lunedì 29 giugno 2015

Sulle tracce di Biancaneve dalle Alpi alla Sardegna...

Per Giuseppe Sermonti tracce di leggende che ricordano la fiaba di Biancaneve e i sette nani, si trovano in Sardegna; per Giuliano Palmieri (1940-2008) ben tre leggende tipiche delle zone circoscritte dalle Dolomiti ricalcano la struttura di questa fiaba. Entrambe le ricostruzioni dei due studiosi evidenziano l’spetto alchemico e legato alla lavorazione dei metalli o dei minerali all’origine delle leggende.

Da Alchimia della Fiaba di Giuseppe Sermonti:
Benché le fiabe non abbiano, come la storia, un'epoca e un luogo, esse si depositano, come i miti, in alcune regioni propizie, donde traggono alimento e vigore, in cui stabiliscono il loro paesaggio ideale. Biancaneve ha il suo territorio d'elezione nel sud-est della Sardegna. In quella regione, nota come il Sarrabus, esistono giacimenti d'argento e fino all'inizio di questo secolo hanno funzionato numerose miniere.
Jenn e Harbour, 1921
Dalla zona mineraria, guardando verso il sud, appare un massiccio montuoso chiamato il Sette Fratelli. Sono sette picchi, di cui uno emerge sugli altri, col nome femminile di Sa Ceraxa (la cerussa?). Essi sembrano assistere da lassù al sonno della bella addormentata. Una leggenda locale ricorda sei cavalieri che protessero una fanciulla, di una spanna più alta di loro, prima d'esser trasformati in picchi montuosi.
Ai piedi del massiccio esistono ancora i ruderi di un piccolo eremo, chiamati il Convento dei Sette Fratelli (si tramanda che sia stato costruito nel sec. XIV da sette cavalieri).
L'eremo si trova in una piccola radura circondata da un vasto bosco, che in epoche passate era frequentato da animali selvaggi. In quel bosco immaginiamo una fanciulla bianca come neve (la "cerussa" è la biacca) correre impaurita verso la lontana casetta dei sette nani.

domenica 14 giugno 2015

Il Tempo nella fiaba...C'era una volta...

Le fiabe non raccontano ai bambini che i draghi esistono.
 I bambini sanno già che i draghi esistono.
 Le fiabe raccontano ai bambini che i draghi possono essere uccisi. 
(G.K.Chesterton)
Storyteller, Anker Grossvater,1884

“C’era una volta…” 
e meno male! E’ rassicurante sapere che c’era una volta e adesso qui ed ora siamo al sicuro. Forse è per questo che i bambini non temono le fiabe – timore che spesso hanno i genitori che tendono ad addolcirle – i bambini capiscono la dimensione spazio temporale di quel “c’era una volta”: nel momento che lo sentono sanno di essere qui, mentre i personaggi oscuri e terrificanti sono da tutt’altra parte; così, bambini ed orchi non possono incontrarsi. 
Andando indietro con il tempo arriviamo a quello che, secondo Vladimir Propp, è il luogo originale della fiaba, il luogo dove si svolge: la società primitiva. La fiaba presenta delle antiche reminiscenze di riti cui erano sottoposti i bambini nelle società primitive: il bambino giunto a una certa età veniva allontanato da casa, lasciato in un luogo in cui era facile perdersi (bosco) nel quale gli anziani della tribù sottoponevano il bambino a prove di coraggio, mettendolo faccia a faccia con la morte; superate queste prove, il passaggio dall’infanzia all’età adulta era avvenuto.
Il tempo e il luogo nella fiaba possono avere una irregolarità nella sequenza: improvvisi balzi in luoghi lontani o passati, ma c’è un intervento che può cristallizzare il tempo, l’incantesimo. L’incantesimo ferma il tempo per la Bella addormentata nel bosco; può fermare la vita di un intero castello con tutti i suoi abitanti; l’incantesimo può essere spesso interrotto da creature leggendarie come draghi o elementi legati alla natura più nascosta (abitanti del sottobosco o delle viscere della terra), questi esseri appartenenti a luoghi “non terreni” possono ristabilire il fluire, anche se irregolare, del tempo all’interno della fiaba. E mentre i personaggi della fiaba “dormono” così come il bambino dopo aver ascoltato la fiaba della buonanotte, il mondo intorno a loro continua ad agire: il Principe cerca il castello della Bella così come fanno i folletti e fate; sembrerebbe questo, a livello psico-pedagogico, l’insegnamento dell’incanto, ossia che il momento del sonno è una pausa da non temere poiché non è morte e pericolo, ma un momento naturale all’interno della vita. Perché il tempo nelle fiabe non è mai tempo perso, nemmeno quando è incantato, nemmeno quando sembra eterno e il perché lo dice la Volpe al Piccolo Principe: "E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante"
Nel suo tempo senza tempo la fiaba comincia con “C’era una volta…” e termina con “E vissero tutti felici e contenti” già! ma dove e quando? In tutti i tempi, in tutti i luoghi perché la fiaba continua e si trasforma nella mente di chi ascolta, nelle parole di chi continuerà a raccontarla, nei secoli che la trasformeranno.

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