Il Gatto con gli Stivali e Mercurio il messaggero

Illustrazione di Walter Crane
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Galleria delle Fiabe
La fiaba "Il Gatto con gli stivali" narra la storia di un’ eredità lasciata da un mugnaio ai suoi tre figli: il vecchio mulino al primogenito, al secondo un asino e al più giovane un gatto, dando a ciascuno la possibilità di vivere con questi mezzi. Il più giovane è dispiaciuto per la sua parte di eredità, ma il gatto della fiaba è un animale astuto e, ovviamente, dato che siamo in una fiaba, dotato di parola. Con astuzie ed inganni il gatto capovolgerà la vita del suo nuovo proprietario, fino a fargli sposare la figlia del re. Il gatto è la personificazione del senso di realizzazione, la vittoria. Saputo dell’eredità, così reagisce il figlio più giovane:"I miei fratelli [… ]potranno tirarsi avanti onestamente, menando vita in comune: ma quanto a me, quando avrò mangiato il mio gatto, e fattomi un manicotto della sua pelle, bisognerà che mi rassegni a morir di fame." Il gatto, che sentiva questi discorsi, e faceva finta di non darsene per inteso, gli disse con viso serio e tranquillo: "Non vi date alla disperazione, padron mio! Voi non dovete far altro che trovarmi un sacco e farmi fare un paio di stivali per andare nel bosco; e dopo vi farò vedere che nella parte che vi è toccata, non siete stato trattato tanto male quanto forse credete". Da questo momento il gatto realizzerà la vita del suo padrone. Sarà l’artefice della sua fortuna senza che il proprietario debba fare niente ma solo ubbidire al gatto. 
La fiaba non ci dice quanto giovane fosse il ragazzo, ma sembra quasi che da parte del gatto con gli stivali ci sia una forma di adozione nei confronti del giovane, come se prendesse il posto del padre deceduto. Il padre ha lasciato il gatto al figlio o il figlio al gatto? Il gatto con gli stivali, nuovo padre, ribattezza il suo padrone, nominandolo Marchese di Carabà; gli dà quindi non soltanto un nome ma anche un titolo, elevandolo di grado e avvicinandolo così a ciò che diventerà: marito della figlia del Re. Il gatto con gli stivali è un fiabesco dio Mercurio (Hermes). Anche il nostro gatto ha i piedi “alati” muniti di stivali che lo fanno viaggiare velocemente e annunciare l’arrivo del suo padrone; così Mercurio, il messaggero degli dei, è munito di calzari alati. La velocità dei piedi è uguale alla velocità della mente astuta che entrambi hanno (Mercurio/Hermes è il dio protettore di chiunque mostri abilità e astuzia). 
Il gatto con gli stivali, persuade, gioca d’astuzia, incanta con la parola, forse chissà fa anche le fusa, fino a riuscire a raggirare l’orco simbolo di chi si limita a soddisfare i bisogni istintivi, e materiali e non vince con la mente. Il bagno in acqua (che il gatto ordina al suo padrone, chiedendogli di simulare un annegamento) oltre a ricordare il battesimo con cui il gatto cambia identità al ragazzo, come detto prima, ricorre anche nella mitologia romana legata a Mercurio. La festa legata al Dio Mercurio (15 maggio) prevedeva che i mercanti, a lui devoti, purificassero se stessi e le loro merci con l’acqua della fonte che scaturiva nei pressi della porta Capena. Anche il padrone del gatto con gli stivali esce dall’acqua pulito e purificato: non ha più i suoi vecchi abiti di povero figlio di mugnaio tanto che il Re ordinerà di fornirgli gli abiti più adatti al suo rango di marchese; e indossati gli abiti diventa a tutti gli effetti un marchese.