C'era una volta una povera vedova, che viveva in una modesta casetta con le sue due bambine. Le aveva chiamate Biancarosa e Rosella perché erano simili ai boccioli rossi e bianchi dei rosai che crescevano davanti a casa sua: esse erano buone, pie, laboriose e gentili.
La fiaba prosegue descrivendo il mondo idilliaco in cui vivono le due bambine: accolte ed amate dagli animali del bosco in cui possono trascorrere la notte da sole senza correre alcun rischio, amorevoli ed ubbidienti verso la mamma che aiutano in modo diligente nella conduzione della casa.
Una sera d' inverno bussa alla loro porta un orso congelato dal freddo che chiede alla mamma e alle due bambine di poterlo ospitare per la notte; accettano di accudirlo e così faranno per tutto l’inverno, fino a quando, con l’arrivo della primavera, l’orso se ne andrà, ringraziando e spiegando che:
"Sono costretto a stare nella foresta per custodire i miei tesori dai nani cattivi. Durante l'inverno, quando il gelo indurisce la terra, essi se ne devono stare rintanati nelle loro grotte e non possono uscire, ma ora che il sole ha riscaldato la terra e l'ha ammorbidita, i nani scavano lunghe gallerie e rubano tutto quello che trovano. Ciò che è passato nelle loro mani e che essi nascondono nelle loro grotte non si può riavere facilmente."
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Illustrazione di Alessandra Fusi |
Infranto l’incantesimo, sentiamo una voce:
"Sono il figlio di un re," disse, "ed ero stregato da quel nano cattivo che aveva rubato tutti i miei tesori, condannandomi ad errare in questa foresta sotto forma di orso finché la sua morte non mi avesse liberato. Ora ha finalmente ricevuto il castigo che si meritava." Così se ne tornarono alla casetta: Biancarosa sposò il bel principe e Rosella il fratello di lui, e si divisero l'immenso tesoro che il nano aveva raccolto.
L’orso è un animale legato ai passaggi delle stagioni, come infatti, lo è nella fiaba: al termine dell’inverno lascia la casa delle tre donne e torna nel bosco per difendere i tesori sotto terra che durante l’inverno sono custoditi dalla terra gelata. E’ la terra che durante l’inverno custodisce i germogli che in primavera spunteranno, donando nuova vita. Il legame tra orso e stagioni lo ritroviamo ancora oggi nelle feste popolari, in Italia, per esempio, viene ricordata e festeggiata la festa dell’orso il 2 febbraio, giorno della Candelora. Secondo un antico proverbio, proprio il giorno della Candelora, l’orso ha la possibilità di prevedere l’andamento del clima e la durata dell’inverno, sulla base di una “logica carnevalesca” ossia “rovesciata”: se in quel giorno il tempo è buono, l’orso “si costruisce” il “pagliaio” per difendersi dalle imminenti intemperie, se invece è cattivo, abbandona le preoccupazioni, perché sa che il clima sarà buono.
La fiaba si conclude con l'immagine dei rosai:
...i rosai che stavano davanti alla casetta furono trapiantati davanti al palazzo, e ogni anno diedero delle bellissime rose rosse e delle rose bianche ancora più belle...
l'orso ha ucciso il nano che saccheggiava i tesori della terra (i germogli) e la natura torna ad essere rigogliosa come in ogni primavera.
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