Hansel e Gretel - Il ritorno a casa





Illustrazione di Offterdinge
Vedi i post precedenti:

In poche righe si concentra il ritorno alla libertà e alla casa di Hansel e Gretel:
Tutta la casetta era piena di perle e di pietre preziose: essi se ne riempirono le tasche e se ne andarono in cerca della via che li riconducesse a casa. Ma giunsero a un gran fiume che non erano in grado di attraversare:
“Non possiamo attraversarlo” disse Hansel, “non vedo l’ombra di un ponte”
"E' non c’è nemmeno una barchetta” disse Gretel “ma guarda là quell’anatra bianca: proverò a chiederle che ci aiuti”. E cantò:
“Cara anatrina, cara anatrrella,
Hansel e Gretel son fermi qua:
non c’è barchetta né passerella,
vupi tu portarli presto di la?”

Udite queste parole, l'anatrina si avvicinò nuotando e trasportò prima Gretel e poi Hänsel dall'altra parte del fiume. Dopo breve tempo ritrovarono la loro casa: il padre si rallegrò di cuore quando li rivide, poiché‚ non aveva più avuto un giorno di felicità da quando i suoi bambini non c'erano più. La madre invece era morta. Ora i bambini portarono ricchezze a sufficienza perché‚ non avessero più bisogno di procurarsi il necessario per vivere.
Adesso i bambini sono ricchi e liberi, si preparano, come tanti personaggi delle fiabe, a tornare a casa trasformati e portando un cambiamento, un’innovazione nel loro luogo di origine: la ricchezza. Il suo opposto, la sua mancanza, ovvero la povertà era stato il motivo del loro forzato allontanamento. 
I bambini giungono ad un fiume. Il fiume è un ostacolo ma, allo stesso tempo, è un mezzo per raggiungere un altro luogo, l’altra sponda. Secondo Bettelheim il passaggio dell’acqua rappresenta il passaggio ad un livello superiore per l’esistenza dei bambini; egli identifica questo passaggio con il battesimo che sancisce un nuovo inizio. Abbiamo già incontrato, in questa fiaba, la presenza dell’acqua, era nelle lacrime di Gretel, un fiume di lacrime. Lacrime che hanno spinto Hansel a tranquillizzarla, lacrime con cui ha invocato Dio, lacrime di terrore; lacrime che, come un racconto scorrono sulle sue guance a raccontarci le sue paure, la sua fame, la sua angoscia, con queste lacrime ha “lavato via” gli ostacoli e, con occhi più limpidi, ha proseguito il suo cammino, fino a dover oltrepassare il fiume.
Anche il questo caso la fiaba vede protagonista il femminile: l’acqua rappresenta il femminile, l’anitra è femminile e sarà Gretel (femmina) a chiamarla, cantando. Gretel adesso è dominante rispetto ad Hansel, non piange, non implora, non prega ma chiama l’anitra con decisione e questa le ubbidisce. Gretel sale per prima e oltrepassa il fiume, cosa che farà in seguito Hansel, così ognuno di loro toccherà la “nuova” terra, la loro nuova vita da soli, sancendo in questo modo la loro evoluzione di due distinti individui.
L’anitra bianca, sarà il ponte simbolico (“non vedo l’ombra di un ponte” dice Hansel) che condurrà i bambini all’altra sponda del fiume, come due giovani esploratori sbarcheranno nel mondo sconosciuto, dove loro stessi arrivano cambiati, sono maturati e pronti per vivere la loro vita rinata. Quando poseranno il piede sulla nuova terra, il viaggio di trasformazione sarà concluso.
Secondo Diann Rusch-Feja (The Portrayal of the Maturation Process of Girl Figures in Selected Tales of the Brothers Grimm, 1995) l’anitra rappresenta un surrogato della madre tipico delle tradizioni della Germania che vedono nell’oca e nel cigno la rappresentazione della madre, per di più l’anitra fu aggiunta dai Grimm che del folklore della loro terra erano grandi studiosi.
In questa nuova vita la madre è morta e sarà il padre ad accogliere i due figli. E’ morta, chissà, forse di fame e stenti, quella fame che temeva e per cui ha voluto l’allontanamento dei figli; è morta proprio adesso che la fame è un incubo lontano poiché Hansel e Gretel ritornano alla casa del padre, portando ricchezza. Il padre viene così assolto dai Grimm, nonostante sia stato complice della madre.
Alcuni critici hanno ipotizzato che la morte della strega e della madre-matrigna siano avvenute nello stesso momento, anche se sembrerebbe una forzatura, voluta da chi ritiene che la strega sia l’altra faccia della madre.
Illustrazione di Jamsan


Consiglio il post "Sul dorso di un'oca" del blog La Fata Centenaria

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