"L'Orco con le penne" - L'Orco contro la Luce

Fiaba ripresa da Italo Calvino nelle versione siciliana di Pitrè Il diavolo tra i frati, raccontata da Rosina Casini.
Il titolo L'Orco con le penne è denominazione di Calvino, nel testo siciliano si parla di una ben non definita “bestia” (le cui caratteristiche sono quelle note dell’orco).
In questa fiaba emergono molte caratteristiche dell’Orco: la prima, il cannibalismo, in particolare il protagonista predilige carne di cristiani qualità che lo fa accomunare alla figura del Diavolo; altra caratteristica simile all’orco è la conoscenza e la capacità di trovare soluzioni che lo avvicina agli oracoli.
Il cibarsi di carne umana è probabilmente legato all’identificazione dell’Orco con la Morte: come la morte decompone il corpo, lo scarnifica fino a far emergere solo le ossa, così l’azione della Morte è riversata nell’Orco che si nutre della carne, coincidendo anche con la figura del cannibale.
Il legame tra Orco e Morte sembra confermato da chi ritiene l’origine della parola derivante dal latino uragus, uno dei tanti nomi di Dio che suona come “ab origine” “da principio” e forse, dal mio punto di vista, ciò potrebbe collegare l’orco agli oracoli, alla capacità di prevedere in quanto già conosce.
Il George collega invece la parola Orco ad una origine greca “ergo” o “eirgo” traducibile con cingo, chiudo; ed anche ad orchos ed orkàne luogo oscuro, luogo chiuso da cui nessuno può fuggire.
Opera di Arcabas 

L’incipit della fiaba vede un Re gravemente ammalato che solo alcune penne strappate ad un orco possono salvarlo. Un giovane suddito accetta di andare a cercare l’orco e prendere le penne.
Proprio a sottolineare l’opposizione dell’orco/diavolo, il protagonista bussa ad un convento per chiedere indicazioni per raggiungere la casa dell’orco:
“Quando siete in cima alla montagna contate sette buche: la settima è quella dell'Orco. E voi scenderete in quella. In fondo a queste buche c'è un buio che non ci si vede di qua a là. Noi vi daremo una candela e dei fiammiferi, e cosí ci vedrete. Ma bisogna che andiate là a mezzogiorno in punto, perché a quell'ora l'Orco non c'è. Ci sarà la sua sposa, invece, che è una brava ragazza e vi avviserà di tutto. Perché se vi imbattete subito nell'Orco, vi mangia in un boccone.”
E’ evidente l’opposizione luce/oscurità; la tana dell’orco è sommersa dal buio, è il Priore del convento che darà luce al giovane suddito, come ad indicare la luce cristiana (quella temuta dall’orco) che ritorna ad esplorare un luogo di morte e peccato. Gli dice, inoltre, che dovrà aspettare mezzogiorno, ossia quado il sole è all’apice rispetto al suolo, quando nessuna ombra sarà possibile, solo luce. E’ l’ora in cui l’orco è assente poiché nel momento in cui il Sole (Dio) è alto, l’Orco/Diavolo non può esserci.
Fiaba simile I tre capelli d'oro del diavolo, dei Grimm

2 commenti:

  1. E'sempre bello rileggerti.
    Ciao!

    RispondiElimina
  2. Grazie mille Nick! Ogni tanto faccio capolino ed ecco il caro Nick ;)

    RispondiElimina