mi mandi,
voci di morte, e da me con le lacrime
s'abbia un peana nel regno di tenebra omaggio
per i defunti sepolti là. 

Soprattutto nella fiaba La fanciulla sirena è evidente il legame di queste con il mondo dei morti: il castello, infatti, è popolato di giovani donne morte e trasformate in Sirene. E’ nel passaggio attraverso le onde del mare che la vita terrena o biologica viene meno (in entrambe le fiabe) e prende forma in un’entità che appartiene all’acqua ma che ritorna, di tanto in tanto, a innalzare il suo canto verso la terra e gli esseri umani, per portarli in quel mondo sommerso, per attrarli a sé nell’abbraccio di Eros e Thanatos, Amore e Morte.

Il legame tra uomo e sirena è in sé “mortale”, può verificarsi che una delle due parti debba soccombere, così, nella fiaba di Oscar Wilde Il Pescatore e la sua anima, il protagonista dovrà rinunciare alla propria anima per unirsi alla Sirena, ci riuscirà con l’aiuto di una strega che lo invita, probabilmente, ad un sabba con il diavolo:
Decise di andare dalla Strega dai capelli rossi.
«Che cosa ti manca? – gridò lei - Dimmi il tuo desiderio, e te lo darò, e tu mi pagherai un prezzo, bel ragazzo».
«Qualunque sia il tuo prezzo, lo pagherò: voglio allontanare da me la mia anima» disse il giovane Pescatore.
La Strega impallidì: «Bel ragazzo – mormorò - questa è una cosa terribile a farsi».
«Non m'importa niente della mia anima» rispose il giovane Pescatore.
«Se ti dirò come fare» chiese la Strega «in cambio devi danzare con me. Questa notte tu devi venire sulla cima del monte. – sussurrò - È un Giorno Santo, e Lui sarà là».
«Chi?» chiese il Pescatore.
«Non importa. - rispose lei - Quando la luna sarà piena danzeremo insieme sull'erba».
«E mi dirai ciò che voglio?» domandò lui.
«Te lo giuro» rispose.
A mezzanotte danzarono vorticando finché al Pescatore cominciò a girare la testa. Vide che all’ombra di una roccia c’era una figura che prima non c'era.
Senza sapere perché, il Pescatore si fece il segno della croce, e invocò il santo nome. Le streghe stridettero come falchi e volarono via, ma lui riuscì ad afferrare la Strega dai capelli rossi.
«Devi dirmi il segreto e mantenere la promessa!».
«Sia» ella mormorò. E si tolse dalla cinta un coltellino dall'impugnatura di verde pelle di vipera, e glielo diede.
«Quello che gli uomini chiamano ombra del corpo non è l'ombra del corpo, bensì il corpo dell'anima. Fermati sulla riva del mare con le spalle alla luna, e taglia via dai piedi la tua ombra, che è il corpo della tua anima, e di' alla tua anima di lasciarti, e lei lo farà. …Vorrei non avertelo detto» e si aggrappò alle sue ginocchia piangendo.
Lui la spinse lontano da sé e la lasciò nell'erba rigogliosa. Con il coltello nella cintola scese dal monte. Si fermò sulla sabbia con la luna alle spalle.
E la sua Anima lo supplicò di non farlo, ma inutilmente, e alla fine gli disse «Se davvero devi allontanarmi da te, non mandarmi via senza un cuore. Il mondo è crudele, dammi il tuo cuore da portare con me».
«Con cosa potrei amare il mio amore se dessi il mio cuore a te?» esclamò.
«Non potrei amare anch'io?» chiese la sua Anima.
«Vattene, perché non ho bisogno di te» gridò il giovane Pescatore, e prese il coltellino e tagliò via l'ombra dai piedi, e l'ombra si levò in piedi davanti a lui, e lo guardò, ed era esattamente uguale a lui.
L’amore passionale suscitato dalla conturbante sirena porta il pescatore a sancire un patto con il diavolo fino alla morte: entrambi verranno sepolti nella parte sconsacrata del cimitero, dove mai nessuno ha più visto nascere un fiore.