domenica 15 maggio 2016

Il vento nelle fiabe

E’ il vento che porterà la piccola Dorothy, protagonista del Mago di Oz, a volar via in alto, lontano da casa o, per meglio dire, oltre. Oltrepassato l’arcobaleno con l’aiuto del vento, Dorothy entra in una dimensione nuova, divisa tra bene e male: Dorothy ha oltrepassato l’arcobaleno simbolo che congiunge terra a cielo, materia e spiritualità, quella spiritualità che è per tradizione legata al vento, lo spirito, ma anche l’anima, il soffio vitale.
E anche Pinocchio ha conosciuto il vento: quando era impiccato alla quercia e il vento lo sbatteva con forza fino a morire; lo sente di nuovo quando entra nel buio ventre del pescecane, un luogo di stordimento dove il nostro burattino sente solo vento, è il respiro asmatico del pescecane che provoca un vento simile alla tramontana.
Enrico Mazzanti
Illustrazione per l'edizione del 1883,
Pinocchio impiccato alla quercia grande
Fonte: wikipedia
Facendo un passo indietro, dopo la morte della Fata Turchina, l’aria porta sollievo a Pinocchio per mezzo del Colombo che, portatore di notizie, lui che conosce bene il vento, gli dice di aver visto Geppetto fabbricarsi una piccola barca con cui partire alla ricerca del figlio.
 “Il Colombo prese l’aíre e in pochi minuti arrivò col volo tanto in alto, che toccava quasi le nuvole. Giunto a quell’altezza straordinaria, il burattino ebbe la curiosità di voltarsi in giú a guardare: e fu preso da tanta paura e da tali giracapi che, per evitare il pericolo di venir di sotto, si avviticchiò colle braccia, stretto stretto, al collo della sua piumata cavalcatura.”
Arrivati sulla spiaggia dove era stato avvistato Geppetto, il colombo lascia a terra Pinocchio e non volendo nemmeno la seccatura di sentirsi ringraziare per aver fatto una buona azione, riprese subito il volo e sparí. Qui c’è già, molto probabilmente, il matrimonio tra vento-aria-spirito e colomba, ossia Spirito Santo.
La mitologia ci dice che Eolo ottenne da Zeus la custodia dei venti, rinchiusi in alcune anfore perché troppo pericolosi se lasciati in libertà, e così Eolo iniziò a custodirli in una grotta.
La sua custodia divenne così preziosa che Zeus, fece dono ad Eolo, dell’immortalità, da allora controlla i venti; li ha donati ad Ulisse per tornare ad Itaca, ma mentre Ulisse dormiva, i suoi compagni aprono le otri di pelle di bue scatenando una tempesta che riporta l’equipaggio ben lontano dall’amata Itaca.
Domare il vento fino ad imprigionarlo o a condizionarne la direzione; imprevedibile quanto il mare ed entrambi dominati dalle correnti. E come l’acqua anche il vento è lo scultore della Natura, leviga la pietra, modella i deserti.
Chi può domare il vento? Chi lo può imprigionare? Nella fiaba di Andersen, Il Paradiso Terrestre, è la madre dei venti che ha questo potere: li rinchiude nel sacco quando combinano disastri, tempeste, devastazioni…una madre che vive in una grotta, come Eolo, e che si presenta tutt’altro che docile:
“Io devo essere dura se voglio che i miei figli siano disciplinati. E ci riesco, anche se hanno la testa dura! Vedi quei quattro sacchi appesi alla parete? Di quelli hanno paura proprio come tu avevi paura della bacchetta dietro lo specchio. Io sono ancora capace di piegare i miei ragazzi, te lo assicuro, e di metterli nel sacco. Qui non facciamo complimenti! Restano lì dentro e non tornano a bighellonare, finché non credo che sia giunto il momento giusto. Ma ecco che ne arriva uno.”
E così, a turno, i 4 venti fanno ritorno a casa, la madre ascolta le loro vicende e in base a quanti danni hanno provocato, li punisce chiudendoli nel sacco.
Ma il vento, lo sappiamo dai tanti detti popolari, è anche portatore di notizie  e la madre dei quattro venti aspetta che i figli le raccontino tutto ciò che hanno visto, aspetta soprattutto il suo preferito: il vento dell’Est che proviene dalla Cina e là ne succedono di cose stravaganti, Paese di grande fascino per Andersen tanto che il vento dell’Est è, nella fiaba, anche il vento del Paradiso Terrestre dove si reca ogni 100 anni. Qui si trova la Principessa del Paradiso che chiede al vento dell’Est notizie dell’Araba Fenice, conosciuta dal vento del Sud; il vento del Sud dona una foglia di palma dove l’Araba Fenice ha inciso con il suo becco tutta la sua storia; in questa fiaba le notizie volano attraverso la rosa dei Venti fino al Paradiso. E il Paradiso mi porta a pensare alla Divina Commedia dove Dante incontra Matelda nel Giardino dell’Eden, Canto XXVIII, che gli spiega il motivo di quel vento, regolare e continuo, “Un'aura dolce, sanza mutamento/avere in sé, mi feria per la fronte/non di più colpo che soave vento” che spira nel Giardino dell’Eden:

Giuseppe Frascheri
Dante e Virgilio incontrano Paolo e Francesca, 1846
Fonte: Wikipedia
Matelda spiega che Dio creò l'uomo buono e disposto al bene, donandogli il giardino dell'Eden come caparra dell'eterna beatitudine. L'uomo vi rimase poco per il peccato originale, ma non di meno il monte del Purgatorio salì verso il cielo per porre l'Eden al di sopra di ogni alterazione atmosferica e non arrecare fastidio ai primi progenitori, per cui ogni fenomeno naturale si arresta alla porta del secondo regno. Il vento è prodotto in realtà dal movimento delle sfere celesti che fa ruotare l'atmosfera rarefatta, causando lo stormire delle fronde della selva; le piante, mosse dal vento, impregnano l'aria della loro virtù generativa e questa ricade poi sulla Terra, che genera la vegetazione a seconda della sua qualità e del suo clima. Ciò spiega perché talvolta sulla Terra crescono delle piante in modo apparentemente spontaneo, con l'aggiunta che nell'Eden ci sono anche piante che non esistono nel mondo. (fonte: Divina Commedia Weebly)

Abbiamo trovato nell’Inferno dantesco un vento che stordisce e porta il sonno, il sonno che ristora, un sonno riconducibile al sonno iniziatico, al cui risveglio, una nuova visione renderà più consapevole l’uomo Dante:
“La terra lagrimosa diede vento,
che balenò una luce vermiglia
la qual mi vinse ciascun sentimento;
e caddi come l'uom cui sonno piglia”.
Il vento punitivo di Paolo e Francesca, che trasporta i dannati senza posa, diventa, salendo, vento di purificazione e di trasmissione di virtù come Matelda ha spiegato a Dante.

Non posso non concludere ritornando ad Andersen, personalità fortemente legata alla natura, che così fa cominciare la fiaba Il vento racconta di Valdemar Daae e delle sue figlie:

"Quando il Vento corre sull'erba, allora questa si increspa come l'acqua quando corre sul grano, allora questo ondeggia come un lago, questa è la danza del Vento; ascoltalo quando racconta: esso racconta cantando, e risuona diversamente tra gli alberi della foresta che tra aperture, fenditure e crepe del muro. Vedi come lassù il Vento dà la caccia alle nuvole come se fosse un gregge di pecore! Senti come il Vento quaggiù urla attraverso il portone aperto come se fosse il guardiano notturno che suona il corno! Esso urla in modo strano giù nel comignolo e dentro al caminetto; per questo il fuoco divampa e scintilla, illumina quasi interamente la stanza e si sta tanto bene seduti al caldo ad ascoltare. Devi soltanto lasciar raccontare il vento: esso conosce le fiabe e le storie, più di tutti noi insieme". 
Vedi anche il post L'Acqua nelle fiabe