domenica 29 gennaio 2017

Fiabe e trascrizione cinematografica: L'audace soldatino di stagno

Per gentile concessione di Giulia Oddolini, oggi vi propongo il quarto e ultimo post sulla trascrizione cinematografica di alcune fiabe di Andersen: L'Audace Soldatino di Stagno. Giulia Oddolini (profilo facebook) è laureata in Lingue e Letterature Straniere con tesi in Letterature Nordiche.

Nelle fiabe solitamente sono presenti due poli opposti che si scontrano, uno è rappresentato dall’eroe che è il simbolo della forza vitale, dell’ordine e del rinnovamento, mentre l’altro è capeggiato dall’antagonista, quindi dalla morte, dal caos e dalla sterilità; il paladino della vicenda si oppone all’altro e intraprende un cammino esistenziale in cui viene messo alla prova per raggiungere il lieto fine, sovente un matrimonio, che rappresenta l’unione di due persone che genererà una nuova vita, quindi ordine e rinnovamento.[2]
Contrariamente alla fiaba popolare, i protagonisti delle fiabe di Andersen spesso non si muovono per propria volontà ma le loro azioni sono dettate dal caso, quindi l’eroe non è più il motore dell’azione. Per esempio, il tenace soldatino di stagno, nonostante l’incipit della fiaba faccia pensare ad un finale positivo, poiché il “C’erano una volta…” è solitamente legato al classico “…e vissero per sempre felici e contenti”, lo scrittore non soddisfa le aspettative del lettore e distrugge il proprio personaggio. Il protagonista attraversa tutte le tappe del viaggio eroico, simile a quello di Ulisse, ma senza volerlo veramente; viene trascinato dagli eventi che gli concedono un’altra possibilità per poter stare con la ballerina, ma per un capriccio del destino si fonde e brucia insieme a lei nella stufa;[3]
(…) e il giorno dopo, quando la cameriera tolse la cenere, trovò un piccolo cuore di stagno; della ballerina c’era invece solo il lustrino, ed era nero come il carbone.[4]
Come nella Sirenetta[5] non è presente un antagonista definito in questa fiaba, il soldatino incolpa il giocattolo-troll per le sue disavventure, come se le sue parole avessero attirato la malasorte su di lui:
“Soldatino di stagno!” disse il troll. “Tieni gli occhi a posto!” Ma il soldatino di stagno fece finta di non sentire. “Allora aspetta domani e vedrai!” disse il troll.[6]
Se fosse veramente così nella stufa non sarebbe volata anche la ballerina, perché l’antagonista la voleva tutta per sé, ma per uno scherzo del fato, una corrente d’aria l’ha fatta volare in mezzo alle fiamme. Quindi il protagonista proietta la propria Ombra su un altro personaggio, rendendolo il cattivo della situazione, così facendo l’assimilazione delle due parti della psiche non avviene e il Sé non viene raggiunto, per questo motivo il soldatino è già condannato a morte.[7]
Negli adattamenti video, invece, il troll assume quasi sempre l’identità definita di antagonista della storia, perché si preferisce rappresentare storie chiare, simili alla fiaba popolare e che rispettino lo schema di Propp; la presenza di un nemico definito, si accompagna all’assenza della casualità, poiché il troll ha il compito di mettere in difficoltà il soldatino. 
In particolare, nella versione Disney, che fa parte del lungometraggio Fantasia 2000,[8] e nel cartone animato della “ComiColor Cartoon” è presente anche il lieto fine, sebbene quello del secondo sia singolare; difatti, il soldatino per proteggere la ballerina dalle avances dell’antagonista, che in questo adattamento si presenta come il re dei giocattoli della bottega del giocattolaio, spara un fiammifero che lo colpisce sul didietro, viene quindi condannato a morte e la sua amata decide di seguirlo. Una volta morti salgono al cielo fino al paradiso dei giocattoli, dove al protagonista viene anche restituita la gamba mancante.[9]
Nel cartone della Disney il soldatino si innamora della ballerina non appena la vede, ma il troll, che qui è un giullare a molla, la vuole solo per sé nonostante lei lo disprezzi; il nemico lancia allora una barca di legno addosso al soldato che vola fuori dalla finestra e si ritrova nelle fogne con i topi. Viene mangiato da un pesce e ritorna a casa, dove combatte contro il troll per poter stare con l’amata, l’eroe vince e l’antagonista muore bruciato nella stufa, quindi il destino che nell’originale distrugge i protagonisti, in questo cartone tocca al giullare. La scena si chiude con i due innamorati abbracciati, entrambi su un piede solo, che sembrano formare un’unica persona.[10]
Nel cartone russo della Soyuzmultfilm le disavventure del soldatino non sono dettate dal caso ma dall’azione malvagia del troll, che possiede dei poteri magici. In questo caso però il finale è tragico; tornato a casa, il protagonista finisce nel camino per colpa dell’antagonista, la ballerina decide di seguirlo nel suo triste destino e il nemico muore di dolore per aver perso il suo amore.[11]
Nel programma per bambini “Modern Classics of Hans Christian Andersen”, realizzato in occasione del bicentenario della nascita dello scrittore danese, nonostante il troll non possieda la carica negativa delle versioni citate finora e la storia assomigli molto all’originale, compresa la casualità delle avventure del soldatino, il nemico viene punito dal destino per la cattiveria e l’arroganza che ha dimostrato nei confronti della coppia protagonista, cade dalla finestra per sbaglio; sicché la fiaba sembra comunicare allo spettatore una morale diversa da quella di Andersen, e cioè che ognuno ha ciò che si merita alla fine.[12]
Solo nella versione della “Bedtime Story Animation” il troll non è presente e il destino determina in modo assoluto le azioni dei protagonisti, per colpa di un capriccio del bambino proprietario dei giocattoli, che lancia il soldatino tra le fiamme della stufa, il protagonista muore e la ballerina con lui.[13]

Conclusioni
Si è dunque giunti alla fine di questo percorso (sulla trascrizione cinematografica delle fiabe di Andersen: La Sirenetta, La Piccola Fiammiferaia, Scarpe Rosse) che aveva lo scopo di analizzare l’importanza delle fiabe di Andersen nel loro aspetto più cupo. Se “tradurre è tradire” è possibile affermare che anche adattare lo è, perché a volte cambiare una fiaba può rivelarsi un’operazione pericolosa, poiché non apporta più gli stessi messaggi dell’ipotesto alla mente del lettore o dello spettatore, come è stato evidenziato nel capitolo dedicato ai cartoni animati.
Sappiamo come la vita di Andersen, in particolare l’infanzia e la giovinezza, siano state attraversate da numerosi momenti di sconforto, che hanno reso possibile la stesura di piccoli capolavori: le sue fiabe. In questo genere lo scrittore ha potuto riversare le proprie emozioni e l’amarezza verso un mondo che l’ha sempre umanamente accantonato, nonostante ciò nei finali tragici possiamo comunque scoprire un velo di speranza, rivolto però alla vita dopo la morte. L’autore spinge il lettore a tornare bambino per poter vivere la vita con serenità, proiettato verso quella eterna, ciò si nota nel finale della Regina delle nevi:
La nonna era seduta al sole di Dio e leggeva la Bibbia ad alta voce:
“Se non sarete come bambini non entrerete nel Regno dei Cieli!”.[14]
Per questo motivo la sua opera risulta così diversa dalla fiaba popolare che si basava su regole precise, create e rispettate per condurre la narrazione verso il lieto fine. Le differenze tra la fiaba d’autore di Andersen e il modo tradizionale di scrivere storie ricordano le caratteristiche dell’antifiaba; per esempio, ciò che in una è fantastico, nell’altra è tangibile, il lieto fine diventa una tragedia, l’aiutante perde il proprio ruolo e viene sostituito dalla forza interiore del protagonista, come la forza del cuore puro della piccola Gerda,[15] oppure da personaggi misteriosi e ambigui, come la vecchia topa che ospita in casa sua Pollicina, ma in cambio vuole che pulisca e le racconti delle storie.[16]
La fiaba ha un ruolo importante nella vita dell’uomo sin dalle origini dell’umanità, non solo legato all’infanzia ma all’intera esistenza. Attraverso le teorie di Carl Gustav Jung e della sua allieva Marie-Louise von Franz è stato possibile delineare il concetto di inconscio collettivo e degli archetipi all’interno delle fiabe, che sono rintracciabili anche in quelle di Andersen, nonostante la loro atipicità.
Questa ricerca è stata poi applicata all’analisi dei vari cartoni animati, in cui sono state evidenziate le differenze rispetto agli originali danesi e come questi elementi possano modificare lo scopo e il messaggio dell’intera fiaba. Se ad esempio si sceglie di non rappresentare il dolore provato da una delle eroine dei cartoni, allora il lieto fine viene legittimato, nonostante la storia perda il suo significato originale;[17] ma se si sceglie di rappresentare il dolore dei passi che compie la Sirenetta seguito da un finale lieto allora dal punto di vista psicologico è possibile riconoscere che la storia è priva di insegnamento, che è destinata solo all’intrattenimento.[18] Un altro esempio significativo è dato dall’assenza della nonna della piccola fiammiferaia, che elimina il rapporto simbiotico che i bambini hanno sempre con i nonni, rendendo il finale ancora più tragico;[19] inoltre, in questo modo, non viene rappresentato il miraggio finale dato dal calore dei fiammiferi, che dovrebbe insegnare allo spettatore a non cadere nella stessa apatia che ha sopraffatto la volontà della protagonista, conducendola alla morte.[20] Grazie a questa analisi è stato possibile quindi ottenere dei risultati che evidenziano le difficoltà che insorgono qualora si decide di creare qualcosa di nuovo, come un cartone animato, partendo da un ipotesto letterario; inoltre, si è giunti alla conclusione che è fondamentale tener presente la fiaba originale quando se ne vede un adattamento, in modo da poter notare le differenze e il diverso messaggio. 
Oggetto di analisi di questo lavoro sono state quindi le versioni video, molte delle quali trasmesse in televisione come programmi per bambini, ma è possibile notare come il fiabesco sia rintracciabile ormai in tanti altri tipi di narrazione, in film e serie televisive, partendo da quelle indirizzate ai ragazzi, come il recente telefilm Descendants[21], che narra le avventure dei figli di alcuni tra i più malvagi antagonisti delle fiabe Disney: Malefica della Bella addormentata nel bosco, la Regina cattiva di Biancaneve e i sette nani, Jafar di Aladdin e Crudelia De Mon della Carica dei cento e uno;[22] per finire con serie che affascinano molti adulti, come la recente C’era una volta[23], che oltre a basarsi sui cartoni animati della Disney, li integra con le fiabe originali, per esempio nella IV stagione oltre ad Elsa e Anna, protagoniste di Frozen – Il regno di ghiaccio[24], è presente anche la vera Regina della neve, che ricorda molto l’antagonista della fiaba di Andersen.[25] Oltre a questi chiari esempi anche in altri film il fiabesco si manifesta, anche se non in modo così esplicito, come nelle opere cinematografiche di Tim Burton e di Steven Spielberg, tra i quali: Big Fish – Le storie di una vita incredibile[26] del primo regista e A. I. – Intelligenza Artificiale[27] del secondo.[28]
[1] Ibidem, pp. 108-111
[2] W. Mishler, H. C. Andersen’s “Tin Soldier” in a Freudian Perspective, in “Scandinavian Studies”, 50/4, 1978, p. 390
[3] Ibidem, p. 391
[4] H. C. Andersen, Fiabe e storie, cit., p. 111
[5] Ibidem, pp. 56-74
[6] Ibidem, p. 109
[7] M.-L. von Franz, L’individuazione nella fiaba, tr. it. R. Oliva e G. Caposio, Bollati Boringhieri, Torino, 2013, p. 17 (1° ed. Individuation in Fairy Tales, Shambhala, Boston & London, 1977)
[8] Walt Disney Feature Animation, Walt Disney Pictures, The Steadfast Tin Soldier, Concerto No. 2 in F Major for Piano and Orchestra, Op. 102: I. Allegro by D. Šostakovič, directed by H. Butoy, in Fantasia 2000, distributed by Buena Vista Pictures Distribution, 1999
[9] The Brave Tin Soldier, “ComiColor Cartoon”, produced by Ub Iwerks Studio, directed by Ub Iwerks, 1934
[10] Walt Disney Feature Animation, Walt Disney Pictures, The Steadfast Tin Soldier, cit.
[11] The Steadfast Tin Soldier, directed by L. Milchin, Soyuzmultfilm, 1976
[12] The Hardy Tin Soldier, “Modern Classics of Hans Cristian Andersen”, directed by J. Lerdam, produced by Magma Films A-Film and Egmont Imagination, 2004
[13] The Steadfast Tin Soldier, “Bedtime Story Animation”, 2014
[14] H. C. Andersen, Fiabe e storie, cit., p. 247
[15] Ibidem, pp. 222-247
[16] Ibidem, pp. 32
[17] Walt Disney Pictures, Walt Disney Feature Animation, The Little Mermaid, cit.
[18] La Sirenetta, “Le fiabe più belle”, cit.; cfr. 3.1.2.
[19] Sigur Rós, The Little Match Girl, 2005
[20] The little match girl, “Color Rhapsody Cartoon”, cit.
[21] Descendants, Disney Channel, directed by K. Ortega, distributed by Walt Disney Pictures, 2015
[22] Essendo della Disney, questo programma si basa sulle proprie versioni cinematografiche sia per quanto riguarda l’aspetto dei protagonisti, sia per la storia stessa:
Walt Disney Productions, Sleeping Beauty, directed by C. Geronimi, distributed by Rome International Films, 1959;
Walt Disney Productions, Snow White and the Seven Dwarfs, directed by D. Hand, distributed by RKO Radio Pictures, 1937;
Walt Disney Feature Animation, Aladdin, directed by R. Clemens and J. Musker, distributed by Buena Vista International Italia, 1992;
Walt Disney Productions, One Hundred and One Dalmatians, directed by C. Geronimi, H. Luske and W. Reitherman, distributed by Rank Film, 1961.
[23] Once upon a time, ABC, created and produced by E. Kitsis and A. Horowitz, ABC Studios, 2011
[24] Walt Disney Animation Studios, Frozen, directed by C. Buck and J. Lee, distributed by Walt Disney Studios Motion Pictures, 2013
[25] H. C. Andersen, Fiabe e storie, cit., pp. 222-247
[26] Big Fish, directed by T. Burton, produced by Jinks/Cohen Company and The Zanuck Company, distributed by Columbia Pictures, 2003
[27] A. I. Artificial Intelligence, directed by S. Spielberg, produced by Amblin Entertainment and Stanley Kubrick Productions, distributed by DreamWorks Pictures, 2001
[28] M. Bernardi, Infanzia e fiaba, cit., pp. 297 e 305

Nessun commento:

Posta un commento