giovedì 29 ottobre 2015

Il patto con il diavolo di Jack o' Lantern e la Leggenda di Halloween

immagine di Rado Javor
Il patto con il diavolo è il metodo con cui il diavolo tenta di accaparrarsi l’anima dell’uomo e, spesso, è lo stesso uomo che invoca il Diavolo, offrendogli la sua anima in cambio di favori. Sono spesso favori legati alla ricchezza o alla realizzazione di un amore, o meglio, il riuscire a circuire una giovane donna. 
A volte la differenza tra uomo e Diavolo è sottile, come per esempio nella leggenda, legata alla festa di Halloween, del personaggio Jack o’ Lantern: Jack è un fabbro e come tale forgia il ferro incandescente, vive nel fuoco, è probabilmente scuro, annerito dal fuoco e dal fumo ha, quindi, delle caratteristiche che lo accomunano al Diavolo e al mondo degli Inferi. E’, inoltre, un ubriacone, quindi conosce il vizio. E proprio per soddisfare questo suo vizio stipula il primo patto con il Diavolo: un’ultima bevuta e poi concederà al Diavolo la sua anima, tanto poco vale ormai la sua anima. 
Ma vediamo la leggenda di Jack o' Lantern, legata ad Halloween.
Un fabbro ubriacone di nome Jack ebbe la sventura di incontrare il Diavolo in un pub, alcuni dicono nella notte di Halloween. Jack aveva bevuto troppo e stava per cadere nelle mani del Diavolo, quando riuscì ad imbrogliarlo offrendogli la sua anima in cambio di un’ultima bevuta. Il Diavolo si trasformò in una moneta da sei pence per pagare l’oste e Jack riuscì velocemente a mettersi la moneta nel borsello. Poiché Jack teneva lì anche una croce d’argento, il Diavolo non poteva tornare alla sua forma originaria, impossibilitato dalla potenza della croce. Jack lasciò andare via il Diavolo solo a patto che questi gli promettesse di non reclamare la sua anima per i successivi 10 anni. Il diavolo accettò. Dieci anni dopo Jack lo incontrò di nuovo mentre camminava lungo una strada di campagna. Ma anche questa volta con l’inganno e l’aiuto di una croce incisa sul tronco di un albero di mele Jack riuscirà a sfuggire al Diavolo.

Quando infine Jack morì, non fu ammesso in cielo, a causa della sua vita da ubriacone e truffatore. Così si recò all’entrata dell’ inferno, ma il Diavolo lo rimandò indietro perché aveva promesso di non prendere l’ anima di Jack. “Ma dove posso andare?”, chiese Jack. “Torna da dove sei venuto!”, gli rispose il diavolo.

Ma la strada del ritorno era buia e ventosa.
Jack implorò il Diavolo di dargli almeno una luce per trovare la giusta via e il Diavolo gli gettò un carbone ardente che proveniva dalle fiamme dell’inferno. Per non farlo spegnere dal vento, Jack lo mise in una rapa che stava mangiando. Da allora Jack fu condannato a vagare nell’oscurità con la sua lanterna, fino al giorno del Giudizio.
Sul finale l’immagine di Jack si avvicina alla figura dell’angelo caduto Lucifero (portatore di luce da lux, luce e ferre, portare) e con la sua torcia alimentata dalla luce dell’Inferno, donata dal diavolo, egli vaga alla ricerca della via del ritorno. E’ una via buia e ventosa, difficile da percorrere: sia il buio che il vento non agevolano un andamento lineare, simbolo della retta via interiore; la luce fuori dal tunnel sarà per Jack quella del Giudizio universale.
Dobbiamo, a questo punto, tener presente la distinzione tra Satana e Lucifero. Mentre Satana è una potenza più antica che cerca di degradare l'uomo trascinandolo nella materialità e inducendolo a riconoscersi soltanto nella natura e negli aspetti più bassi della creazione, Lucifero è il “Diavolo” in senso etimologico “colui che divide” il quale mette alla prova “sancisce un patto” per risvegliare l'uomo e il suo libero arbitrio. Lucifero sembrerebbe essere la Tentazione che agisce nell'interiorità dell'uomo per destarvi passioni malsane, fino alla vittoria finale del Bene o del Male.

L'Angelo ferito di Hugo Simberg

domenica 4 ottobre 2015

Il Garofano (Grimm). I desideri nelle fiabe

Dianthus, fiore di Dio, è il nome greco del garofano e, in effetti, sia nella tradizione cristiana che mitologica troviamo un legame tra il garofano e la divinità. Nella tradizione cristiana si narra che ai piedi della croce, nei punti dove le lacrime della Madonna erano cadute, nacquero dei garofani bianchi. Lo stesso nome “chiodino” con cui veniva indicato il garofano, per i semi e i frutti che ricordano appunto dei piccoli chiodi, allude alla passione di Cristo sulla croce.
Nella mitologia greca troviamo il garofano legato al mito di Diana della quale si era innamorato un giovane pastore, ma avendo essa fatto voto della verginità, non cedette alle richieste del giovane il quale morì dalla disperazione; fu così che dalle lacrime che aveva versato nacquero tanti garofani bianchi.
Albrecht Dürer
Maria con il Garofano, (1516)
 
Nella tradizione nordica, invece, zona in cui è stata raccolta dai Grimm la fiaba Il Garofano, tale fiore è simbolo di matrimonio e promessa d’amore. La fiaba è, inoltre, caratterizzata dalla presenza di tanti desideri espressi e tutti puntualmente realizzati; così l’incipit:
Una regina non poteva mettere al mondo figli per volere di Nostro Signore. Ogni mattina si recava in giardino a pregare che Iddio le facesse dono di un figlio o di una figlia. Ed ecco, un angelo venne dal cielo e disse: -Rallegrati, avrai un figlio i cui desideri saranno realizzati: qualunque cosa al mondo egli voglia, l'avrà-. 
Nascerà un figlio il quale, nato da un forte desiderio, avrà il dono lui stesso di esaudire tutti desideri, egli potrà avere ciò che desidererà; per questo suo dono verrà rapito da un pastore che, crescendolo come fosse suo figlio, potrà, attraverso di lui, realizzare la propria fortuna.
Quando il figlio divenne adulto, temendo che desiderasse diventare come il proprio padre e scoprisse così l’inganno, il pastore decise di far uccidere il figlio da una giovane donna. Scoperto il volere di colui che aveva creduto essere il suo vero padre, il figlio desiderò trasformare il padre in un cane barbone e così fece.
-Vecchio ribaldo, perché‚ volevi uccidermi? Adesso pronuncerò la tua condanna: ti trasformerai in un cane barbone con una catena d'oro intorno al collo e mangerai carboni ardenti così che le fiamme ti divampino dalla gola-.
Come ebbe pronunciato queste parole, il vecchio si trasformò in un cane barbone con una catena d'oro intorno al collo, e i cuochi dovettero portargli dei carboni ardenti che egli divorò, sicché‚ le fiamme gli uscivano dalle fauci. […]
Infine disse alla fanciulla: -Voglio tornare in patria; se vieni con me penserò io a mantenerti-. -Ah- rispose ella -è così lontano! e poi che farei in un paese sconosciuto?- Così, poiché‚ non consentiva ad accompagnarlo, e tuttavia non volevano lasciarsi, egli desiderò che la fanciulla diventasse un bel garofano, e lo portò con se. Partì, e il cane barbone dovette seguirlo.