domenica 17 maggio 2015

La Pulce, fiaba de Lo Cunto de li Cunti di Giambattista Basile

“La Pulce” è una fiaba della raccolta Lo Cunto de li Cunti di Giambattista Basile e che, insieme alle fiabe “La Cerva fatata” e “La vecchia scorticata”, costituiscono la trama del nuovo film di Matteo Garrone Il Racconto dei Racconti -Tale of the Tales.

Illustrazione di Monica Indelicato
I 7 fratelli liberano Porziella dall'orco.
C'era una volta il re di Altomonte che fu pizzicato da una pulce: l'acchiappò con gran destrezza e la trovò tanto bella che non volle eseguire la sentenza sul letto dell'unghia. E allora mise in una caraffa la pulce, che ogni giorno andava a nutrire col sangue del suo braccio. Questa pulce aveva una tale tendenza a crescere che in capo a sette mesi le si dovette cambiare posto, e alla fine era diventata grossa come un castrato. Di fronte a questo fenomeno, il re la fece scuoiare, e conciata la pelle emanò un bando: chi avesse capito di che animale era quella pelle avrebbe ottenuto la mano di sua figlia.
Come in moltissime fiabe, siamo di fronte al padre che cerca un marito per la figlia, i pretendenti solitamente devono mostrare le loro capacità, a volte la loro forza fisica, altre volte la loro astuzia e solo al vincitore sarà concessa la mano della figlia. Dare la figlia al “migliore” a colui che primeggia su altri, è una garanzia per la figlia e, soprattutto, per le proprietà e il sangue del re. Chi dimostra valore è sicuramente, in una visione patriarcale, ma anche biologica, capace di portare avanti la stirpe, mettere al mondo figli forti, far continuare la discendenza. Il padre “dona” o “mette all’asta” la figlia per continuare il suo potere.
In questa fiaba sarà, però, un orco a vincere e, nonostante le volontà della figlia Porziella, il padre la cede all’orco.
Così descrive Basile, nella splendida traduzione di Adalinda Gasparini, la reazione di Porziella:
Sentendo questa crudele decisione, Porziella vide tutto buio, il viso le diventò giallognolo, le caddero le labbra, le gambe le tremavano, e mancò poco che facesse volare il falcone dell'anima all'inseguimento della quaglia del dolore. Alla fine si sciolse in pianto e facendo esplodere la sua voce disse al padre:

- Quale danno mai ho fatto al tuo nome, da meritare questa pena, quali parole cattive ti ho rivolto, che mi consegnati nelle mani di questo bruto? O disgraziata Porziella, come una donnola deliberatamente mandata in gola al rospo! O misera pecorella generata da un lupo mannnaro! Questo è l'affetto che nutri per il tuo sangue? Questa è la prova d'amore per me che chiamavi Bambolina dell'anima mia? In questo modo ti scrosti dal cuore colei che ha il tuo stesso sangue? Così elimini dalla tua vista quella che era la pupilla dei tuoi occhi? O padre, padre crudele. tu non devi essere nato da una creatura umana, le orche marine ti hanno dato il loro sangue, le gatte selvatiche ti hanno dato il latte. Ma perché ti paragono agli animali del mare o della terra? tutti gli animali amano le loro creature, tu solo, snaturato, sei schifato dalla tua discendenza, sei l'unico a provar disgusto per una figlia! Quanto sarebbe stato meglio se la mamma mi avesse strangolata, se la culla fosse stata il mio letto di morte, se la poppa della balia fosse stata una vescica piena di veleno, se le fasce fossero state nodi scorsoi, se il bubbolo che mi fu appeso al collo fosse stato una macina! Sempre meglio che farmi arrivare a questo giorno sciagurato, dove mi dovrò vedere carezzata dalla mano di questa Arpia, abbracciata da due stinchi d'Orso, baciata da un paio di zanne di porco.
- Quale danno mai ho fatto al tuo nome, da meritare questa pena, quali parole cattive ti ho rivolto, che mi consegnati nelle mani di questo bruto? O disgraziata Porziella, come una donnola deliberatamente mandata in gola al rospo! O misera pecorella generata da un lupo mannnaro! Questo è l'affetto che nutri per il tuo sangue? Questa è la prova d'amore per me che chiamavi Bambolina dell'anima mia? In questo modo ti scrosti dal cuore colei che ha il tuo stesso sangue? Così elimini dalla tua vista quella che era la pupilla dei tuoi occhi? O padre, padre crudele. tu non devi essere nato da una creatura umana, le orche marine ti hanno dato il loro sangue, le gatte selvatiche ti hanno dato il latte. Ma perché ti paragono agli animali del mare o della terra? tutti gli animali amano le loro creature, tu solo, snaturato, sei schifato dalla tua discendenza, sei l'unico a provar disgusto per una figlia! Quanto sarebbe stato meglio se la mamma mi avesse strangolata, se la culla fosse stata il mio letto di morte, se la poppa della balia fosse stata una vescica piena di veleno, se le fasce fossero state nodi scorsoi, se il bubbolo che mi fu appeso al collo fosse stato una macina! Sempre meglio che farmi arrivare a questo giorno sciagurato, dove mi dovrò vedere carezzata dalla mano di questa Arpia, abbracciata da due stinchi d'Orso, baciata da un paio di zanne di porco.
E il re:
- Trattieni l'acido e l'amaro, perché lo zucchero costa caro! rallenta, perché i brocchieri sono di pioppo! chiudi la bocca, ché te ne escono schifezze! sta' zitta, non fiatare, perché morsichi troppo, linguacciuta e biforcuta! Quello che faccio io è ben fatto, non insegnare al padre come si fanno i figli, abbozzala e ficcati la lingua nel didietro, e non irritarmi al punto che esploda, che se ti metto le mani addosso non ti resta nemmeno una ciocca di capelli, e ti tocca masticare il pavimento con i denti! ma guarda questo fiato del mio culo che vuol fare l'uomo, e dettare legge a suo padre! Ma da quando in qua una con la bocca che puzza ancora di latte ha da ridire sulle mie decisioni? presto, prendi la sua mano, e parti immediatamente verso casa tua , perché non voglio vedermi davanti questa faccia sfrontata e presuntuosa nemmeno per un altro quarto d'ora.
Così Porziella fu condotta alla casa dell’orco dal quale riceveva, come cibo, quarti di esseri umani che lei si rifiutava di mangiare.
Dopo molti giorni passò davanti alla casa dell’orco una vecchietta per chiedere un po’ di cibo, ma la povera fanciulla raccontò la sua vicenda, aggiungendo che l’unico cibo era carne umana. La donna promise che sarebbe tornata a liberarla con l’aiuto dei suoi 7 figli ciascuno dotato di un potere; così fece e Porziella fu ricondotta dal padre, che pentito amaramente, trovò un buon marito per la figlia e rese ricchi i 7 figli e la vecchierella.
Il sangue ricorre fin dalle prime righe della fiaba: la pulce si nutre del sangue del Re, quello stesso sangue che scorre nelle vene della figlia Porziella. Ma mentre il re alleva la pulce con amore (nutrendola con il sangue del suo braccio) non altrettanto sembra fare con il vero sangue del suo sangue. La pulce cresce bella e rubiconda, oltrepassa le normali dimensioni di pulce fino a somigliare, per dimensioni, ad un maiale. Al settimo mese (il numero 7 come i 7 fratelli) il re uccide la pulce e, scuoiata, usa la sua pelle come bando per dare in sposa la propria figlia. Il padre, quindi, si dimostra degenere, anche nei confronti della pulce. Può essere un caso che la pulce venga uccisa al suo settimo mese di vita?
Due mesi prima, se fosse un essere umano, della nascita naturale? Siamo di fronte ad padre che nega il proprio sangue e che sembra trovare un complice e un suo proseguimento nell’orco che si nutre di sangue e carne umana.
Cito dal sito Alaaddin:
A proposito del sangue come seme, si ricordi che nella fisiologia antica lo sperma era una trasformazione del sangue, che attraversando i diversi organi ne acquisiva le virtù vitali, per poi sbiancarsi passando finalmente nel cervello:

Sangue perfetto, che mai non si beve
dall'assetate vene, e si rimane
quasi alimento che di mensa leve,
prende nel core a tutte membra umane
virtute informativa, come quello
ch'a farsi quelle per le vene vane. 
Ancor digesto, scende ov'è piú bello
tacer che dire; e quindi poscia geme
sovr'altrui sangue in natural vasello.

(Purgatorio, XXV, vv. 37-45)
Ricordiamo questi versi di Dante come esempio di una grande favola scientifica: nello sperma era contenuto l'intero homunculus, che cresceva nutrendosi nel grembo materno; per questa ragione i figli erano sangue del sangue del padre. La madre poteva imprimere sul nascituro i propri tratti somatici e di carattere, come ogni tipo di imperfezione e deformità, con la propria immaginazione. Il Tribunale della Santa Inquisizione mandò al rogo come eretica una donna che aveva dato alla luce un bambino deforme a causa dei suoi pensieri perversi.
Sul blog di Nick Parisi, Nocturnia, una accurata recensione del film di Garrone e del libro Lo Cunto de Li Cunti di Basile.
Fonti:
I brani della fiaba sono nella traduzione di Adalinda Gasparini, 2011 http://www.alaaddin.it/_TESORO_FIABE/FD_Campania_Lo_polece.html 

domenica 10 maggio 2015

I fratelli Grimm a lavoro...

Gemälde von Louis Katzenstein
Jacob e Wilhelm Grimm, studiosi delle tradizioni e della lingua tedesca (ma anche del diritto tedesco, entrambi erano laureti in giurisprudenza) come molti sanno non sono scrittori di fiabe, ma le hanno raccolte e trascritte dai racconti orali di gente comune. Infatti, nella copia manoscritta della loro opera viene precisato che le fiabe sono state: “Raccolte dai fratelli Grimm”. La copia originale si trova a Kassel; in essa sono leggibili le numerose annotazioni scritte a mano. 
Una delle motivazioni che spinsero i Grimm a trascrivere le fiabe, altro retaggio culturale comune dei popoli di lingua tedesca, fu il desiderio di aiutare la nascita di una identità germanica.

“Era forse giunta l’ora”, scrivono nella prefazione “di riunire queste fiabe, dato che coloro che le devono conservare sono sempre meno”. 
E così, per anni i fratelli Grimm incontrarono persone, chiedendo di raccontar loro le storie. Furono soprattutto donne, tra queste Marie Hassenpflug, giovane, colta e di buona famiglia, è lei che ha raccontato le fiabe de La bella addormentata nel bosco, Biancaneve e Cappuccetto Rosso; Dorothea Viehmann, la signora delle fiabe, la preferita dai Grimm tanto che nella copia manoscritta appuntarono la data della sua morte: “Morta il 17 novembre 1815, la sera”; fu lei, per le sue origini francesi da parte di padre, a riportare ai Grimm fiabe di origine francese.
Fin da piccola Dorothea aveva ascoltato, a Kassel, nell’osteria di suo padre, le storie raccontate dagli operai di passaggio, dagli artigiani e dai viaggiatori. Il suo repertorio era pressoché infinito e buona parte delle fiabe raccolte dai Grimm sono proprio frutto dei suoi racconti. 
Dorothea Viehmann in un ritratto di
Ludwig Emil Grimm. A lei si devono
circa 40 fiabe della raccolta.
Fonte 
Racconti che esse stesse avevano ascoltato e che così, raccontano ai due “raccoglitori” sancendo in questo modo il passaggio dalla tradizione orale a quella scritta.

La prima versione delle storie non erano concepite per i bambini: la prima edizione del (1812) colpisce per molti dettagli realistici e cruenti. Oggi, le loro fiabe sono ricordate soprattutto in una forma edulcorata e depurata dei particolari più cruenti, che risale alle traduzioni inglesi della VII edizione delle loro raccolte (1857). In una lettera di Jacob Grimm manifesta la sua contrarietà a edulcorare le storie:
“La differenza tra le fiabe per bambini e quelle del focolare e il rimprovero che ci viene mosso di avere utilizzato questa combinazione nel nostro titolo è più una questione di lana caprina che di sostanza. Altrimenti bisognerebbe letteralmente allontanare i bambini dal focolare dove sono sempre stati e confinarli in una stanza. Le fiabe per bambini sono mai state concepite e inventate per bambini? Io non lo credo affatto e non sottoscrivo il principio generale che si debba creare qualcosa di specifico appositamente per loro. Ciò che fa parte delle cognizioni e dei precetti tradizionali da tutti condivisi viene accettato da grandi e piccoli, e quello che i bambini non afferrano e che scivola via dalla loro mente, lo capiranno in seguito quando saranno pronti ad apprenderlo. È così che avviene con ogni vero insegnamento che innesca e illumina tutto ciò che era già presente e noto, a differenza degli insegnamenti che richiedono l’apporto della legna e al contempo della fiamma”. (La Principessa Pel di Topo, Jack Zipes, Donzelli Editore 2012)

Si può leggere riguardo alla crudeltà di alcune fiabe dei Grimm l'articolo di Cosimo Rodia (pubblicato in questo blog) Le Fiabe dei Grimm, variabili e peculiarità