sabato 12 ottobre 2013

C'era una volta... Italo Calvino (a 90 anni dalla sua nascita)


Cesare Pavese sarà il primo che, riferendosi allo stile di Italo Calvino, lo definirà uno stile dal tono fiabesco e questo prima ancora che uscisse la raccolta Fiabe Italiane. Un segno del destino quindi, una strada intravista da un illustre collega.
Già ne Il Sentiero dei nidi di ragno ed altri racconti, Calvino aveva lavorato su fonti raccolte da testimonianze orali come farà per le Fiabe, ma erano già al suo attivo anche racconti come Il visconte dimezzato dove la narrazione è fortemente legata all’immaginazione (il protagonista è un uomo tagliato a metà e ognuna delle quali ha una propria vita indipendente.)
Non è quello di Calvino un puro esercizio di sperimentazione della scrittura e dei suoi vari registri ma, probabilmente, una sua fede innata nella fiaba se egli stesso dice: “le fiabe sono vere […] sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e a una donna, soprattutto per la parte di vita che è appunto il farsi di un destino.” Fiabesco è anche lo schema che Calvino trova ne I Promessi Sposi: c’è un obiettivo da raggiungere (il matrimonio) con personaggi che ostacola l’obiettivo e altri che cercano di aiutare i due protagonisti a realizzarlo; identificando, tra questi, fra’ Cristoforo come “l’aiutante magico che nelle fiabe spesso prende l’aspetto di un animale benefico, destinato al sacrificio.”
La fiaba è quindi il destino dell’uomo, di una collettività. Così in Fiabe Italiane sono raccolte 200 fiabe di tutte le regioni o zone geografiche d’Italia, la zona viene indicata accanto al titolo ma come ci dice Calvino nella prefazione ciò non vuole indicare che la fiaba è di quel luogo poiché le fiabe sono uguali dappertutto, dire di dove sono non ha molto senso. La fiaba viene indica appartenente ad un luogo in quanto di questo luogo ha acquisito un abito, un modo di dire che fa decidere l’autore di darle una collocazione geografica precisa. Calvino non registra le fiabe dal racconto degli abitanti del luogo ma le riprende dalle tante raccolte folcloristiche che arricchivano il patrimonio delle biblioteche italiane; un patrimonio vasto e "aggrovigliato" un pescare in un mare sconosciuto ma ricco di varietà, da questo viaggio nasce, nel 1956, Fiabe Italiane.
Dalla prefazione di Fiabe Italiane: "Ora, il viaggio tra le fiabe è finito, il libro è fatto, scrivo questa prefazione e ne son fuori: riuscirò a mettere i piedi sulla terra? Per due anni ho vissuto in mezzo ai boschi e palazzi incantati, col problema di come meglio vedere in viso la bella sconosciuta che si corica ogni notte al fianco del cavaliere, o con l'incertezza se usare il mantello che rende invisibile o la zampina di formica, la penna d'aquila e l'unghia di leone che servono a trasformarsi in animali. E per questi due anni a poco a poco il mondo intorno a me veniva atteggiandosi a quel clima, a quella logica, ogni fatto si prestava a essere interpretato e risolto in termini di metamorfosi e incantesimo: e le vite individuali, sottratte al solito discreto chiaroscuro degli stati d'animo, si vedevano rapite in amori fatati, o sconvolte da misteriose magie, sparizioni istantanee, trasformazioni mostruose, poste di fronte a scelte elementari di giusto o ingiusto, messe alla prova da percorsi irti d'ostacoli, verso felicità prigioniere d'un assedio di draghi; e così nelle vite dei popoli, che ormai parevano fissate in un calco statico e predeterminato, tutto ritornava possibile: abissi irti di serpenti s'aprivano come ruscelli di latte, re stimati giusti si rivelavano crudi persecutori dei propri figli, regni incantati e muti si svegliavano a un tratto con gran brusio e sgranchire di braccia e gambe. Ogni poco mi pareva che dalla scatola magica che avevo aperto, la perduta logica che governa il mondo delle fiabe si fosse scatenata, ritornando a dominare sulla terra. Ora che il libro è finito, posso dire che questa non è stata un'allucinazione, una sorta di malattia professionale. È stata piuttosto una conferma di qualcosa che già sapevo in partenza, quel qualcosa cui prima accennavo, quell'unica convinzione mia che mi spingeva al viaggio tra le fiabe; ed è che io credo questo: le fiabe sono vere". (Italo Calvino)
Per finire vi lascio con una definizione della scrittura secondo Calvino: “Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto” non vi sembra che sia lo stesso meccanismo della fiaba?

6 commenti:

  1. Mi piacciono le fiabe perche raccontano un po' della nostra vita interiore usando simboli, e crando atmosfere suggestive. Anche il nostro sito parla di fiabe, di racconti, e di leggende. E spazia anche su altri temi, venite a vedere!

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    1. Molto bello il vostro sito, passerò spesso a trovarvi :)

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  2. Ho sempre amato moltissimo Calvino, è stato uno degli autori con cui ho cominciato a leggere. Grazie per questo post a lui dedicato :)

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    1. Credo che Calvino abbia il grande merito di aver fatto amare la lettura a molti! Grazie a te per il commento:)

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  3. Calvino mi piace moltissimo. Anche se il suo compleanno è passato, come ho annunciato il 15, spero di riuscire comunque a fare un post su di lui nei prossimi giorni.

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    1. Io invece l'ho festeggiato in anticipo, allora aspettiamo il tuo post!

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