giovedì 10 marzo 2016

Prima di essere Principesse...Il lavoro delle donne nelle fiabe

Non è del tutto vero che la donna della fiaba aspetta il cacciatore che la liberi o il principe che le garantisca un futuro. Cosa facevano il cacciatore e il principe prima di incontrare la donna? Di solito non hanno storia, un passato, spuntano nella fiaba all’improvviso, a volte sappiamo che arrivano da un regno vicino, già ma vicino a cosa o a chi? Vicino al luogo dove si trova la donna. Il punto di riferimento anche logistico è la donna. Ciò risale probabilmente al culto della Grande Madre, alle antiche culture matriarcali che tutta la caccia alle streghe, degli ultimi millenni, non sono riuscite a sradicare. Il culto della donna, almeno nel profondo inconscio collettivo della fiaba, esiste ancora. La donna all’inizio della fiaba indossa stracci e, alla fine, vestiti meravigliosi di seta e ricchi di ricami, perché spesso è l’interno femminile (ricco di sfumature e di creatività) che emerge all’esterno: in Cenerentola vediamo dolcezza, in Biancaneve ricerca di affetto e in Cappuccetto Rosso curiosità. La fiaba è il territorio per eccellenza della donna. E’ utilizzata da quando l’essere umano ha cominciato a raccontare; la fiaba ha, inoltre, trovato terreno fertile tra le donne che raccontavano al focolare alle donne più giovani. Le più importanti story-teller che hanno fornito materiale ai fratelli Grimm erano donne.
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La forza generatrice, ma anche la fatica, della Grane Madre rivive nella fatica rigeneratrice delle donne nelle fiabe. Molte fiabe descrivono il percorso delle protagoniste femminili che per costruire il proprio destino impiegano tempo, lavoro, sofferenza e, spesso, perché no, anche astuzia.
Raramente è un lavoro economicamente produttivo (attività che rimane prerogativa dell’uomo: è quest’ultimo che costruisce oggetti ricavandone denaro); quello della donna è un lavoro di cura ed espiazione, come per esempio ne La Guardiana delle oche alla fonte, in Pelle d’Asino. E’, spesso, un lavoro svolto chine sul telaio a tessere tele che diventeranno talvolta vesti magiche e preziose; è un lavoro sporco come quello di Cenerentola e Pelle d’Asino, sporcizia che nasconde e sul quale trionferà la bellezza scintillante di una scarpetta di cristallo o di un anello prezioso.
E così lavorando le donne nelle fiabe costruiscono le trame, come delle parche al telaio, tessono i fili del destino dei protagonisti delle fiabe. Penelope tesseva e disfaceva il suo lavoro e così facendo ritardava gli accadimenti. Visti sotto questa luce, anche i lavori più umili ed umilianti a cui sono sottoposte le fanciulle delle fiabe, sono lavori che “producono”, creano il destino, il finale che esse meritano e, non sempre grazie ad un cacciatore che le libera da un lupo o da una matrigna.

11 commenti:

  1. Ecco, tanto per smentire i recenti dibattiti per cui le Principesse sarebbero "diseducative" :D Non sto scherzando, purtroppo :P
    Ovviamente dipende dalla consapevolezza di partenza, però mi pare che in genere si facciano pochi sforzi per comprendere nella giusta prospettiva e più spesso si manipoli per ottenere consensi...
    Invece questo post fa decisamente luce sulle figure femminili delle fiabe; mi pare di capire che il lavoro sia un modo per autodeterminarsi, per far emergere la propria vera essenza.

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    1. La fiaba evidenzia con la lente di ingrandimento la capacità generatrice della donna; credo che se le fiabe fossero "diseducative" (come anch'io spesso sento dire), non sarebbero arrivate fino ad oggi, evidentemente portano dentro un carico di insegnamenti essenziale che o è facile disperdere o, forse, dimenticare? :)

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  2. Molto di recente sul mio blog ho seguito un altro tipo di percorso. Ho trovato naturale accostare la condizione servile di Cenerentola a quella di Apollo presso Admeto. Secondo me si tratta di un analogo ciclo di oscuramento e di successivo ritorno alla dimensione luminosa. Dopotutto, anche di Cenerentola non è che possiamo dire molto di ciò che era prima di arrivare in casa della matrigna.

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    1. E' vero, anche se Apollo mi sembra si fosse costretto di servire Admeto, Cenerentola ha, ivece, meno possibilità di scelta. La dimensione luminosa di Cenerentola è oscurata dalla stessa cenere da cui Cenerentola è ricoperta, come se Cenerentola si portasse addosso scorie, resti di ciò che è bruciato, volatilizzato fino a quando tutta la cenere scompare ed esplode la sua luminosità. Grazie :)

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  3. Le donne si creano il destino, solo che spesso se lo creano nell'ombra, forse per questo la cosa passa in secondo piano, nelle fiabe e nella vita.
    Bel post!

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    1. Già! Quasi costrette a non farsi notare; forse un bocciolo prima di esplodere? Grazie Romina!

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  4. Concordo in pieno con quanto hai scritto. E aggiungo che, pur non intendendomene troppo, secondo me c'è un'opera editoriale o di traduzione che probabilmente ci mette del suo.
    A questo proposito, provo a chiedere a te e a chi legge qualche luce sull'esistenza o meno di raccolte di fiabe europee il più possibile vicine alla tradizione e alla "popolarità" della narrazione (in senso "volgare" e carnale). Ancora più nel dettaglio, e mi si perdoni la grossolanità della domanda: esistono raccolte di fiabe che non contengono riferimenti a deità cristiane? Sono ben accetti anche spunti di lettura, link, bibliografie...
    Grazie molte.

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    1. Grazie, mi poni dei grandi quesiti! Credo che nelle fiabe ci si trovi ciò che ciascuna ideologia vuole trovarci, per cui una stessa fiaba può avere diverse chiavi di lettura:psicoanalitica, simbolica, sociale e religiosa (ossia di varie religioni), ecc. Se per deità cristiane, intendi la religione cristiana, credo che le fiabe, all'origine, non fossero legate a questa religione, ma che, appunto siano state interpretate successivamente secondo una chiave di lettura cristiana. Pongo la questione ai lettori che, magari, ne sanno più di me. Grazie ancora!

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    2. Giambattista Basile, scrittore partenopeo, facilmente reperibile sul web in dialetto napoletano e in italiano, nel suo Pentameron, o Cunto dei Cunti (Racconto dei Racconti) ha raccolto molte fiabe dalla tradizione popolare e le ha riportate in maniera «nuda e cruda» così come le aveva sentite (a differenza di quanto non abbiano fatto Perrault e i Grimm, che hanno censurato quanti più possibili dettagli macabri). Non so se sia completamente libero da riferimenti al cristianesimo, ma nelle fiabe che ho letto (non l'ho ancora finito questo librone tra l'altro in napoletano) non ce ne sono o se presenti influiscono in maniera minima o nulla. In molti cunti o «novelle» del Pentameron ci sono riferimenti abbastanza espliciti ad antichi riti di iniziazione (vedi Propp). In una, si parla della conoscenza sacerdotale che non deve essere divulgata al popolo (L´Uərco o «L´Orco» se non sbaglio) e in un altro si parla dell'infibulazione e della consecutiva scucitura della vulva, totalmente estranei al mondo cristiano... («sbucciare il cedro» nella storia dei tre cedri). Spero di esser stato utile. Cordiali saluti!

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    3. Grazie per il tuo contributo. Il Pentamerone è meraviglioso proprio per non avere subito censure senza, così, nulla togliere al linguaggio vivace. Leggerò sicuramente le fiabe che citi, tenendo presente una interpretazione iniziatica. Buon proseguimento con la lettura del Pentamerone :)

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  5. Grazie anonimo, il libro ce l ho ed è vero quel che dici.dall altro lato però lo stile di basile mi sembra molto personale, forse troppo. Che dite?

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