martedì 3 settembre 2013

Sharhazad

Quante volte moriamo perché nessuno ci racconta più niente? Ne sanno qualcosa le persone anziane, ma non solo. Il re Shahriyar era morto nei confronti delle donne, delle pulsioni positive verso queste per le quali nutriva solo odio e sete di vendetta. Vendetta indiscriminata: colpire tutte per vendicarsi di una o poche più. Ma Shahrazad gli parla, gli racconta di altri mondi e altre persone, lo porta in un mondo di magia. Sharhazad non salva solo se stessa ma anche il re. E’ una salvezza totale perché non egoistica. La parola si dice che possa ferire ma la parola ha anche poteri magici come testimoniano i rituali o la preghiera dove le parole evocano legami con ciò che non è materia ma spirito o ideale o, forse, noi stessi.
Mille e una notte di parole che portano in viaggio, lontano dall’idea della vendetta, lontano dalla probabile morte di Sharhazad e sempre più vicino alla rinascita del re. La parola e meglio ancora, la fiaba trasforma la paura in coraggio, l’odio in amore, la fame in un banchetto nuziale.
Sharhazad non morirà all’alba, al sorgere del sole (elemento maschile) ma continuerà a vivere grazie al suo “approfittare” della notte (legata al mondo femminile e della creatività); di notte Sharhazad emerge nella buia visione del re come una luna piena che crea il domani che, in questo caso, non è prerogativa del Sole. La Luna prepara così il sorgere del Sole, del nuovo giorno del re.

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