Prima di essere Principesse...Il lavoro delle donne nelle fiabe

Non è del tutto vero che la donna della fiaba aspetta il cacciatore che la liberi o il principe che le garantisca un futuro. Cosa facevano il cacciatore e il principe prima di incontrare la donna? Di solito non hanno storia, un passato, spuntano nella fiaba all’improvviso, a volte sappiamo che arrivano da un regno vicino, già ma vicino a cosa o a chi? Vicino al luogo dove si trova la donna. Il punto di riferimento anche logistico è la donna. Ciò risale probabilmente al culto della Grande Madre, alle antiche culture matriarcali che tutta la caccia alle streghe, degli ultimi millenni, non sono riuscite a sradicare. Il culto della donna, almeno nel profondo inconscio collettivo della fiaba, esiste ancora. La donna all’inizio della fiaba indossa stracci e, alla fine, vestiti meravigliosi di seta e ricchi di ricami, perché spesso è l’interno femminile (ricco di sfumature e di creatività) che emerge all’esterno: in Cenerentola vediamo dolcezza, in Biancaneve ricerca di affetto e in Cappuccetto Rosso curiosità. La fiaba è il territorio per eccellenza della donna. E’ utilizzata da quando l’essere umano ha cominciato a raccontare; la fiaba ha, inoltre, trovato terreno fertile tra le donne che raccontavano al focolare alle donne più giovani. Le più importanti story-teller che hanno fornito materiale ai fratelli Grimm erano donne.
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La forza generatrice, ma anche la fatica, della Grane Madre rivive nella fatica rigeneratrice delle donne nelle fiabe. Molte fiabe descrivono il percorso delle protagoniste femminili che per costruire il proprio destino impiegano tempo, lavoro, sofferenza e, spesso, perché no, anche astuzia.
Raramente è un lavoro economicamente produttivo (attività che rimane prerogativa dell’uomo: è quest’ultimo che costruisce oggetti ricavandone denaro); quello della donna è un lavoro di cura ed espiazione, come per esempio ne La Guardiana delle oche alla fonte, in Pelle d’Asino. E’, spesso, un lavoro svolto chine sul telaio a tessere tele che diventeranno talvolta vesti magiche e preziose; è un lavoro sporco come quello di Cenerentola e Pelle d’Asino, sporcizia che nasconde e sul quale trionferà la bellezza scintillante di una scarpetta di cristallo o di un anello prezioso.
E così lavorando le donne nelle fiabe costruiscono le trame, come delle parche al telaio, tessono i fili del destino dei protagonisti delle fiabe. Penelope tesseva e disfaceva il suo lavoro e così facendo ritardava gli accadimenti. Visti sotto questa luce, anche i lavori più umili ed umilianti a cui sono sottoposte le fanciulle delle fiabe, sono lavori che “producono”, creano il destino, il finale che esse meritano e, non sempre grazie ad un cacciatore che le libera da un lupo o da una matrigna.