domenica 4 ottobre 2015

Il Garofano (Grimm). I desideri nelle fiabe

Dianthus, fiore di Dio, è il nome greco del garofano e, in effetti, sia nella tradizione cristiana che mitologica troviamo un legame tra il garofano e la divinità. Nella tradizione cristiana si narra che ai piedi della croce, nei punti dove le lacrime della Madonna erano cadute, nacquero dei garofani bianchi. Lo stesso nome “chiodino” con cui veniva indicato il garofano, per i semi e i frutti che ricordano appunto dei piccoli chiodi, allude alla passione di Cristo sulla croce.
Nella mitologia greca troviamo il garofano legato al mito di Diana della quale si era innamorato un giovane pastore, ma avendo essa fatto voto della verginità, non cedette alle richieste del giovane il quale morì dalla disperazione; fu così che dalle lacrime che aveva versato nacquero tanti garofani bianchi.
Albrecht Dürer
Maria con il Garofano, (1516)
 
Nella tradizione nordica, invece, zona in cui è stata raccolta dai Grimm la fiaba Il Garofano, tale fiore è simbolo di matrimonio e promessa d’amore. La fiaba è, inoltre, caratterizzata dalla presenza di tanti desideri espressi e tutti puntualmente realizzati; così l’incipit:
Una regina non poteva mettere al mondo figli per volere di Nostro Signore. Ogni mattina si recava in giardino a pregare che Iddio le facesse dono di un figlio o di una figlia. Ed ecco, un angelo venne dal cielo e disse: -Rallegrati, avrai un figlio i cui desideri saranno realizzati: qualunque cosa al mondo egli voglia, l'avrà-. 
Nascerà un figlio il quale, nato da un forte desiderio, avrà il dono lui stesso di esaudire tutti desideri, egli potrà avere ciò che desidererà; per questo suo dono verrà rapito da un pastore che, crescendolo come fosse suo figlio, potrà, attraverso di lui, realizzare la propria fortuna.
Quando il figlio divenne adulto, temendo che desiderasse diventare come il proprio padre e scoprisse così l’inganno, il pastore decise di far uccidere il figlio da una giovane donna. Scoperto il volere di colui che aveva creduto essere il suo vero padre, il figlio desiderò trasformare il padre in un cane barbone e così fece.
-Vecchio ribaldo, perché‚ volevi uccidermi? Adesso pronuncerò la tua condanna: ti trasformerai in un cane barbone con una catena d'oro intorno al collo e mangerai carboni ardenti così che le fiamme ti divampino dalla gola-.
Come ebbe pronunciato queste parole, il vecchio si trasformò in un cane barbone con una catena d'oro intorno al collo, e i cuochi dovettero portargli dei carboni ardenti che egli divorò, sicché‚ le fiamme gli uscivano dalle fauci. […]
Infine disse alla fanciulla: -Voglio tornare in patria; se vieni con me penserò io a mantenerti-. -Ah- rispose ella -è così lontano! e poi che farei in un paese sconosciuto?- Così, poiché‚ non consentiva ad accompagnarlo, e tuttavia non volevano lasciarsi, egli desiderò che la fanciulla diventasse un bel garofano, e lo portò con se. Partì, e il cane barbone dovette seguirlo.

Il giovane, con il garofano in tasca e seguito dal cane barbone, giunse al palazzo del re e lì desiderò di incontrare sua madre che era stata rinchiusa in una torre accusata di aver ucciso il figlio. Trasformatosi in colomba salì fino alla finestra della torre e promise all’anziana madre che l’avrebbe presto liberata.
Leonardo da Vinci
Madonna con il garofano, (1478-1480)
 
Durante il banchetto, offerto dal re per il suo ospite, il giovane rivelò la vera identità del cane, trasformandolo di nuovo nel cuoco che lo aveva rapito ancora in fasce, dopodiché chiese al padre ritrovato se desiderasse conoscere anche la sua futura sposa:
-Padre mio, volete vedere anche la fanciulla che mi ha educato amorevolmente, e che doveva uccidermi, ma non l'ha fatto?-.
Il re rispose: -Sì, la vedrò volentieri-.
Il figlio disse: -Mio nobile padre, ve la mostrerò sotto forma di un bel fiore-.
Tirò fuori di tasca il garofano, e lo mise sulla tavola regale, bello come il re non ne aveva mai visti. Poi il figlio disse: -Ora voglio mostrarvela nel suo vero aspetto-.
Desiderò che ridiventasse una fanciulla, ed eccola comparire tanto bella, che più bella nessun pittore avrebbe potuto dipingerla. Il re inviò allora due cameriere e due servi alla torre, perché‚ andassero a prendere la regina e la conducessero alla tavola regale. Ma quando vi giunse la regina non toccò cibo e disse: -Iddio clemente e misericordioso, che mi ha mantenuta in vita nella torre, mi libererà presto-. Visse ancora tre giorni, poi morì serenamente. […] Il vecchio re fece squartare il cuoco, ma anch'egli non sopravvisse a lungo per il dolore. Il figlio invece sposò la bella fanciulla che aveva portato in tasca sotto forma di fiore; e se vivono ancora lo sa Iddio.
La trasformazione della fanciulla in garofano avviene attraverso il desiderio, uno dei tanti desideri della fiaba: è il desiderio della Regina che le farà concepire un figlio; è il desiderio che trasforma il pastore in un cane barbone; è il desiderio fa ritrovare la madre al figlio…senza dilungarmi troppo nella “lista dei desideri” è indubbio che Il Garofano sia una delle fiabe dove il desiderio muove gli eventi, dall’inizio alla fine. (qui la trama completa).
Gli stessi Grimm riconoscono un ruolo fondamentale al desiderio nella fiaba, tanto che ne Il principe ranocchio o Enrico di ferro sostituiscono il “c’era una volta…” con “Nei tempi antichi, quando desiderare serviva ancora a qualcosa, ”. Il desiderio, nella fiaba in generale, ha una forza dirompente, muove prodigi ed eventi, realizza sogni, trasforma la realtà.
“la fiaba narra di un itinerario del desiderio che muove senza dubbio da una mancanza, prosegue con l’assegnazione di un compito e la partenza dell’eroe verso terre lontane, termina con la gratificazione del desiderio attraverso l’aiuto magico di entità esterne o il ricorso all’arguzia”(Stefano Calabrese, Fiaba, Firenze, La nuova Italia, 1997). 
Dal desiderio, quindi, scaturisce il viaggio di ricerca e di realizzazione del desiderio, alla ricerca dell’oggetto o della realizzazione dello scopo desiderato.
Il desiderio fiabesco lo ritroviamo spesso come rivalsa dalle ingiustizie (un rapimento e una ingiusta condanna, come ne Il Garofano) o di risalita (da una condizione di disagio in cui il protagonista si trova contro la sua volontà). 
Secondo Freud in Totem e Tabù: “I motivi che spingono a esercitare la magia sono facilmente riconoscibili: sono i desideri dell’uomo…l’uomo primitivo ha una straordinaria fiducia nel potere dei propri desideri. In fondo tutto ciò che egli realizza per via magica deve accadere soltanto perché egli lo vuole”.
Il desiderio riveste l’Uomo nella sua totalità, riportandolo a contatto con la “sua” magia, lo confermano la fiaba, l’antropologia e la psicoanalisi; è tramite il desiderio che l’umanità trova la spinta per realizzare il suo miglioramento. Da uno stato di umiltà, alla quale è stato spesso nel Medioevo associato il garofano, ad uno stato di elevazione e manifestazione, come il garofano della fiaba che si rivela nell’amore e nella promessa d’amore, trasformandosi nella giovane fanciulla.

2 commenti:

  1. Anche questa volta, mi hai incantato *__*
    La Cenerentola disneyana canta i sogni son desideri di felicità e in effetti aspira a cambiare la condizione misera nella quale si trova per un'ingiustizia. E poi interviene la magia della fata madrina...

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    1. "I sogni son desideri..." è stato il leitmotiv di questo post, l'ho canticchiato mentre scrivevo :) Grazie spero di non scioglierti mai dall'incanto ;)

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