La mia Pedagogia spicciola

Il bambino ascolta e la nonna comincia:
C’era una volta…
Una volta, ma quando? Una volta quando la nonna aveva la mia età e adesso si sforza di ricordare i fatti? Forse. O una volta quando ancora la nonna non c’era e si sforza di ricordare cosa le hanno raccontato? Probabile. La nonna racconta la fiaba sempre con le stesse parole, 10, 20, 100 volte. E se la nonna cambia una parola, subito il bambino interviene “no nonna, non è così!”. In questo momento il bambino si è appropriato della versione della fiaba. La ripeterà per sempre così. Questo è il meccanismo della tradizione orale. Adesso gli insegnamenti della fiaba si sono cementificati nel bambino: è meglio ubbidire ai genitori, stare attenti al lupo, il male viene sconfitto dal bene. Il bambino ascolta estasiato - ma pronto a correggere la nonna se sbaglia - perché sa che sentirà tutti vissero felici e contenti. Felici e contenti come il bambino che sta ascoltando la nonna che gli racconta una storia. Anche pensare che un giorno si possa essere felici e contenti fa parte del patrimonio tramandato attraverso la tradizione orale. Se i grandi non raccontano le fiabe e non convincono i bambini che un giorno saranno felici e contenti, i bambini sapranno mai di poterlo essere?

Commenti

  1. Bellissima domanda finale. La mia risposta è: spero di sì, ma credo di no.

    I bambini hanno bisogno delle fiabe e non possono essere sostituite con altri "intrattenimenti", nella fiaba c'è molto di più di un racconto, ci sono legame, emotività, speranza...

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    1. Già, nella fiaba c'è un passato e un progetto futuro; magari un giorno racconterai le fiabe ai tuoi alunni, chissà!

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    2. Di certo lo farò!
      Faccio animazioni nelle biblioteche già adesso per raccontare ai bambini le storie.
      E poi l'anno scorso durante il tirocinio ho ideato una piccola attività sulla matematica insegnata con le fiabe. Spero di poter approfondire temi del genere.
      Inoltre racconto fiabe molto spesso a tutti i bambini che mi vengono a trovare a casa!

      Insomma, ho le fiabe nel sangue... e questo blog mi entusiasma sempre più!

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  2. A differenza degli adulti, i bambini a cui viene raccontata una fiaba sono già felici. Non perché hanno un palazzo o una montagna di ricchezze, ma perché hanno una famiglia che li ama. Ma del resto questo genere di finale "e tutti vissero felici e contenti" sottolinea la genesi della fiaba, nata come racconto per adulti: difatti io non credo che un bambino sia sempre capace di cogliere le gravi difficoltà della vita quotidiana, soprattutto oggigiorno, dal momento che il fanciullo viene protetto da ogni cosa: la morte, il dolore, le questioni che "quando sarai grande capirai". Forse un tempo non c'era tutta questa differenza (penso ora ai bambini dei dipinti medievali, raffigurati in tutto e per tutto come adulti, solo più piccoli, come se fossero stati adulti rimpiccioliti), i bambini dovevano crescere più in fretta e affrontare le difficoltà della vita senza alcun genere di filtro. Io credo piuttosto che dovrebbero essere gli adulti ad ascoltare più fiabe, e più cresco più ne sento il bisogno, forse proprio perché è oggi e non quando ero bambina che sento l'incertezza del futuro e l'ingiustizia che permea tanti aspetti della mia vita.

    Bellissimo blog, ti sto seguendo :)

    Beatrice

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    1. Grazie Beatrice per il tuo commento. Sono d'accordo sul fatto che la fiaba sia nata per gli adulti e, devo dire, che anch'io ho riscoperto le fiabe in età adulta, vedendoci messaggi che, ovviamente da piccoli, non si colgono...e forse mi hai dato lo spunto per un nuovo post, quindi grazie ancora :)

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    2. Non vedo l'ora di leggere dunque!

      A presto,
      Beatrice

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